JEANS ECO-FRIENDLY: QUANDO LA MODA DA’ IL BUON ESEMPIO
LIFEGATE ECOJEANS
SEMPRE PIÙ AZIENDE DEL SETTORE MODA SI LANCIANO NELLA PRODUZIONE DI COTONE ORGANICO
La coltivazione della pianta di cotone per ricavarne la fibra e quindi il tessuto ha origini antichissime. Le testimonianze più remote risalgono a diversi millenni avanti Cristo e sono state rinvenute in Medio Oriente, Messico e Sud America. Attorno alle sue piantagioni sono fiorite molte culture, le quali ne hanno fatto il primo bene di commercio e sostentamento.
Oggi la classifica dei produttori mondiali di cotone vede al primo posto la Cina, a seguire India e Stati Uniti. La Cina, è anche il più rilevante importatore, non è infatti in grado di soddisfare la domanda interna.
In un’ottica di sostenibilità ambientale (e di diritti umani), è dunque comprensibile che le istituzioni preposte a salvaguardare non solo la natura, ma anche la salute delle persone, tendano a concentrare l’attenzione sulle piantagioni di cotone.
a fianco Collezione Del Forte DENIM PRIMAVERA/ESTATE 2008
Le statistiche riportano che i pesticidi usati in un anno solo per questo tipo di coltivazioni ammontano al 25% del totale; cinque dei nove utilizzati figurano nella classifica dell’U.S. Environmental Protection Agency (EPA) in quanto altamente cancerogeni.
Oltre a essere pericolosi per gli stessi agricoltori che lavorano nei campi, possono contaminare le falde acquifere ed entrare nella catena alimentare (i semi della pianta di cotone, ad esempio, sono usati per produrre olio) coinvolgendo persone e animali in larga scala. Negli anni ‘90 il problema è peggiorato, a fronte anche di un crescente consumismo. Nel 1992, in California, si è tenuta la prima conferenza mondiale sul cotone organico: al convegno hanno preso parte i rappresentanti di tutta la filiera, dagli agricoltori, ai produttori tessili, alle aziende di abbigliamento.
Affinché il cotone sia identificato come “organico” devono sussistere due condizioni fondamentali: il campo in cui viene coltivato deve essere esente da pesticidi e fertilizzanti da almeno tre anni e le colture devono avvenire per rotazione, in modo da preservare la fertilità del terreno.
Nella produzione di cotone organico si è molto attenti a inutili sprechi d’acqua e molte aziende tessili condividono con i fornitori un codice di condotta per garantire anche i diritti dei lavoratori.
a fianco REPLAY ORGANIC
JEANS
Il cotone è la fibra con cui è prodotto il denim, il tessuto dei jeans. Proprio le aziende produttrici del “mitico” pantalone da lavoro per eccellenza (questa era la sua funzione in origine, nel 1850) hanno deciso di assumere un atteggiamento etico e sostenibile. Nel mondo della moda il jeans oltre a utilizzare il cotone come materia prima, è uno dei tessuti che subisce più trattamenti per ottenere vari risultati estetici finali, come i frequenti lavaggi e colorazioni con agenti chimici per ottenere l’effetto “usato”.
Alcune aziende del settore hanno deciso di dedicarsi allo sviluppo di un prodotto dalle stesse caratteristiche e con un prezzo di mercato concorrenziale (infatti, l’utilizzo del cotone organico fa lievitare i costi al consumatore finale). Unico colorante utilizzato è stato l’indaco, di origine vegetale, e per lavare il capo sono usate solo pietre abrasive naturali. Negli Stati Uniti, Tierra Del Forte è stata una delle prime imprese a sviluppare una collezione di jeans totalmente eco-sostenibile.
Il brand Del Forte Denim è stato fondato nel 1999 in collaborazione con The Sustainable Cotton Project, un’organizzazione che fin dal 1994 promuove la valorizzazione del cotone organico certificato coinvolgendo i coltivatori, le industrie manifatturiere e i consumatori finali. Ma l’impegno dell’azienda va oltre: infatti, con il progetto Rejeaneration Denim è possibile restituire il proprio paio di jeans usati affinché vengano riciclati per produrne altri di “seconda generazione”. Loomstate è un’altro marchio nato nel 2004 per volere di Rogan Gregory e Scott Hahn: oltre ai jeans propongono un’ampia collezione di abiti in cotone organico certificato proveniente da Turchia, India, Perù e Africa. I capi vengono disegnati nello studio di New York e i due stilisti controllano direttamente tutto il processo di lavorazione, facendo attenzione che siano rispettati metodi di produzione “responsabili”.
a fianco Nudie Jeans CO.
e Linea donna Levi’s Eco.
