“Noi proseguiamo nella procedura per il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale, che intendiamo concludere entro il 30 settembre, in tempi molto rapidi”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, durante l’audizione in commissione alla Camera sul caso Ilva. Il ministro ha ricordato che dopo la decisione del Gip “abbiamo avuto consultazioni con il presidente della Regione e Ferrante, ieri Vendola ha incontrato Ferrante”, il presidente dell’azienda siderurgica destituito dalla carica dall’ordinanza del giudice Patrizia Todisco 1.
Problemi di ruolo. “Va detto con estrema chiarezza che in Italia come in tutta Europa le autorità competenti nel dare le autorizzazioni “alle attività produttive” e nel “monitoraggio ambientale” sono identificate dalle leggi e dalle direttive europee e nessuna di queste, dico nessuna, attribuisce tale compito all’autorità giudiziaria. Questo deve essere molto chiaro perché sennò si rischia di creare l’incertezza sull’affidabilità dell’Italia nei confronti degli investimenti esteri”, ha sottolineato Clini.
Possibile conflitto di attribuzione. Quello dell’Ilva, ha aggiunto, “non è un tema riconducibile a uno scontro tra governo e magistratura, ma riconducibile alla chiarezza di ruoli, responsabilità e competenze che in questo momento è quanto mai urgente”. Nella vicenda, ha detto ancora Clini, si è inserita una problematica complicata, che riguarda la cosiddetta attribuzione di competenze: la Presidenza del Consiglio sta valutando la possibilità di sollevare il conflitto di attribuzione, per chiarire i termini delle responsabilità e dei ruoli, non per aprire un conflitto con la magistratura”.
Investimenti a rischio. “Nello stesso tempo però – ha insistito – proseguiamo con la linea che abbiamo indicato. Mi auguro che la riunione che avremo il 17 agosto con le istituzioni, l’azienda e spero la magistratura, possa risolvere le problematiche rendendo più semplice la gestione successiva e la nostra attività. In Italia come in tutta Europa le autorità competenti in materia di protezione dell’ambiente e nel monitoraggio degli inquinanti sono identificate dalle leggi, oltre che dalle direttive. Nessuna legge attribuisce questo compito all’autorità giudiziaria. La situazione Ilva rischia di creare un’incertezza su questo punto che riguarda l’intero sistema industriale italiano e l’affidabilità nei confronti degli investimenti esteri. Non cerchiamo uno scontro ma chiarezza di ruoli e competenze”.
No allo stop. “Se si chiudono gli impianti a caldo – ha ammonito il responsabile del dicastero dell’Ambiente – si chiude il centro siderurgico e non è solo per una questione tecnica: per spegnere ci vogliono 8 mesi, poi c’è il risanamento e poi bisogna ripartire e intanto il mercato dell’acciaio aspetta l’Ilva? Non esiste, è una considerazione industrialista? Può essere, ma deve essere chiaro, il ciclo a caldo non si può spegnere. Si possono fare interventi selezionati, progressivi, ma se si chiude il ciclo è chiuso il centro siderurgico di Taranto”.
Risanamento senza soldi pubblici. Inoltre, ha avvertito ancora Clini, chiudere gli impianti dell’Ilva “vuol dire non avere più la leva della produzione e cioè dell’interesse per investire: e se non investe l’impresa dimentichiamoci la possibilità, come qualcuno ha suggerito, che il pubblico subentri per fare il risanamento”.
“Chiudere gli impianti – ha continuato – vuol dire creare un effetto ambientale difficilmente governabile soprattutto nel ciclo della siderurgia di Taranto. La chiusura degli impianti vuol dire l’apertura di una vertenza che non si sa quando possa finire tra l’impresa, le amministrazioni locali, la magistratura”. “Tenere aperte le produzioni dell’Ilva vuol dire invece garantire il programma di risanamento ambientale e mi auguro che su questo si trovi un punto di equilibrio con la magistratura, perché è evidente che la situazione è difficile e potrebbe crearci delle problematiche che alla fine hanno come risultato molti problemi ambientali oltre a quelli occupazionali ed economici”.
Interviene l’Oms. Il ministro ha poi annunciato che al monitoraggio ambientale della città pugliese parteciperà anche l’Organizzazione mondiale della sanità. “Ho chiesto all’Oms, in particolare al centro europeo su ambiente e salute di Copenaghen – ha spiegato Clini – di collaborare al controllo dell’inquinamento a Taranto e ieri ho avuto la conferma dal presidente”.
Alle affermazioni di Clini ha fatto poi eco il ministro della Salute Renato Balduzzi. “La situazione è da seguire con molta attenzione perché i dati di cui disponiamo dicono che bisogna fare attenzione e quelli che a breve avremo delineeranno una strategia compiuta”. “Sia Clini che Passera – ha aggiunto – hanno detto alcune cose che sono da valutare con attenzione. Non sono decisioni che possono essere prese senza ponderazione. Si agirà nell’interesse di tutti e di tutte le prospettive coinvolte. Non si può fare una gerarchia tra le problematiche in campo”. Sulla strategia che si adotterà a breve, Balduzzi ha quindi precisato: “Il mio orizzonte per una contrasto sanitario è un orizzonte breve, a ottobre ci saranno le condizioni per poter lavorare con la Regione a una strategia per Taranto”.
La Lega diserta la Camera. L’audizione del ministro ha scatenato le proteste della Lega che ha deciso di disertare i lavori di Montecitorio. “Non abbiamo in alcun modo condiviso nelle modalità n’è tantomeno le finalità dell’odierna convocazione, troviamo infatti discutibile il fatto che si riuniscano organismi parlamentari in un periodo del genere per commentare una sentenza della magistratura ed eventualmente censurarla”, ha detto il parlamentare Gianni Fava, responsabile del settore attività produttive della Lega Nord, accusando il governo Monti di essere “meridionalista”.
L’Idv chiede le dimissioni. Polemica con Clini anche l’Italia dei Valori. “Non è il ministro dell’Ambiente, è il ministro contro l’ambiente. I disastri ambientali italiani degli ultimi 20 anni, Ilva compreso, hanno tutti il suo nome e cognome”, ha accusato il capogruppo dell’Idv al Senato, Felice Belisario, chiedendo al ministro di dimettersi: “Clini non è chiaramente in grado di rappresentare il governo sull’ambiente. Una persona seria al suo posto si dimetterebbe”.
Fonte testo e immagine: www.repubblica.it






