LOVINS,
L’ECO-PRAGMATICO CHE CAMBIA IL PIANETA
|
|
| L. Hunter Lovins è fondatore del Rocky Mountain Institute, celebre organismo indipendente di ricerca sui temi della politica delle risorse, consulente di decine di aziende oltre che “incubatrice” di iniziative imprendi toriali innovative e tecnologicamente avanzate. Le proposte nel campo dell’efficienza delle risorse messe a punto dai ricercatori del RMI hanno ricevuto diversi riconoscimenti a livello mondiale. Tra i molti titoli pubblicati ricordiamo: Fattore 4. Come ridurre l’impatto ambientale moltiplicando per quattro l’efficienza (con Ernst von Weizsäcker) e Green Development: Integrating Ecology and Real Estate. |
Scorrazza a bordo di una Honda Insight ibrida da 36 chilometri al litro. La targa è personalizzata: “I-GO-ECO”, “Io viaggio ecologico”. Radi capelli appiccicati in testa, occhiali tondi e mustacchi, assomiglia in modo imbarazzante al Professor Tournesol dei fumetti di Tintin e vagamente ad Albert Einstein. Parla chiaro e, con nonchalance, punteggia dati e previsioni con massime di Marshall McLuhan, Raymond Williams o Confucio.
AMORY LOVINS, MR. VERDE COME LO HA SOPRANNOMINATO IL NEW YORKER, VIVE A OLD SNOWMASS, COLORADO, IN UNA CASA DI MILLE METRI QUADRATI CHE È PURE UFFICIO E “BIO-RIFUGIO”.
Nella doccia scroscia acqua riscaldata dal sole. La lavatrice è eco-efficiente. Per asciugare i panni c’è un marchingegno di tubi galvanici e corde di nailon arroventati da un’ingombrante lampada a stelo. Le mura sono in pietra, il tetto è piatto e foderato di pannelli solari che seguono docilmente l’orientamento del sole. Le doppie finestre separate da gas cripto e ricoperte da una pellicola in poliestere che lascia filtrare la luce, ma trattiene le radiazioni termiche. L’edificio è una vetrina d’efficienza. Costruito su un pendio a oltre duemila metri di altitudine, dove d’inverno si scende anche sotto i dieci gradi per lunghi periodi, viene riscaldato con quattro soldi. La bolletta mensile di casa Lovins è di cinque dollari. Niente bruciatore, solo pannelli solari e stufe a legna. E incluso nel prezzo, il genio mantiene anche la sua serra abbastanza calda da coltivare ananas, banane e avocado. Come le piante tropicali, anche le idee di Lovins hanno fruttato. Ma ci è voluto tempo.
Quando nel 1970, concluso brillantemente il master al Merton College dell’Università di Oxford, propone un dottorato di ricerca sul tema energetico, il direttore del dipartimento lo guarda con occhi straniti e bercia: “Non c’è alcun relatore che ti possa seguire in un campo del genere. Amory, perché non scegli un argomento serio?” Solo tre anni dopo, però, sopraggiunge la crisi petrolifera, e nell’ottobre del 1976 Lovins pubblica un fondamentale articolo sulla rivista Foreign Affairs incentrato sull’efficienza energetica, rotta ignorata fino a quel momento. Se prima ci si chiedeva dove si può ricavare ulteriore energia, Lovins ha cominciato a chiedersi per quali motivi vogliamo l’energia. Nel saggio ha argomentato che la gente non aspira a blocchi di carbone o barili di greggio. Desidera docce calde, birra fredda, illuminazione. Lovins si è semplicemente domandato quanta energia serva per soddisfare questi bisogni e quali siano le soluzioni più economiche.
OGGI IL SUO CENTRO DI CONSULENZA AMBIENTALE FONDATO NEL 1982, IL ROCKY MOUNTAIN INSTITUTE (RMI), È UNO DEI PIÙ ACCREDITATI E INFLUENTI AL MONDO: ANNOVERA CLIENTI CHE VANNO DALLA WAL-MART AL PENTAGONO, DALLA COCA COLA AL GOVERNO ITALIANO, DALLA MITSUBISHI ALLA MONSANTO, PASSANDO PER LE NAZIONI UNITE E LO STATO DELLE HAWAII.
Lui, 60 anni, due volte eletto dal settimanale Time eroe del Pianeta, ha scritto in media un libro sull’ambiente ogni due anni (29 volumi), ha ricevuto diciannove capi di Stato in cerca di soluzioni e ha semplificato la vita a uno stuolo di capitani d’industria e leader politici. Nonostante questo, per molti, alcune sue idee sono solo futuristiche. Troppo belle per essere vere. Per esempio quando sostiene nel suo studio finanziato dal Pentagono Winning the oilend game (Vincendo la partita del fine greggio) che gli Stati Uniti possono agevolmente smettere di importare petrolio entro il 2040. E smettere completamente di usarlo nel 2050. Siglando un affare addirittura conveniente. Il concetto è lo stesso che vale per la casa: non serve un impianto di riscaldamento, è meglio non averlo. Costa di più installarlo che investire in materiali isolanti e pannelli solari. Un investimento ammortizzato in appena dieci mesi. Secondo i calcoli di Lovins, il 70 per cento del consumo di petrolio negli Stati Uniti è dovuto ai trasporti (il resto principalmente al riscaldamento industriale e domestico). Passando ad auto ultra-leggere in carbonio - sfida da lui lanciata quindici anni fa con l’invenzione dell’Hypercar e mai raccolta dalle aziende automobilistiche - si risparmierebbe la metà del greggio. Un altro 20 per cento può essere facilmente sostituito con l’uso di bio-carburanti. Il restante 30 per cento da gas naturali. Alla luce di tesi come queste, alcuni lo dipingono come un guru eco-ottimista. È vero: benché sia stato uno dei primi a porre il problema energetico quando non era di moda, Lovins non è un eco-catastrofista. È convinto che l’ambiente sia un malato grave, ma non serio. E che le medicine ci siano, siano efficaci e perfino redditizie. Ma l’etichetta di eco-ottimista, lungi dal compiacerlo, lo irrita: “Altro che ottimismo, altro che pessimismo” scuote la testa quando qualche cronista gli affibbia l’appellativo “sono due facce della stessa medaglia: vuol dire guardare al futuro in termini fatalistici, invece di impegnarci a costruire il mondo che vogliamo”. Lovins semmai è un eco-pragmatico. Un tipo che, a differenza di certi eco-parolai nostrani, fa poco rumore e si rimbocca le maniche. Il suo motto la dice lunga: “Non creare problemi, crea soluzioni”.
ETICHETTE associate (TAGS) : ambiente, biocarburanti, bioedilizia, ecopersonaggi, fotovoltaico
Damiano Beltrami 25 anni. Nato a Genova e cresciuto a Ovada, Alessandria. Sono laureato in Interpretariato e
Comunicazione (Inglese e Spagnolo) all’Università Iulm di Milano e specializzato in Linguistica
all’Università di Cambridge, Gran Bretagna. Ho vagabondato per tutta Europa in treno e per
l’India settentrionale in pullman. Dal settembre 2006 collaboro con il Sole 24 Ore redazione
Esteri, dove sono stato per sette mesi in stage. Nell’aprile 2007 ho ricevuto il premio Montanelli
(sezione giovani) per tre reportage su Milano. Amo scrivere racconti, giocare a calcio-balilla e
prendere il tè con il latte. Colleziono macchine per scrivere affascinanti.
Manda una Email alla redazione | Leggi tutti gli articoli di Damiano Beltrami














