FOTOVOLTAICO
amore a prima vista grazie al Conto Energia
Le banche italiane, affascinate da opportunità economiche e vantaggi ambientali, si sono innamorate del fotovoltaico. Per l’Italia le potenzialità non mancano. Il presidente dell’Associazione nazionale dell’industria solare fotovoltaica Gianni Chianetta è ottimista:
“Con un’insolazione media annua di ben 1.250 ore, all’inizio di luglio gli impianti in esercizio erano 2.788 per una produzione totale di appena 24,4 megawatt. Nella piovigginosa Germania, invece, dove le ore di esposizione solare annuale sono 700, nel 2005 si registravano 1.430 megawatt installati. Insomma, l’Italia non può che migliorare“.
L’obiettivo del nostro Governo è varcare la soglia di 3mila megawatt nel 2016. È vero: il target è ambizioso. Ma realizzabile, perché inferiore alle nostre possibilità. E in questo senso, c’è stato un passo importante: il decreto del 19 febbraio scorso, che ha introdotto il cosiddetto “conto energia”, un incentivo statale per diffondere l’utilizzo degli impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica pulita. In pratica è un contratto ventennale tra cittadino e Stato: il cittadino che allestisce un impianto fotovoltaico può ricevere fino a 0,49 euro per ogni chilowatt di corrente elettrica prodotta. Così l’investimento si ammortizza in pochi anni.
Il signor Rossi non paga più la bolletta e ogni mese riceve un corrispettivo in denaro in base alla dimensione dell’impianto attivato. Per cui “conto energia” permette non solo di abbattere totalmente le spese energetiche,
ma di guadagnare ogni mese.
Sfiorando una resa economica annua netta del 5 per cento. Se il signor Rossi chiede un prestito in banca per pagare l’impianto non fa altro che girare la sovvenzione alla banca. E incassa comunque il 5% netto.
Il fotovoltaico entro il 2040 dovrebbe garantire il 24% dell’elettricità globale. Il suo mercato, oggi pari a 10 miliardi di
dollari, dovrebbe triplicare entro i prossimi cinque anni. Eppure, la corsa è minacciata da un grave problema: il caro-silicio. È il silicio infatti il materiale che, opportunamente trattato per ottenere un prodotto talmente puro da essere semiconduttore, converte l’energia della radiazione solare in energia elettrica. La trasformazione del silicio incide per circa il 90% sul costo delle celle (un modulo fotovoltaico è composto da 36 celle) e quasi la metà del materiale viene perduta nella fase di costruzione delle stesse. Un ulteriore spreco deriva da esigenze di resistenza meccanica: impongono che le sezioni di silicio utilizzate per le celle abbiano uno spessore di circa 330 micron, mentre per realizzare la funzione fotovoltaica basterebbe un pugno di micron (0,30).
Nonostante i notevoli passi avanti nell’uso più efficiente della materia prima attraverso il riciclo e la sperimentazione di tecnologie alternative - tra cui la conto energia cellula solare a film sottile polimerica (in plastica) - i produttori rischiano di finire in panne: si spende troppo.
Per esempio, Sharp, controllata dalla Mitsubishi Electric, che negli ultimi sette anni ha dominato sicura il mercato dei pannelli fotovoltaici in termini di volumi, ha fatto segnare un calo sui tassi di crescita a due cifre dovuti all’indecisione aziendale nel fronteggiare la crisi di approvvigionamento. Due le vie finora intraprese per ovviare al caro-silicio.
Primo, usare composti chimici chiamati polimeri. Assicurano costi stracciati e discreta efficienza. Sono grosse molecole sintetiche che dovrebbero garantire nel giro di qualche anno una produzione di massa a basso costo. La seconda soluzione che si profila, invece, è quella di cogliere le potenzialità di materiali ingegnerizzati, creati ad hoc in laboratorio per sfruttare al meglio lo spettro solare.
La gara d’idee per sviluppare una nuova tipologia di fotovoltaico a basso costo è partita: mano a mano che si andrà delineando una soluzione virtuosa, gli impianti si moltiplicheranno. Recentemente la società statunitense del gruppo Boeing, Spectrolab, ha annunciato la realizzazione di pannelli fotovoltaici con semiconduttori ingegnerizzati. L’efficienza?
Superiore del 40% a quella dei pannelli attualmente in commercio.
ETICHETTE associate (TAGS) : conto energia, ecologia, elettricità, energia, fotovoltaico, tecnologia
Damiano Beltrami 25 anni. Nato a Genova e cresciuto a Ovada, Alessandria. Sono laureato in Interpretariato e
Comunicazione (Inglese e Spagnolo) all’Università Iulm di Milano e specializzato in Linguistica
all’Università di Cambridge, Gran Bretagna. Ho vagabondato per tutta Europa in treno e per
l’India settentrionale in pullman. Dal settembre 2006 collaboro con il Sole 24 Ore redazione
Esteri, dove sono stato per sette mesi in stage. Nell’aprile 2007 ho ricevuto il premio Montanelli
(sezione giovani) per tre reportage su Milano. Amo scrivere racconti, giocare a calcio-balilla e
prendere il tè con il latte. Colleziono macchine per scrivere affascinanti.
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