Acqua pubblica: come se un referendum non ci fosse mai stato

Il PD, con l’emendamento all’articolo 6 del Disegno di legge sull’acqua pubblica ha di fatto tolto potere alla norma di iniziativa popolare supportata da 27 milioni di Italiani che hanno votato SI’ al Referendum

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«Ieri è stato un brutto giorno per l’Italia intera. Il giorno in cui, con un emendamento di poche righe, il Pd ha affossato la volontà di 27 milioni di italiani». Così esordisce Federica Daga parlamentare Cinque Stelle e prima firmataria del disegno di legge sulla ripubblicizzazione del servizio idrico.

Il disegno di legge, dal titolo “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque“, è una proposta di legge di iniziativa popolare che giace in Parlamento dal 2007. Essa prevede la gestione del servizio idrico attraverso soggetti di diritto pubblico, aziende speciali o consorzi, la partecipazione attiva della cittadinanza e dei lavoratori nella gestione, e la suddivisione del territorio in bacini idrografici per tutelare la risorsa dalla captazione alla deputazione e la conseguente eliminazione degli Ato provinciali o regionali che ad oggi prevedono il gestore unico.
La proposta ha l’obiettivo di rispettare la volontà dei cittadini italiani che nel 2007 (tramite la raccolta di più di 400mila firme) e successivamente nel 2011 (con Referendum popolare in cui il SI’ ha vinto con il 95% dei voti) si sono espressi a favore della gestione pubblica dell’acqua, slegandola quindi da logiche di mercato che inseguono più il profitto che non il diritto del cittadino.
Ad oggi la gestione della rete idrica è in mano a poche grandi società per azioni (Iren, Hera, Acea, A2A…) che, seppure partecipate dallo stato, sono regolate dal diritto privato e si muovono secondo logiche di mercato.

«Cancellando l’articolo sei della legge di iniziativa popolare  – continua Federica Daga – si elimina l’obbligo che l’acqua, la sua gestione e le infrastrutture idriche siano pubbliche. È come se un referendum non ci fosse stato. Come se i cittadini non avessero parlato. E invece hanno parlato, urlato un sì forte e deciso. Per questo noi del Movimento 5 Stelle oggi abbiamo ritirato la firma da questa legge porcata. Se la votassero loro. MA non ci fermeremo. Accanto ai comitati per l’acqua pubblica ci batteremo in Aula per riportare il testo alla sua vocazione originaria, nel rispetto del referendum. E impugneremo questo testo aberrante in ogni sede e in ogni luogo».

All’affermazione del M5Stelle replica la responsabile Ambiente del PD Chiara Braga «Non c’è nessuna privatizzazione, nè svendita di un bene comune. L’acqua è un diritto umano universale e il nostro interesse è che sia garantito un servizio di qualità per tutti gli italiani; che ci sia un uso responsabile e sostenibile della risorsa idrica; che venga data stabilità al settore e che siano create le condizioni perché si facciano gli investimenti necessari».



Redazione

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