«Presidente Monti, chiediamo piu’ controlli e pene piu’ severe»

Mario MontiIn una lettera al premier Monti le associazioni ambientaliste evidenziano alcune norme ‘critiche’ per ambiente e salute e chiedono un rafforzamento del sistema dei controlli e pene più severe

Una deregulation sui controlli per le aziende certificate, sulle bonifiche dei siti contaminati – che di fatto costituisce un condono –, sulla gestione dei rifiuti da imballaggio e sulle norme del dragaggio dei porti: sono solo alcune delle criticità più rilevanti derivanti da alcune norme contenute nel cosiddetto decreto ‘Salva-Italia’ e nei decreti legge Liberalizzazioni e Semplificazioni, che Legambiente e WWF Italia evidenziano in una lettera congiunta inviata oggi al Presidente del Consiglio, Mario Monti.

Nella lettera le due associazioni ambientaliste, pur riconoscendo «come, in questi pochi mesi, siano stati approvati provvedimenti che hanno consentito alle istituzioni italiane di recuperare sotto il profilo economico non solo una credibilità interna, ma soprattutto sul piano internazionale, auspicano “un confronto ampio sul modello di sviluppo che il nostro Paese intende assicurare alle future generazioni”, che sia “imprescindibile dalla sostenibilità ambientale e si ispiri al principio di precauzione riferito alla direttiva comunitaria».

LE NORME ‘CRITICHE’ PER AMBIENTE E SALUTE.
In particolare sulle norme ‘critiche’ evidenziate del decreto ‘Salva-Italia’ e nel D.l. Liberalizzazioni, le associazioni osservano: «Pur consapevoli della difficoltà incontrate finora nel risanamento delle aree contaminate a terra e a mare, non crediamo che le soluzioni previste siano il modo migliore per rilanciare le bonifiche in Italia. In proposito è bene ricordare come, secondo un recente studio pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, nei 54 siti contaminati di interesse nazionale, la mortalità per patologie connesse all’esposizione da inquinanti è superiore del 15% rispetto alla media nazionale e corrisponde a circa 10mila decessi in più ogni anno. Da qui si può comprendere quale sia l’entità dei valori economico sociali relativi alle cure, anche per le patologie che non portano al decesso, e l’urgenza di intervenire per sbloccare un settore in evidente difficoltà ormai da troppi  anni».

«Sulla gestione dei rifiuti da imballaggio il Governo è intervenuto con l’intenzione di consentire in alternativa al Conai la costituzione di sistemi collettivi per assolvere agli oneri di riciclaggio e recupero dei relativi rifiuti. Si tratta di una modifica normativa che si basa solo su motivazioni economiche ma non ambientali e che rischia di far fare dei passi indietro al nostro Paese sul recupero dei rifiuti da imballaggio, come già avvenuto nel 2010 con la modifica del sistema consortile riguardante le batterie, le pile e gli accumulatori. L’intervento normativo ha provocato inoltre una pericolosa lacuna sul sistema di controllo e di indirizzo per il corretto adempimento di tali compiti».

Più in generale gli interventi normativi finora messi in campo dal Governo non hanno affrontato un problema irrisolto del nostro Paese, fondamentale anche per lo sviluppo industriale oltre che per quello sostenibile: il rafforzamento del sistema dei controlli ambientali in capo all’Ispra e alle Agenzie regionali per protezione dell’ambiente. Sui controlli incombe una nuova minaccia di deregulation: in base all’articolo 14 del decreto semplificazioni verrebbero addirittura soppressi i controlli per le aziende certificate.

DUE RIFORME ‘SALVA-AMBIENTE’: CONTROLLI E PENE PIU’ SEVERE.
«Siamo d’accordo – concludono le associazioni – sull’utilità di eliminare le norme ridondanti che, invece di garantire il rispetto dell’ambiente, in alcune situazioni hanno sortito l’effetto opposto, ma questo processo di semplificazione va affiancato con due riforme altrettanto importanti: un deciso rafforzamento del sistema dei controlli ambientali e il contestuale inasprimento delle pene per alcuni reati più gravi, che danneggiano l’ambiente, la salute dei cittadini e l’economia sana, obiettivo ultimo questo da conseguire, grazie all’inserimento dei delitti ambientali nel codice penale, più volte richiesto anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti».

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