Cresce solo l’economia verde: nuovi posti di lavoro nella ricerca

etnaROMA - Duecento assunzioni nel giro di un anno non risolvono di certo il problema della disoccupazione, ma indicano una strada. Se l’Italia vuole riprendere a crescere (possibilmente in maniera sostenibile), esportare tecnologia e porre argine alla fuga di cervelli, la via da percorrere è quella della ricerca e della green economy.

A Terranova Bracciolini, in provincia di Arezzo, la multinazionale dell’energia pulita One-Power (che già impiega in Italia circa 1200 dipendenti) ha inaugurato venerdì il suo Centro d’Eccellenza e Sviluppo delle fonti rinnovabili. Un laboratorio distribuito su due piani con una superficie di 1672 metri quadrati che da qui alla fine del 2012 darà lavoro a duecento persone, 135 delle quali ingegneri chiamati a studiare come ricavare e immagazzinare meglio l’energia prodotta da sole e vento.

Sono ormai mesi che analisi sulle potenzialità occupazionali della green economy vengono pubblicate a ritmo periodico. Tra le ultime, quella sfornata dall’apposita task force di Confindustria sulla possibilità di ottenere, da qui al 2020, 1,6 milioni di unità di lavoro nel solo settore dell’efficienza energetica. Non a caso il tema è uno dei punti inseriti nel manifesto per la crescita 1 recapitato al governo dagli industriali.

Un altro studio, questa volta realizzato da Unioncamere e Symbola, stima invece che il 30% delle piccole e medie imprese punta su scelte connesse a vario titolo alla green economy, con una percentuale che sale nelle imprese che esportano (33,6%), che sono cresciute economicamente anche nel disastroso 2009 (41,2%).

Da Termini Imerese 2 alla Iveco-Iribus 3, dalla Jabil 4 alla Fincantieri 5: a interrompere la lunga sequenza di notizie drammatiche dal mondo del lavoro sono quasi sempre e quasi solo aziende che hanno a che fare con l’economia verde. Il laboratorio di Terranova Bracciolini non è infatti un caso isolato.

Qualche settimana fa la Angelantoni ha inaugurato in Umbria il nuovo impianto  6 della Archimede Solar Energy per la produzione di ricevitori per centrali solari a concentrazione. “La produzione comincerà con una capacità annua di 75mila ricevitori e potrà essere aumentata a 140mila, offrendo lavoro a 200 persone, figure professionali di alta specializzazione”, ha spiegato l’amministratore delegato Gianluigi Angelantoni.

Risale invece a luglio l’apertura in provincia di Catania della più grande fabbrica italiana per la produzione di moduli fotovoltaici. L’impianto 3Sun, nato da una joint venture tra Enel Green Power, Stm e Sharp, nella fase iniziale occuperà 280 addetti qualificati e avrà una capacità produttiva di pannelli fotovoltaici di 160 MW all’anno, che potrà essere incrementata nel corso dei prossimi anni a 480 MW l’anno. Nella primavera scorsa, inoltre, una ventina di imprese, da Bolzano a Salerno, passando per Roma e Pisa, era a caccia di circa 250 persone, come certificavano le segnalazioni riportate sul Sole 24 Ore dell’11 maggio.

Alle start up create dall’economia sostenibile vanno poi aggiunte le vecchie aziende (e i loro lavoratori) salvati dalla riconversione ambientale. E’ il caso, solo per fare l’ultimo esempio, del gruppo Marcegaglia che ha inaugurato un paio di giorni fa a Taranto il nuovo complesso industriale con 170 occupati destinato alla fabbricazione di lamiere e pannelli fotovoltaici per la produzione di energia solare, complesso nato dalla dismissione del vecchio impianto per la produzione di caldaie industriali.

Una strada, quella della riconversione green, che per molte imprese in crisi è diventata ormai l’ultima e unica carta da giocare, come hanno scoperto amaramente sulla loro pelle gli operai della ex Isi-Electrolux di Scandicci. Il gruppo Easy Green era pronto a rilevare lo stabilimento, ma alla fine l’accordo è saltato perché i nuovi arrivati garantivano il mantenimento dell’occupazione solo per i 260 addetti del settore rinnovabili.

Ma la cosa forse più straordinaria è che questi numeri vengono realizzati malgrado l’assenza 7, quando non addirittura l’ostilità, del governo. “I nostri investimenti nella ricerca devono essere tutelati e rilanciati dalla politica, l’Italia è l’unico paese nel mondo che non ha un ministero per l’energia. Ce l’abbiamo per la semplificazione normativa, per la gioventù, per l’attuazione del programma e per varie altre facezie, ma un ministro dell’energia, notoriamente un ambito strategico ed essenziale per un Paese, non c’è”, ha denunciato il direttore dello stabilimento Power-One Italia, Giuseppe Ricci, inaugurando il Centro di Eccellenza e Sviluppo. Fonte:www.repubblica.it

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