Dalla Svezia Nudie Jeans promuove l’uso di capi “al naturale”, ovvero colorati con l’indaco, ma non pre-lavati. In questo modo ogni pantalone, con il tempo, assume sfumature e si consuma in modo differente e personalizzato. La percezione di marca è il perno attorno a cui ruota la filosofia di queste aziende. Il consumatore non vuole solo un prodotto di qualità e di prezzo ragionevole, ma vuole essere anche sicuro di ciò che sta dietro alla produzione di quel capo: rispetto per l’ambiente e per i lavoratori.
Destinati a una clientela più “facoltosa” sono invece i jeans prodotti dal marchio londinese Sharkah Chakra: oltre ai normali pantaloni blu, quest’anno ha lanciato i primi jeans bianchi realizzati senza candeggio. Per produrli ci vogliono più di 250 giorni, in quanto la sbiancatura è ottenuta naturalmente utilizzando l’energia del sole. Il 2006 è l’anno in cui anche un’altra azienda di fama mondiale, la Levi’s, ha deciso di introdurre nelle sue collezioni una linea eco-compatibile.
I modelli sono contraddistinti da un’etichetta bianca con la scritta verde e utilizzano cotone organico al 100%, cui sono aggiunti bottoni in cocco e cerniere in metallo non galvanizzato. Sostanze naturali, come l’indaco, l’amido di patata, il fiore di mimosa e il sapone di Marsiglia, sono usati per finire i capi. In Italia, Replay propone la collezione Organic Blue Jeans, mentre Lifegate, l’organizzazione nata per diffondere coscienza ecologica e pro muovere uno stile di vita eco-sostenibile ed equo-solidale, esce con la nuova linea ecoJeans.
Questi modelli, oltre a usare cotone organico europeo ed essere prodotti in Italia, sono a energia rinnovabile e l’anidride carbonica emessa per la loro produzione è compensata con la riqualificazione di nuove foreste.
LA STORIA DEI JEANS |
| Il jeans è nato nel 1847 negli Stati Uniti. Il suo ideatore fu Levi Strauss, un giovane commerciante emigrato dalla Baviera. La parola jeans deriva dal francese genes che significa Genoa, in riferimento alla tela con cui erano fatti i pantaloni indossati dai marinai al tempo di Colombo. Alla fine dell’800, il termine jeans diventò sinonimo di pantalone. |
Se dunque molte aziende si sono mosse verso un atteggiamento etico, utilizzando materiali poco o per nulla trattati chimicamente fin dall’origine, molte sono ancora quelle che negano l’evidenza di un cambio di rotta. Come sempre, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica affinché acquisti, è il punto di partenza per aumentare la produzione di oggetti sostenibili e non geneticamente modificati.
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Laura Molteni si laurea al Politecnico di Milano, Facoltà di Disegno Industriale, con una tesi sul Museo del Design. Durante l'università si appassiona alla cultura del progetto e comprende che è più portata ad osservare il lavoro degli altri piuttosto che diventare lei stessa designer. Inizia a lavorare organizzando eventi ed esposizioni legate all'arte e al design. Nel 2005 collabora con la rivista Abitare per la realizzazione di una mostra sul food design. L'anno successivo lavora a Chicas, un programma di moda e lifestyle in onda su Fox Life Italia. Alla fine del 2006 approda in una redazione di mensili di arredamento e architettura d'interni. La sua ambizione è quella di scoprire e promuovere nuovi talenti che progettano apportando innovazione. Animata da inesauribile curiosità, ama viaggiare, mischiarsi tra la gente e "non può stare troppo tempo senza vedere il mare".
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bellissimo articolo ! finalmente si parla dell’abbigliamento eco-friendly anche in maniera acattivante. noi siamo a firenze e creiamo moda biologica per una donna sensibile e rispettosa della natura con colori vegetali . anche la collezione sposa è ethical-chic. ciao