L’eco-svolta di Porto Marghera

porto marghera_mediumFirmato l’accordo per la conversione verde

Nuova linfa per uno sviluppo sostenibile, confluenza di risorse finanziarie, armonizzazione dei processi amministrativi. Questi i capisaldi con cui si intendono “reindustrializzare” Porto Marghera, a Venezia, e le aree limitrofe. Lo prevede l’accordo di programma per la bonifica e la riqualificazione ambientale del sito, costituito da 12 articoli che oggi viene siglato dai soggetti interessati: ministero dell’Ambiente, ministero delle Infrastrutture, Magistrato delle acque di Venezia, regione Veneto, provincia e comune di Venezia, Autorità portuale.
L’obiettivo è promuovere un processo di riconversione industriale e riqualificazione economica del Sito di interesse nazionale (Sin).
“La rinascita di Porto Marghera sarà possibile – anticipa il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini – anche grazie all’accelerazione e semplificazione delle procedure di bonifica per giungere sia al ripristino ambientale, sia allo sviluppo di attività produttive sostenibili e coerenti con l’esigenza di assicurare il rilancio dell’occupazione”.
L’accordo dura dieci anni e stabilisce che le attività dovranno iniziare entro sei mesi dall’approvazione del progetto, fatte salve le operazioni di emergenza per le quali il dicastero ha facoltà di richiedere tempistiche inferiori.
I progetti di riconversione ai quali si punta riguardano principalmente chimica verde, energia, logistica, nautica, cantieristica, innovazione e la ricerca.
A finanziare l’eco-svolta anche un fondo di rotazione in dotazione alla regione Veneto per incentivare le piccole e medie imprese. Nel documento, infine, viene prevista per il vetro, e per Murano in particolare, la richiesta di riconoscimento Unesco.
Sul territorio italiano sono 57 i Siti di interesse nazionale che attendono la bonifica.
Tra le principali aree da risanare, oltre a Porto Marghera, si segnala l’area orientale di Napoli (ex raffineria Mobil), a Gela il petrolchimico Eni, a Priolo (Siracusa) il petrolchimico, a Brindisi il petrolchimico e due centrali a carbone, a Taranto l’acciaieria Ilva e la raffineria Eni, a Piombino il polo siderurgico. Le altre aree indicate sono Casale Monferrato (Eternit), Pioltello Rodano in Lombardia (ex Sisas), Napoli Bagnoli (acciaieria dismessa e stabilimento Eternit), Trieste (raffineria Aquila), Porto Torres (polo chimico), La Maddalena (base Usa con sommergibili atomici).

Fonte:  www.e-gazette.it

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