Con la “sporta da casa” 30.000ton. buste plastica in meno

BRITAIN ECONOMY RETAIL SALES RISEROMA – Agli italiani piace, e conviene, portarsi la busta da casa per fare la spesa. Per 6 italiani su 10 ritorna infatti di moda la sporta, che sia di stoffa o juta.

A rivelarlo un’indagine dell’Ispo (l’Istituto guidato da Renato Mannheimer) presentata ad un incontro di Assobioplastiche sui bioshopper.

L’associazione che riunisce i produttori di plastiche ‘verdi’ ha anche presentato uno studio di settore (affidato alla Plastic consult) in cui si evidenzia la riduzione della produzione di buste in plastica nell’ultimo anno: meno 30.000 tonnellate (da 145.000 tonnellate del 2010 a 115.000 tonnellate nel 2011) pari a un taglio di emissioni di 180.000 tonnellate di CO2. ”Circa il 60%” degli italiani – spiega Mannheimer – sono ”soliti portare con se’ un contenitore per imbustare la spesa”, una percentuale che arriva all’80% se la spesa viene fatta al supermercato. Tra i contenitori piu’ diffusi per i supermercati, le borse in stoffa, juta, o quelle elasticizzate; mentre chi si reca nei piccoli negozi tende a prenderla sul posto. Lo studio di settore fotografa invece la situazione e ne mette in evidenza i numeri: le aziende ”effettivamente operanti nella produzione di buste per asporto merci sono 95 con circa 2.200 occupati, un fatturato di 732 milioni di euro nel 2011”, con ”ricavi relativi alla produzione di shopper” pari a 305 milioni nel 2011.

Il sottosegretario all’Ambiente, Tullio Fanelli, spinge il settore a tuffarsi con ”coraggio” nello sviluppo ed invita, a proposito del decreto sui parametri di biocompostabilita’, le aziende ”ad evitare escamotage” (si tratta di armonizzare tutto in base a criteri Ue). Per Fanelli la ”norma” e’ ”chiarissima” e’ un ”invito a cavalcare l’innovazione”. Il presidente di Assobioplastiche, Marco Versari, rivolge comunque un appello sui bioshopper: ”Abbiamo bisogno di regole chiare e certe”. Per Francesco Ferrante, senatore del Pd, ”il comparto dei bioshopper ha grandissimi margini di ampliamento puntando proprio sui nuovi materiali” della chimica verde. Secondo Legambiente pero’ ”uno dei problemi maggiori adesso resta quello di limitare l’uso dei sacchetti finti bio (quelli di plastica tradizionale con additivi chimici)”. Intanto un’azienda italiana, la EcoZema di Vicenza, fornira’ le posate, rigorosamente bio, per le Olimpiadi di Londra 2012. Vincitrice di una gara internazionale al Villaggio olimpico si mangera’ grazie ai 17 milioni di pezzi made in Italy che finiranno anche nei Mc Donald’s. Ma che dopo 90 giorni si trasformeranno in compost di qualita’.

Fonte:www.ansa.it

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