2016: L’Artico in ginocchio

Se presi singolarmente, i record registrati nell’Artico negli ultimi anni potrebbero apparire come un’anomalia temporanea. Il problema è che nell’Artico le anomalie si stanno presentando con frequenza e intensità sempre maggiori, anticipando scenari sempre più imprevedibili.

di Marco Tedesco,  Columbia University

Aerial view of frozen Arctic Ocean

La recente accelerazione del riscaldamento dell‘Artico è legata alla combinazione di almeno due fattori: l’innalzamento delle temperature globali e il cosiddetto fattore di amplificazione artica, nel quale reazioni a catena favoriscono l’accelerazione del riscaldamento.

Di fatto queste anomalie creano impulsi che incidono fortemente su un sistema già sotto stress. Una metafora che descrive la situazione è la seguente: immaginate un treno in corsa che scende lungo una collina (più veloce va il treno più la temperature aumenta). La discesa accentua la sua accelerazione pur senza imprimere ulteriori spinte (amplificazione), ma eventi estremi – queste ondate di calore – accentuano ogni volta la pendenza e questo esaspera la corsa del treno la cui velocità cresce man a mano che la pendenza aumenta.
Anche se le anomalie termiche dell’autunno scorso non sono tali da far sciogliere il ghiaccio marino (l’eccezione di tale evento sarebbe un po’come avere una nevicata a Giugno in Sicilia!), impediscono però che se ne formi altro e che il ghiaccio cresca in spessore.
In questo modo il ghiaccio marino (essendo più sottile) sarà più sensibile alle temperature estive e ciò, verosimilmente, creerà le condizioni per un potenziale nuovo record nel 2017.
Il risultato è che oggi l’estensione e il volume del ghiaccio marino sono ai minimi storici (il volume complessivo del ghiaccio marino in estate è passato da 16.855 km3 nel 1979 a 3.261 km3 nell’anno record del 2012, ndr). Questo favorirà l’effetto di amplificazione artica ulteriormente, attraverso l’aumento dell’energia solare assorbita dall’oceano esposto dalla rimozione del ghiaccio e favorendo ulteriormente il riscaldamento dell’Artico.

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