50% italiani è attento all’ambiente, 60% anche alle aziende green

sondaggio italianiVirtuosi sì, ma non troppo. Con un’attenzione all’ambiente che si mantiene costante e registra una crescita tra i giovani. Questa la fotografia degli italiani che traspare dalla ricerca Sostenibilità e stili di vita emergenti, realizzata da Gpf per Sette: 2.500 interviste che hanno coinvolto un campione vario della popolazione di età compresa tra i 15 e i 74 anni. Obiettivo: individuare le abitudini adottate per ridurre l’impatto sull’ambiente.

Ma entriamo nel dettaglio dei dati. «La maggioranza degli italiani, il 50,9%, è sensibile ai temi legati alla sostenibilità, il 48,6% dice di comprare prodotti eco. C’è poi un 36,4% che si dichiara indifferente e un 12,7% che è quasi ostile all’argomento, quelli che abbiamo definito “deleganti”», illustra Monica Fabris, sociologa attualmente presidente dell’istituto di ricerche Episteme e relatrice dei risultati emersi dal rapporto Gpf. «La sostenibilità è in primo luogo una risposta a bisogni inconsci: la paura, per esempio. E proprio il ruolo della crisi in questo senso è stato decisivo perché ha dimostrato l’insostenibilità di molti comportamenti, la scarsità delle risorse e ha diffuso l’importanza di avere atteggiamenti più prudenti. Per altri poi la sostenibilità è diventata un’alternativa alla politica e un modo per avere risposte immediate, concrete. In questi casi i giovani sono i più coinvolti, tanto che proprio le fasce 15-17 e 18-24 anni sono quelle che fanno registrare una crescita dell’attenzione verso l’ambiente (rispettivamente +6,35 e +1,73%): i ragazzi hanno difficoltà a identificarsi nei partiti, nelle ideologie e desiderano fare qualcosa che dia riscontri visibili in tempi brevi».

Questa la spiegazione di Fabris, che sulla sensibilità degli italiani aggiunge: «Non siamo i più attenti d’Europa, ma abbiamo un tipo di sostenibilità differenziata. Nella ricerca abbiamo identificato quattro tipi di atteggiamenti “verdi”. Ci sono i “promotori dell’impegno condiviso” (10,9%) che praticano una sorta di ambientalismo militante, pensano che tutti possano fare qualcosa e che la sostenibilità sia un valore. Ci sono poi le “voci giudicanti” (10,4%), persone che sentono l’esigenza di vedere sanzionati i comportamenti di chi inquina e produce rifiuti. E sempre d’ispirazione ideologica, è la visione degli “eco-nostalgici” (14,8%) che anelano un ritorno al passato e ritengono il risparmio e la riduzione dei consumi veri obiettivi da raggiungere. Infine, c’è “l’avanguardia dei consumatori sostenibili” (14,8%): hanno una chiave di lettura più moderna, pragmatica e sono disposti a pagare per comportamenti più virtuosi». Sono proprio questi ultimi (60,3% degli intervistati) a guidare la carica di quanti indirizzano i loro acquisti prevalentemente verso prodotti dei big del mercato, individuati come garanti di atteggiamenti ecofriendly.

«Tutti i grandi marchi hanno programmi di sostenibilità. I progetti realizzati sono molto diversi e variano dalla ricerca di imballaggi sempre più facilmente smaltibili e riciclabili alla riduzione dei consumi idrici, dalla presenza sempre più massiccia di impianti fotovoltaici per integrare il fabbisogno energetico delle fabbriche al ricorso a nuove tecnologie produttive a basso impatto ambientale», spiega Ivo Ferrario, direttore della comunicazione di Centromarca, l’associazione che raggruppa le più importanti industrie di marca attive in Italia. «Grossi sforzi sono poi dedicati alla corretta informazione del consumatore, sempre più esigente e attento alle indicazioni riportate sull’etichetta, e quella degli stessi dipendenti per i quali sono organizzate attività specifiche di educazione ambientale». Proprio in questa direzione va il Total Quality Day organizzato da Coca-Cola HBC Italia: una giornata e mezza l’anno in cui negli stabilimenti i dipendenti vengono istruiti su temi di sicurezza e ambiente a 360°. «Si parla di corretto controllo delle materie prime, di massima qualità dei processi produttivi, di ottimizzazione della movimentazione delle merci e di una più efficace gestione dei rifiuti », racconta Alessandro Magnoni, direttore comunicazione e relazioni esterne. «E sempre in tema di sostenibilità lo scorso giugno abbiamo messo in funzione un vasto impianto di cogenerazione nello stabilimento di Nogara (Vr) che ha già ridotto le emissioni di CO2 del 66% e incrementato l’efficienza energetica fino all’83%. Ma questo è solo l’inizio, pensiamo di dotare tutti gli otto stabilimenti italiani di impianti fotovoltaici, un’operazione che eviterà l’emissione di 11.500 tonnellate annue di CO2». Fonte:www.corriere.it

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