Le perplessità sulla norma governativa che rovescia, nel campo delle pratiche edilizie, il “silenzio rifiuto” in “silenzio assenso” e l’esigenza di proteggere i territori dalle speculazioni.
A un mese esatto dal via libera in Consiglio dei ministri del disegno di legge sulla protezione del suolo e sulla difesa dell’agricoltura, una nuova norma governativa rovescia, nel campo delle pratiche edilizie, il “silenzio rifiuto” in “silenzio assenso” (in caso di mancata risposta, trascorsi 45 giorni dalla domanda, il progetto si intende approvato). Possono stare assieme questi due provvedimenti? C’è il rischio che la prima norma cada assieme alla legislatura e che la seconda rimanga in vigore? A queste, e ad altre domande poste dagli ascoltatori di Repubblica Tv, ha risposto il ministro delle Politiche agricole Mario Catania con una difesa a spada tratta del primo provvedimento e qualche critica al secondo.
“Il disegno di legge che frena la pressione del cemento è all’esame delle Regioni e degli enti locali”, ricorda Catania. “Onestamente devo dire che le chance di approvazione in questa legislatura non sono altissime. E’ una battaglia che non durerà un giorno e forse neanche pochi mesi. Ma abbiamo messo sul tavolo una questione che non potrà più essere rimossa. Per 30 anni si è andato avanti come se nulla fosse: nessuno parlava di cementificazione tranne qualche ambientalista avveduto. Adesso non sarà più come prima”.
Il ministro ha precisato che dal dopoguerra a oggi circa un milione e mezzo di ettari di terreno agricolo sono stati coperti da villette, strade e capannoni. Di qui la sua perplessità di fronte al provvedimento
del “silenzio assenso” (“Ne abbiamo discusso con i colleghi: dicono che non cambia niente, che le garanzie rimangono le stesse. Io ne avrei fatto volentieri a meno”).
Ma solo una parte del terreno perso dall’agricoltura (meno di un terzo sul totale di quasi 5 milioni di ettari in 40 anni) è stato coperto dal cemento, in parte abusivo. Il resto è stato abbandonato dagli agricoltori che hanno chiuso le aziende perché, nonostante gli aiuti comunitari, non riuscivano a far quadrare i bilanci.
Dunque una prospettiva per il settore può venire da un’integrazione del reddito agricolo con i benefici derivanti da altri usi del terreno: agriturismo, protezione del suolo dal dissesto idrogeologico, uso delle fonti rinnovabili ben inserito nel paesaggio. Una proposta che il ministro condivide solo in parte: Catania ha preferito ribadire il no all’uso del fotovoltaico su tutto il terreno agricolo e un’opposizione di principio alla destinazione di derrate agricole a scopi energetici.
Tuttavia, ha precisato il ministro, questo vale soprattutto per le aree a più alto pregio, come la pianura padana, mentre un progetto come il polo della chimica verde in Sardegna – che punta a risanare i guasti economici ed ecologici di una lunga stagione inquinante utilizzando piantagioni di cardo – può essere indicato come uno dei modelli da replicare.
Fonte:www.repubblica.it




