VERSO IL SUMMIT G8 - comunicato WWF
SU CLIMA INGHILTERRA, FRANCIA E GERMANIA SUL PODIO, ITALIA ‘FERMA’ IN QUARTA POSIZIONE

Studio del WWF e Allianz detta le ‘pagelle’ dei paesi del G8, tutti ancora troppo lenti nella corsa contro i cambiamenti climatici
I paesi del G8 non stanno facendo abbastanza nella lotta contro i cambiamenti climatici: è questo il risultato del rapporto G8 Climate Scorecards diffuso oggi al livello mondiale dal WWF e da Allianz in vista del G8 che si terrà a Hokkaido, Giappone, dal 7 al 9 luglio. Il rapporto, giunto alla seconda edizione, è una sorta di barometro sulle politiche di riduzione delle emissioni dei ‘grandi’ della terra classificati secondo nove parametri, come il trend delle emissioni di gas serra dal 1990 a oggi, i progressi fatti per rispettare il protocollo di Kyoto, l’efficienza energetica, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili e lo sviluppo del mercato del carbonio.
Nessuno dei paesi industrializzati sta facendo abbastanza per sviluppare nuove e ambiziose politiche sul clima e ancora scarso il loro impegno nel guidare il mondo verso un’economia a basse emissioni di gas serra che faccia ampio uso di fonti di energia rinnovabili. Questo rapporto è indirizzato ai leader politici che parteciperanno al G8 ai quali, alla luce dell’analisi condotta, si chiede con forza di porsi obiettivi di lungo termine per la riduzione delle emissioni: almeno l’80% entro il 2050 e almeno il 30% entro il 2020.
La fotografia fatta da WWF e Allianz mostra come a livello mondiale il blocco dei paesi dell’Unione Europea - con al primo posto la Gran Bretagna, seguita da Francia e Germania e solo quarta l’Italia - esprima le politiche più virtuose per la salvaguardia del clima. Essere l’avanguardia mondiale nell’implementazione e la continuazione del Protocollo di Kyoto ha di fatto permesso al blocco comunitario di arrestare la crescita delle emissioni climalteranti. Tuttavia tutti questi paesi sono solo a metà della strada che ancora c’è da percorrere.
All’interno dell’Europa si nascondono diverse realtà. Gran Bretagna, Francia e Germania mostrano gli indicatori migliori ma nessuna di loro è stata in grado di prendere le distanze dalla tentazione del carbone, il nemico numero uno del clima. Ancora deboli le politiche per l’efficienza energetica, e di questo ne soffre tutta l’Europa, e soprattutto per quanto riguarda la Germania ancora troppo forti gli interessi industriali nel condizionare, al peggio, l’efficacia della direttiva sull’Emission Trading, In particolare il settore automobilistico è attualmente difeso politicamente dalle pressioni dell’opinione pubblica europea per la riduzione delle emissioni di carbonio. La reticenza ad abbandonare il carbone e il ruolo poco chiaro sulla revisione della direttiva europea fanno perdere due posizioni alla Germania nella classifica dei paesi G8. L’Italia per il secondo anno è ferma in quarta posizione, avvantaggiata soprattutto dal fatto di essere nel contesto europeo.
“La situazione in cui si muove oggi il negoziato internazionale mostra un quadro di conoscenze sulla situazione climatica peggiore di quello che emerge dall’ultimo rapporto IPCC, il che richiederebbe un leadership politica ed una presa di coscienza senza precedenti - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - Guardiamo, ad esempio, cosa sta succedendo in Artico, area nella quale il cambiamento climatico può causare un ‘punto critico’, vale a dire, un punto del non ritorno dove sarà difficile ripristinare la situazione originaria. Le analisi sull’andamento del ghiaccio marino estivo presente nell’Artico mostrano che nel 2007 questo ha raggiunto la più bassa estensione mai registrata di 4.3 milioni di kmq, il 39% in meno rispetto ai dati da satellite del periodo 1979-2000 e dell’intero 20° secolo. Inoltre, recenti ricerche pubblicate su Nature, che consentono di risalire a fino a 800.000 anni fa nell’analisi delle concentrazioni di biossido di carbonio, confermano che il loro valore non è mai stato superiore a 280 ppm (parti per milione) in tutto questo lungo periodo di tempo, mentre oggi è di 385 ppm con un aumento vertiginoso negli ultimi decenni. La necessità di mantenere una composizione chimica dell’atmosfera al di sotto delle 350 ppm è segnalata dagli scienziati più autorevoli, tra cui il climatologo Jim Hansen, un livello già oggi drammaticamente superato e che ci impone una riduzione significativa delle emissioni di gas serra. Ad oggi gli impegni dell’Unione Europea, i più coraggiosi sin qui intrapresi nello scenario internazionale , vedono una riduzione del 20% entro il 2020, o del 30% se questo target sarà inserito nella trattativa negoziale del ‘Kyoto plus’. Tentativi che mirano a mantenere la temperatura media della superfici terrestre entro i 2°C rispetto alla temperatura pre- industriale. Il mondo ora è a un bivio: prendere la strada dell’azione incisiva contro i cambiamenti climatici si tradurrà in un successo per l’economia. La presidenza giapponese del G8 deve far proseguire i negoziati e raggiungere un accordo su un tema così importante. Non sono tollerabili un nulla di fatto o un accordo debole”.
