Il periodo 2005-2010 è stato il più caldo mai registrato nell’Artico e si prevede che la ragione avrà estati senza ghiaccio entro i prossimi 30-40 anni. Il cambiamento climatico avanza inesorabile e si manifesta in modo tangibile anno dopo anno, con un considerevole impatto sull’ecosistema e sui mezzi di sussistenza dei suoi abitanti. Allo stesso tempo, il rapido ritiro dei ghiacci marini e il progresso tecnologico stanno offrendo nuove opportunità economiche nella regione: trasporto marittimo, attività mineraria, estrazione di fonti energetiche e pesca. Queste attività giovano all’economia globale, ma richiedono un’impostazione prudente e sostenibile: se infatti non si rispettano i massimi standard ambientali si avranno ulteriori ripercussioni sulla già fragile regione.
Il Consiglio artico è la principale sede internazionale competente per lo sviluppo sostenibile e la tutela ambientale dell’Artico. Ne fanno parte gli Stati dell’Artico (Canada, Danimarca, che rappresenta sia la Groenlandia che le Isole Fær Øer, Federazione russa, Finlandia, Islanda, Norvegia, Stati Uniti e Svezia) e le organizzazioni della popolazione indigena.
Inoltre, nel dicembre 2008 la Commissione europea ha chiesto a nome dell’UE il riconoscimento dello status di osservatore. La domanda è stata confermata a fine 2011 e la decisione in proposito è attesa in occasione della riunione ministeriale del Consiglio artico che si svolgerà nel maggio 2013 a Kiruna.
Nell’ambito dell’impegno UE nella regione, il 3 giugno è stata adottata una strategia che si può sintetizzare nelle tre parole “conoscenza, responsabilità, impegno”, e che prevede una serie di azioni che contribuiscono alla ricerca e allo sviluppo sostenibile nella regione e promuovono tecnologie ecocompatibili che potrebbero essere utilizzate per svolgere in modo sostenibile il trasporto marittimo e l’attività mineraria. La strategia evidenzia inoltre le attività dell’UE nell’Artico dal 2008. Ad esempio, nell’ultimo decennio l’UE ha contribuito con 20 milioni di EUR l’anno alla ricerca nell’Artico e dal 2007 ha investito oltre 1,14 miliardi di EUR nello sviluppo sostenibile della regione.
Catherine Ashton, Alta rappresentante dell’UE e vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: «Con le azioni presentate oggi vogliamo mostrare al mondo che l’UE prende sul serio i suoi impegni nei confronti della regione artica. Gli sviluppi nella regione dell’Artico fanno diventare ancora più urgente il nostro impegno di lotta contro il cambiamento climatico globale e assumono una crescente importanza strategica, economica e ambientale per l’Unione europea, che vuole dare un contributo positivo alla cooperazione tra gli Stati dell’Artico e tener conto delle esigenze delle comunità indigene e locali che popolano quelle zone». La commissaria per gli affari marittimi e la pesca Maria Damanaki ha affermato: «L’Artico sta attraversando un periodo di rapidi e importanti mutamenti, che consentono nuove attività economiche in una regione fragile del pianeta. Si presentano sfide ambientali e opportunità che richiedono un’attenzione a livello mondiale e l’UE può contribuire in modo sostanziale alla ricerca, ai finanziamenti, alla lotta contro il riscaldamento globale e allo sviluppo di tecnologie più verdi. Di questo tratta la politica marittima integrata dell’UE, che vuole contribuire a soluzioni comuni per la gestione sostenibile dei mari».
La comunicazione contiene una serie di misure a sostegno della gestione efficace dell’Artico, tra cui:
- il sostegno alla ricerca nell’Artico nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma di ricerca e innovazione dotato di 80 miliardi di EUR proposto dalla Commissione;
- il contributo alle operazioni di ricerca e salvataggio nell’Artico tramite il lancio della nuova generazione di satelliti di osservazione;
- l’aumento delle azioni di lotta contro il cambiamento climatico;
- il ricorso alle possibilità di finanziamento dell’UE per massimizzare lo sviluppo sostenibile nell’Artico a beneficio delle comunità indigene e locali;
- la promozione e lo sviluppo di tecnologie ecocompatibili che potrebbero essere utilizzate dalle industrie estrattive nell’Artico;
- il potenziamento del dialogo bilaterale sulle questioni attinenti all’Artico con il Canada, la Federazione russa, l’Islanda, la Norvegia e gli Stati Uniti, anche richiedendo lo status di osservatore permanente presso il Consiglio artico;
- il maggiore impegno a tenere un dialogo regolare con i rappresentanti delle organizzazioni delle popolazioni indigene sulle politiche e sui programmi dell’UE.
In totale, la comunicazione prevede 28 punti d’azione, accomunati da tre elementi fondanti: cambiamento climatico: l’UE, avviata verso il conseguimento dei propri obiettivi di Kyoto, ha dato veste normativa al suo impegno di riduzione del 20% dei gas a effetto serra e conferma l’impegno a realizzare la riduzione dell’80-95% delle sue emissioni entro il 2050.
Sviluppo sostenibile: nel periodo di programmazione finanziaria 2007-2013 l’UE eroga oltre 1,14 miliardi di EUR per sviluppare il potenziale economico, sociale e ambientale delle regioni artiche dell’UE e delle zone limitrofe.
Ricerca: negli ultimi dieci anni l’UE ha contribuito in modo determinante alla ricerca sull’Artico, erogando circa 200 milioni di EUR di fondi UE a favore delle attività di ricerca internazionali nell’Artico.
Il Parlamento europeo e gli Stati membri sono ora invitati a esprimersi sulle azioni proposte. La comunicazione dà inoltre l’avvio a un processo di dialogo e di consultazione con i paesi dell’Artico, le popolazioni indigene e le altre parti interessate volto a perfezionare la politica dell’UE nella regione.
di Donatella Scatamacchia http://enecareport.wordpress.com





