La petroliera Exxon Valdez (disastro Alaska 1989) verrà finalmente demolita

exxon valdezÈ una nave che nessuno vuol vedere più navigare. La famigerata superpetroliera Exxon Valdez, responsabile di uno dei peggiori disastri ambientali della storia, è stata acquistata da una società indiana specializzata nelle demolizioni navali, quasi certamente per ricavarne acciaio e parti di ricambio.
Il nome della Exxon Valdez è divenuto tristemente noto il 24 marzo 1989 quando, in seguito alla collisione con una scogliera dello stretto di Prince William, in Alaska, la nave riversò in mare oltre 40 milioni di litri di petrolio. La fuoriuscita contaminò 1900 chilometri di costa, mise in ginocchio l’economia locale basata sulla pesca e provocò danni incalcolabili all’ecosistema marino (250.000 uccelli marini, 2.800 lontre, 300 foche, 250 aquile e 22 orche perirono nei giorni successivi al disastro).
Nel 1991 la Exxon Mobil, proprietaria della petroliera, venne condannata dal governo degli Stati Uniti al risarcimento record di un miliardo di dollari. Le operazioni di ripulitura toccarono invece l’astronomica cifra di 2 miliardi di dollari, che non servirono comunque ad impedire dei danni irreparabili all’ambiente. Ancora oggi infatti dei residui di petrolio persistono in alcuni luoghi dell’Alaska. Secondo alcuni calcoli la percentuale di inquinanti sta diminuendo solo del 4% all’anno e ci vorranno quindi decenni, forse secoli, perché scompaiano del tutto.
In seguito al disastro del 1989 gli Stati Uniti hanno approvato una legge che consente la navigazione nei propri mari soltanto alle petroliere fornite di doppio scafo. Alla Exxon Valdez invece è stato fatto per sempre esplicito divieto di entrare nelle acque dell’Alaska.
Le tante vite della Exxon Valdez
Trecento metri di lunghezza, trentamila tonnellate di stazza e la capacità di trasportare duecentomila tonnellate di petrolio: la Exxon Valdez fu costruita a San Diego nel 1986 per essere destinata al trasporto del petrolio dal terminal dell’oleodotto del consorzio Alyeska situato a Valdez, in Alaska.
Dopo l’incidente del 1989 la Exxon Mobil ha speso 30 milioni di dollari per riparare lo scafo della nave alla quale nei successivi ventitré anni è stato cambiato più volte proprietà e nome (Exxon Valdez, Exxon Mediterraneo, Mar Mediterraneo, Mediterraneo, Dong Fang Ocean), prestando servizio in almeno tre diverse aree geografiche tra cui quella mediterranea. Dal 2002, dopo che anche le leggi europee hanno reso più difficile la navigazione delle petroliere a scafo singolo, la Valdez ha operato principalmente sulle meno controllare rotte asiatiche. Nel 2008 la nave è stata venduta alla compagnia Bloom Shipping Ltd con sede a Hong Kong, assumendo il nome di Oriental Nicety e smettendo definitivamente di trasportare petrolio.
Nei giorni scorsi l’ennesima compravendita ha attirato nuovamente l’attenzione sulla sfortunata imbarcazione.
La Best Oasis Ltd, controllata dalla società indiana Priya Industries Blue, ha confermato di aver acquistato l’ex petroliera per una cifra stimabile attorno ai sedici milioni di dollari. Anche se la società compratrice si è rifiuta di rivelare quale sarà il futuro della Exxon Valdez, è praticamente certo che la nave intraprenderà ben presto il suo ultimo viaggio verso uno dei cantieri di demolizioni navali presenti in India.
exxon vald 2ùRotta verso Alang
Alang, nel golfo di Cambay, è il più grande cantiere di demolizione navale dell’Asia.
Sarà probabilmente questa l’ultima rotta che verrà seguita dalla Exxon Valdez
.
Anche se gli ambientalisti di tutto il mondo la considerano una nave “tossica”, ad Alang dove le leggi per la sicurezza ambientale e per la salute dei lavoratori sono pressoché inesistenti, nessuno sembra preoccuparsene. «Non è più una petroliera», ha detto il direttore di uno dei cantieri, «se arriverà qui, non credo ci possano essere dei materiali pericolosi a bordo».
In realtà rottamare una qualsiasi imbarcazione obsoleta fa sempre venire in contatto gli operai che vi lavorano con grandi quantità di sostanze altamente nocive. L’amianto è forse il materiale più comune e più pericoloso. Basta una visita informale in cantieri di questo tipo per vedere mucchi di tubazioni, rivestimenti e rottami di amianto disseminati ovunque.
La Exxon Valdez è quindi solo un esempio di ciò che accade continuamente ad Alang, dove viene demolito di tutto: dalle vecchie navi da crociera, con all’interno tonnellate di amianto, alle portaerei; dalle navi cisterna con residui di greggio nei serbatoi ai mercantili carichi di rifiuti tossici. Un inferno nel quale ogni giorno lavorano a mani nude migliaia di esseri umani.

di Massimiliano Ferraro

Fonte: http://ecoinchiesta.wordpress.com

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