“Il mondo deve puntare a diventare nell’arco di meno di mezzo secolo a zero carbonio: se le economie più forti del pianeta non imprimono una svolta in questo senso oggi, questo obiettivo obbligato costerà molto di più in futuro. Oggi siamo ancora in tempo per evitare il cambiamento del clima più pericoloso e, anche, per trarne enormi vantaggi sul piano economico e della qualità della vita” - sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile del Programma Clima del WWF Italia - Le incentivazioni per l’efficienza energetica e la promozione delle rinnovabili sono strumenti di nicchia e non sono inserite in un quadro complessivo per raggiungere obbiettivi di riduzione delle emissioni”.
Per ‘meritare’ il qua rto posto l’Italia, secondo il WWF, ha di fatto aumentato le emissioni del 12% rispetto al 1990 a confronto coi propri impegni di riduzione del 6,5%. Debole la sua posizione nella definizione delle politiche a livello internazionale, anzi la sua passività si trasforma volentieri in ostacolo. Incapace di esprimere una politica energetica in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni, spesso e volentieri è di fatto influenzata da lobby poco interessate alla salvaguardia del clima. La Campagna GenerAzione Clima del WWF mira ad ottenere per il nostro paese un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020 in Italia come nel resto d’Europa. L’obiettivo, promosso a livello internazionale dal WWF, concorrerebbe alla salvaguardia del 20- 30% delle specie che sono a rischio di estinzione a causa del cambiamento climatico e alla riduzione degli impatti sull’uomo.
“Nell’assegnazione dei permessi di emissione lo sforzo maggiore è stato quello di scaricare al massimo i costi sui consumatori, senza responsabilizzare i settori inquinanti e senza incidere in termini ambientali - aggiunge Midulla - L’Italia non ha una politica strategica sull’energia né una politica strategica per il clima e, senza dare una risposta a queste due priorità, non ha senso rispolverare tecnologie insostenibili ed insignificanti - il nucleare- nella strategia globale di riduzione delle emissioni climalteranti. Inoltre, proporre nel 2008 un ritorno al nucleare senza avere prima messo sul tavolo una strategia complessiva, con strumenti ed obiettivi di lungo periodo su come risolvere i problemi energetici ed ambientali di oggi è solo un modo per posticipare le risposte. Di questo passo all’Italia non basterà più essere in Europa per mantenere la posizione intermedia nella classifica G8″.
I paesi del G8 non europei occupano gli ultimi posti della classifica.
Il Giappone sta addirittura aumentando le proprie emissioni. Il governo deve ancora annunciare un qualunque obiettivo di riduzione. Il posizionamento, relativamente buono, è dovuto al fatto che il Giappone sostiene una gran quantità di progetti nei paesi in via di sviluppo promossi dal Clean Development Mechanism delle Nazioni Unite. Ciononostante, il paese è in deficit nel mercato delle emissioni di anidride carbonica.
Ancor peggio la Russia che, durante gli ultimi otto anni, ha perso il vantaggio delle basse emissioni. La Russia ha studiato poche misure di contrasto a questo trend, ma nessuna di esse è stata messa in pratica. L’annuncio fatto recentemente dal primo ministro Vladimir Putin di migliorare rapidamente l’efficienza energetica potrebbe influenzare positivamente il posizionamento nel prossimo rapporto.
Canada e USA sono la maglia nera delle politiche per il clima. Ci si aspettava un risultato negativo, tuttavia ci sono buone speranze per il futuro; una legislazione sulle emissioni di carbonio è imminente e l’economia statunitense si sta preparando per questo nuovo mercato. In entrambi i paesi le amministrazioni federali hanno ostacolato soluzioni amiche del clima, ma in controtendenza ci sono le amministrazioni di alcuni Stati che invece hanno proposto e attuato soluzioni interessanti che potranno influenzare l’azione dei governi federali.
Il rapporto ha anche analizzato le performances dei paesi delle cinque economie emergenti (Brasile, Sudafrica, Cina, India e Messico) che saranno presenti al G8. I parametri non sono gli stessi usati per analizzare le economie industrializzate e per questo non possono essere confrontate. Un raffronto tra loro, però, evidenzia come ci siano grandi differenze in termini di sviluppo, mix energetico ed emissioni. In linea di massima le cinque economie emergenti mostrano dei livelli di emissione pro-capite sensibilmente inferiori ai paesi industrializzati, tuttavia desta preoccupazione la crescita delle emissioni in termini assoluti. Anche nei paesi in via di sviluppo si stanno attuando politiche di promozione delle energie rinnovabili con particolare riferimento a Cina e Brasile. Quando si tratta di biocombustibili tuttavia è ancora debole la garanzia di conservazione delle foreste. Come per i paesi G8, la vera minaccia è il continuo ricorso al carbone come fonte fossile, in particolare nella generazione elettrica. La domanda chiave è come i paesi industrializzati assisteranno questi cinque Paesi per guidarli verso un’economia a basse emissioni. Nel rispondere a questa domanda due conclusioni sono inequivocabili: se i paesi industrializzati persevereranno nell’impiego del carbone come emerge dalle tentazioni di Italia, Germania e Stati Uniti, sarà difficile chiederne un minore impiego ai paesi in via di sviluppo. Al pari lo sviluppo dell’energia nucleare non rappresenta una soluzione esportabile nel resto del mondo per le difficoltà di approvvigionamento, dei costi di generazione, per la sicurezza internazionale.
PER INFORMAZIONI SITO WWF: http://generazioneclima.wwf.it/
scritto da Redazione • il 4 Lug, 2008 • Categoria: News
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