La lezione di Fukushima è servita solo relativamente. Anzi, molti nuclearisti sostengono che dall’incidente giapponese sono arrivati nuovi suggerimenti per rendere le centrali ancora più sicure. Durante i Seminari internazionali di Erice sulle emergenze planetarie, Barbara Thomas Judge, presidente emerito dell’Atomic energy autority del Regno Unito, ha proposto un aggiornato censimento atomico.
Ebbene, all’inizio dell’estate le centrali nucleari attive in tutto il mondo erano 433, mentre erano 69 quelle in costruzione, 160 quelle pianificate e ben 329 le proposte per ulteriori realizzazioni. Se tutte queste iniziative andassero in porto senza problemi e senza chiusure d’impianti già esistenti, ci ritroveremmo molto presto in un pianeta sovrappopolato, caldo, con problemi seri di siccità e reperimento dell’acqua e degli alimenti e, per di più, con un migliaio di centrali nucleari posizionate in ogni angolo della Terra.
Attualmente il maggior numero di centrali è collocato negli Usa (104 impianti), seguono Francia (58), Giappone (50), Russia (33), Corea del Sud (23) e India (20). Ma è chiaro che questa classifica, come altre, è destinata a cambiare sotto l’impulso che la crescita straordinaria della Cina, nel bene e nel male, finisce per avere su ogni attività umana.
Pechino, che al momento è dotata di 16 centrali attive e di 26 in costruzione, ne ha già pianificate 51 e sta discutendo su altre 120 proposte di realizzazione sul tappeto.
Il presidente dei Seminari, Antonino Zichichi, ha sottolineato come il vero problema, in prospettiva, sia che «l’80% delle centrali nucleari in costruzione sono concentrate nel Terzo mondo, dove i livelli di sicurezza non sempre sono ottimali».
Secondo Zichichi sarebbe opportuno che, quanto meno, ci fosse un’autorità internazionale a dettare le regole cogenti. Attualmente l‘International atomic energy agency (Iaea), non ha alcun potere per imporre regole, ma solo di tracciare linee guida.
Fonte:http://gogreen.virgilio.it





