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BioEcoGeo

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24 dic 2009 | Ricerca ISPRA: anche sul divano respiriamo aria inquinata

divanoNeanche tra le mura di casa ci sentiamo al riparo dall’inquinamento. Il 20,4% degli italiani, più di un quinto dei soggetti intervistati, è poco o per niente sicuro per la propria salute e della qualità dell’aria in casa, mentre il 33,3% crede che il clima della propria abitazione possa essere inquinato. Per il 77,6% degli intervistati la principale fonte di avvelenamento dell’aria nelle proprie case è rappresentata dagli insetticidi, seguiti dal fumo di tabacco (77,5%), dalle vernici (38%) e dai prodotti per la pulizia (34%). È quanto emerge dalla “Indagine sulla percezione della qualità dell’aria negli ambienti confinati”. L’analisi è stata condotta in due municipi di Roma dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), in collaborazione con il dipartimento Rismes Statera dell’università La Sapienza, ed è stata presentata alla facoltà di Sociologia dello stesso ateneo romano.
La percezione del rischio da inquinamento indoor non cambia in relazione al sesso, dicono i ricercatori, ma all’occupazione e al livello culturale. Le casalinghe, i giovani e i più istruiti hanno una percezione medio/alta delle fonti interne dell’inquinamento domestico.
In relazione al fumo, invece, sono le donne ad avvertire di più il pericolo, anche su fumano in media meno degli uomini. La ricerca mette in luce anche interessanti spaccati sociali: le giovani donne (studentesse delle medie inferiori o superiori) e quelle di mezza età, nonché gli uomini di oltre 65 anni che si autocollocano politicamente a destra o centro-destra, non leggono articoli sull’ambiente e sono disposti a spendere un massimo di 50 euro al mese per ridurre l’inquinamento nelle proprie case. Al contrario, gli intervistati di età compresa tra i 30 e i 49 anni o tra i 50 e i 65 anni con un titolo di studio elevato (laurea breve o magistrale), e che si collocano politicamente a sinistra, s’informano sull’inquinamento e sono disposti a spendere anche più 200 euro al mese per combatterlo.

Tratto dal sito: http://www.e-gazette.it