RITORNO AL NUCLEARE: PANACEA DI TUTTI I MALI O OCCASIONE DI PROFITTI RECORD?
FOTO DEL DIBATTITO CON UMBERTO QUADRINO
CONTRO IL PREZZO DEL PETROLIO RISCHI E OPPORTUNITA DEL NUCLEARE PER SODDISFARE I BISOGNI ENERGETICI
Quando lo scorso 22 maggio il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha annunciato in grande stile il ritorno dell’Italia all’energia nucleare - con un piano che prevede “la posa della prima pietra di un gruppo di centrali di nuova generazione entro la fine della legislatura” - qualcuno, memore del referendum abrogativo del 1987, può aver reagito con un moto di sorpresa. Altri, no.
Della seconda categoria di persone fa senza dubbio parte Umberto Quadrino, amministratore delegato di Edison (secondo gruppo italiano del settore energetico), che, soltanto tre giorni prima, durante un incontro-dibattito organizzato dal dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano in occasione del lancio delle attività dell’Energy and Strategy group dell’ateneo milanese, ha tenuto una lunga relazione sullo “stato delle cose” dell’Energia italiana. Col senno di poi, l’intensa giaculatoria che Quadrino ha enunciato in favore del ritorno all’atomo appena 72 ore prima del coming out ministeriale, potrebbe anche non apparire una casuale coincidenza. Ma poco importa: è evidente che un serio piano di lungo periodo in un settore così sensibile non potrebbe, e anzi non dovrebbe, essere annunciato dal Governo in assenza di serie consultazioni con i principali player italiani. I quali infatti, Enel e Edison in testa, hanno immediatamente dato la più totale disponibilità al ministro ad agire perché i rispettivi e convergenti desiderata divengano al più presto realtà.
Quindi, nessuno scandalo per la “sospetta coincidenza”: si tratta dell’unico metodo possibile. Può invece legittimamente differire la valutazione nel merito. Quella sul nucleare è una questione antica: i rischi, le opportunità, i bisogni energetici, il prezzo del petrolio, il rispetto di un voto popolare che lo ha bandito. Sono tutti argomenti sostanziali: ciascuno ha la sua idea e, se lo crede giusto, se la può tenere stretta. Certo è che il 2008 non è il 1987. Ventuno anni fa global warming e climate change erano poco più di un losco argomento tra cattedratici catastrofisti; il barile di greggio veniva via con meno di 20 dollari e Chernobyl aveva appena deciso di terrorizzare le masse occidentali (chi più chi meno per la verità) con le sue radiazioni letali.
L’analisi di Quadrino - ben argomentata e, ovviamente, pro domo sua - muove proprio dal completo cambiamento dello scenario produttivo, e quindi energetico, mondiale. Qualunque sia la propria opinione sul nucleare, è indubbio che il globo sia mutato, e di molto, in questi 21 anni. Innanzitutto due cosiddetti Paesi in via di sviluppo di allora, come Cina e India, ora stanno crescendo. Sviluppo uguale consumo di energia. Secondo i dati del numero uno di Edison, la Cina diventerà il primo consumatore complessivo di energia nel 2030 (ma non pro-capite, categoria in cui gli Stati Uniti rimarranno in testa).
“Il prezzo del petrolio - è l’opinione di Quadrino - potrà tranquillamente sfondare i 200 dollari al barile. Questo perché a fronte dello smisurato aumento di domanda proveniente dai nuovi attori dell’economia globale, le risorse sono praticamente rimaste le stesse di due decenni fa”. Per analizzare gli esiti di questo mutamento, non è necessario consultare un Nobel per l’Economia: è la vecchia legge della domanda e dell’offerta.
In più, ad aumentare gli squilibri energetici, c’è la questione-gemella, per il momento completamente giocata all’interno del mondo occidentale, del cambiamento climatico e del riscaldamento globale. Secondo Quadrino, “il livello di anidride carbonica presente oggi nell’atmosfera terrestre è più del doppio rispetto ai massimi registrati negli ultimi 600mila anni”. Ridurre le emissioni di Co2 è diventato per fortuna un imperativo etico largamente diffuso in Occidente e, come ben sappiamo, anche un impegno inderogabile assunto, per esempio, davanti all’Unione Europea. Meno 20% di anidride carbonica (già riveduto al ribasso, meno 17%, per l’Italia) e una quota di 20% di Res (energie rinnovabili) sul totale dei consumi, sono l’obiettivo che i Paesi comunitari si sono dati per il 2020.
Per Quadrino, “l’Italia non ce la farà mai a rispettare nessuno dei due obiettivi: anche se implementassimo al massimo tutte le possibilità di produzione di energia rinnovabile, arriveremo al 7% dei consumi finali nel 2016: l’aumento considerevole di Res nei prossimi anni, con investimenti che dovranno aggirarsi necessariamente tra i 6 e gli 8 miliardi di euro all’anno, riuscirà a coprire soltanto l’aumento della domanda complessiva di energia. La percentuale di emissioni di Co2, quindi, rimarrà sostanzialmente invariata”. Uno scenario non molto edificante.
E quindi, ecco la soluzione: “soltanto con l’atomo, l’Italia sarà in grado di avvicinarsi al traguardo”. Ma attenzione: “se anche cominciassimo oggi a costruire la prima centrale, la prima di 7 o 8, essa sarebbe operativa non prima del 2019. Questo significa che l’Italia potrà soddisfare i parametri europei soltanto nel 2030, con dieci anni di ritardo”. Altri scenari sono, secondo Quadrino, semplicemente utopistici: “il gas europeo è in calo; in ogni caso saremo costretti a raddoppiarne le importazioni da qui al 2020: Russia, Caspio e Nordafrica saranno i nostri interlocutori, ma è necessario sbloccare nuovi mercati come Iran e Iraq. Non sarà affatto semplice”. Il tutto in attesa del “dolce ritorno” al nucleare: Panacea di tutti mali o ineguagliabile occasione di profitti-record?
scritto da Alessandro Giberti • il 8 Lug, 2008 • Categoria: Articoli
Alessandro Giberti
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