L’elettorato islandese ha approvato questo sabato con un referendum la nuova costituzione islandese, un testo scritto con la partecipazione ed il contributo di molti cittadini, che introduce importanti novità a tutela dell’ambiente, dei beni comuni, dell’uguaglianza. Adesso spetterà al parlamento approvare la carta, ma un esito negativo aprirebbe uno scontro aperto con la cittadinanza.
La mattina di domenica scorsa, 21 ottobre 2012, Gudmundur Gunnarsson, un membro del consiglio costituente islandese nonché padre della cantante Björk era di buon umore. Intervistato, ha detto alla stampa: “Coloro che hanno sperato in una società più giusta si sono svegliati felici questa mattina”.
Il perché della felicità di Gudmundur è presto detto: il giorno precedente il popolo islandese aveva votato e approvato con un referendum il testo della nuova costituzione nazionale. Un testo innovativo sia nei contenuti che nel metodo utilizzato per scriverlo, continuazione ideale delle rivolte che a partire dal 2008 hanno provocato la caduta del governo e l’annullamento del debito Icesave. Il testo approvato dal popolo dovrà superare ora un ultimo scoglio: il vaglio dell’Althingi, il parlamento islandese….
…il testo che ne è risultato inizia così: “Noi che viviamo in Islanda vogliamo creare una società giusta dove tutti si siedono allo stesso tavolo”. Ma diamo uno sguardo ad alcune delle principali novità della nuova Carta. Vengono introdotti o rafforzati due strumenti di democrazia diretti, come il referendum o le leggi di iniziativa popolare; ci sono poi disposizioni volte a tutelare le risorse naturalidell’isola, che vengono definite generalmente “di proprietà del popolo islandese”; viene introdotto il principio dell’uguaglianza del voto, mentre precedentemente in Islanda i seggi del parlamento erano distribuiti in base alle circoscrizioni, dunque il peso dei voti non era lo stesso per ogni elettore; infine si tagliano i rapporti con la chiesa, che veniva invece tutelata dalla precedente costituzione.
Una volta finito di scrivere, questo testo decisamente innovativo (sia nei contenuti che nel metodo) doveva essere approvato dall’elettorato islandese. Il referendum è stato convocato per il 20 ottobre 2012. Agli islandesi venivano posti sei quesiti, il primo relativo al testo nella sua interezza, gli altri riguardo alcune sue parti o questioni più delicate. Eccoli qui sotto:
1. Vuoi che le proposte del Consiglio costituzionale formino le basi di una nuova Costituzione?
2. Nella nuova Costituzione, vuoi che le risorse naturali che non sono di proprietà privata vengano dichiarate di proprietà nazionale?
3. Vuoi vedere disposizioni nella nuova Costituzione che prevedano una determinata chiesa (nazionale) in Islanda?
4. Ti piacerebbe vedere una disposizione nella nuova Costituzione che autorizzi a scegliere l’elezione di particolari individui al Parlamento più di quanto accada adesso? [Ovvero dare la capacità agli elettori di scegliere i propri rappresentanti, piuttosto che votare un partito].
5. Ti piacerebbe vedere una disposizione nella nuova Costituzione che dia uguale peso ai voti espressi in tutte le parti del paese?
6. Ti piacerebbe vedere una disposizione della nuova Costituzione che indichi che una certa percentuale di elettori è in grado di esigere che alcune questioni vengano sottoposte a referendum?
Nei giorni precedenti al referendum l’ambivalente Presidente Olafur Ragnar Grimsson si è schierato apertamente contro la nuova Carta: “non vedo il bisogno di cambiare la vecchia costituzione”, ha dichiarato ai media. Anche i media nazionali, caratterizzati ancora oggi da una preoccupante concentrazione, non hanno esitato ora ad attaccare la carta, ora ad ignorarla. Ma tutto ciò non è bastato a scoraggiare gli elettori. I risultati del referendum sono stati piuttosto netti: tutti e sei i quesiti sono stati approvati con percentuali che variano dal 57 all’83%.
Adesso starà al parlamento trasformare la nuova Costituzione in legge. E c’è già chi teme che la classe politica possa rifiutare il testo o alcune sue parti. Certo è che se il parlamento decidesse di non accogliere il nuovo testo o di modificarlo sensibilmente sarebbe una violazione palese della volontà popolare espressa attraverso i referendum. E il popolo islandese, lo abbiamo capito, è molto poco disposto ad accettare questo tipo di violazione. Vedremo.
Fonte: www.ilcambiamento.it






