Una casa di riposo diventa fattoria urbana

home-farmPrendete una città popolosa, con un incremento esponenziale negli ultimi anni di popolazione anziana, in età pensionabile, con un fabbisogno di ortaggi e verdure maggiore di ciò che riesce a produrre e a importare. E poi prendete un pool di architetti che fanno della creazione di nuovi spazi verdi sul suolo urbano, conciliata con la natura terapeutica dell’agricoltura, il loro cavallo di battaglia. Mette tutto questo a Singapore e avrete la Home Farm: una casa di riposo che coinvolge tutti i suoi ospiti in attività legate alla produzione di cibo biologico da consumare all’interno della comunità per anziani, ma anche oltre.

Il progetto della fattoria urbana speciale è stato presentato da architetti della Spark al World Architecture Festival ed è pensato proprio per arricchire la vita dei pensionati della casa di riposo con attività all’aperto e con lo scopo di accrescere, così, il senso di comunità. L’intenzione è, infatti, quella di stimolare un senso di appartenenza, favorendo il lavoro di gruppo, la cura delle colture che scandiscono anche i ritmi di vita quotidiana, con il privilegio di consumare ortaggi coltivati in maniera biologica. In questo modo si dà anche un valore economico e sociale, oltre che pratico e concreto. Il progetto architettonico prevede l’installazione di muri vegetali composti da esemplari edibili, l’arricchimento delle pareti curvilinee degli edifici con arbusti, fioriere e vegetazione a cascata.

Ma il vero fulcro pulsante della struttura sarà l’orto condiviso che connetterà i palazzi adibiti a casa di riposo. Qui, tra i filari di vasi e le piccole zolle che gli anziani potranno utilizzare liberamente, si troverà anche una fattoria acquaponica, che concilierà la coltivazione vegetale all’allevamento ittico. Questo tipo di coltivazione abbina la crescita di specie vegetali all’allevamento ittico.

I liquidi di scarto delle vasche vengono utilizzati per irrigare le colture che crescono velocemente grazie alle sostanze fertilizzanti presenti nelle acque di scarico che altrimenti andrebbero versate nei corsi d’acqua. Le piante si nutrono delle sostanze nocive e restituiscono acqua pulita alla vasca, diminuendo notevolmente il numero di ricambi completi necessari per la salute dei pesci. Con questo metodo di coltivazione si utilizza il 90% d’acqua in meno e le piante crescono direttamente sopra le vasche affondando le radici nel filtro che pulisce l’acqua per i pesci.

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La crescita avviene in tempi dal 30 al 50% inferiori rispetto ad una coltura tradizionale grazie alla costante fertilizzazione delle radici data dal flusso di acqua di scarico. Uno dei punti di forza di questo tipo di coltivazione è che riusa le acque, le ricicla e minimizza gli sprechi permettendo notevoli risparmi economici. Ulteriore nota di valore all’interno del progetto – che comprenderà anche la creazione di un tetto-giardino come area ricreativa – è il mercato ortofrutticolo in cui lo staff della casa di riposo venderà i prodotti in esubero, utilizzando i ricavi per le spese gestionali della struttura.



Stefania Divertito

Stefania Divertito, è giornalista d’inchiesta, specializzata in tematiche ambientali. Numerose le sue inchieste anche su argomenti delicati. Per citarne alcune: Uranio, il nemico invisibile; Amianto, storia di un serial killer; Toghe verdi, storie di avvocati e battaglie civili. Il suo ultimo lavoro è anche la sua sfida: un romanzo thriller con sullo sfondo il tema dello smaltimento illegale di amianto. Ha vinto il Premio Pasolini nel 2013 ed è stata cronista dell’anno nel 2004.


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