Muos, sette a processo per reati ambientali

Il procuratore capo di Caltagirone, Giuseppe Verzara, ha chiuso le indagini sulla costruzione del Muos, l’impianto di comunicazione satellitare militare statunitense, citando in giudizio sette indagati per reati ambientali.

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I lavori del Muos sono stati realizzati senza la necessaria autorizzazione in un’area di inedificabilità assoluta e in violazione del decreto che ha istituito la riserva Sughereta di Niscemi. Queste le motivazioni della Procura di Caltagirone che pone sul banco degli imputati, tra gli altri, il dirigente della Regione Giovanni Arnone, cioè colui che ha messo la firma sulle due autorizzazioni del giugno del 2011 che hanno dato il via alla realizzazione dell’impianto statunitense.

Gli altri imputati sono il presidente della “Gemmo Spa” Mauro Gemmo, e Adriana Parisi, responsabile della “Lageco”, società che hanno costituito l’ATI “Team Muos Niscemi” vincitrice della gara del 26 aprile 2007; il direttore dei lavori Giuseppe Leonardi; e i titolari di tre imprese che hanno lavorato in subappalto: Carmelo Puglisi della “Pb Costruzioni” e Maria Rita Condorelli della “Cr Impianti srl” e Concetta Valenti della “Calcestruzzi Piazza Srl, quest’ultima finita anche in alcune indagini antimafia della Procura di Caltanissetta che ipotizza una vicinanza tra il fondatore Vincenzo Piazza a lo storico boss di Niscemi, Vincenzo Giugno.

Infine, la Procura cita un cittadino americano, Gelsinger Mark Andrew, che assegnò i lavori di costruzione del Muos alla società Gemmo Impianti il 26 aprile del 2007, ma su di lui procederà l’autorità giudiziaria statunitense.

BioEcoGeo_Muos-NiscemiPer gli altri sette scatta, invece, la citazione diretta in giudizio: un rito speciale, possibile in presenza di violazioni ambientali ed edilizie e che bypassa l’udienza preliminare, andando immediatamente a processo davanti a un giudice monocratico. L’udienza si terrà il prossimo 20 maggio.

Intanto la Cassazione ha confermato il sequestro dell’impianto, non accogliendo la tesi dell’avvocatura dello Stato che, per conto del ministero della Difesa, ne chiedeva l’annullamento. Secondo l’avvocatura erariale, “il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana ha sostanzialmente sancito la piena regolarità urbanistica dell’opera e la validità dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Caltanissetta e del nulla-osta dell’Azienda Regionale Foreste, residuando solo accertamenti su eventuali pericoli per la salute umana”.

Nella sua memoria difensiva, l’avvocatura dello Stato ha insistito nel dire che i rischi per la salute degli abitanti sono “del tutto estranei alle esigenze cautelari perseguite con il decreto di sequestro che esulano dalla contestazione provvisoria.”

La Cassazione ha replicato che la sentenza amministrativa “ha disposto ulteriori accertamenti sui pericoli per la salute dell’uomo nell’insediamento in questione. Pericoli che non sono certamente estranei ai valori tutelati dalle norme in materia paesaggistica e ambientale”. “Va ricordato al riguardo – concludono – che l’ambiente non costituisce solo un valore estetico da salvaguardare nella sua staticità, ma luogo nel quale l’uomo esprime la propria personalità individuale e sociale senza pregiudizio per la salute, elevata a diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività”. Una notizia che arriva proprio all’indomani delle proteste di cittadini, associazioni e attivisti del no Muos, per la messa in funzione del sistema di telecomunicazioni che, per rilevare le emissioni, ha acceso alla massima potenza le tre parabole e le 46 antenne che si trovano nella base Usa di Niscemi.



Stefania Divertito

Stefania Divertito, è giornalista d’inchiesta, specializzata in tematiche ambientali. Numerose le sue inchieste anche su argomenti delicati. Per citarne alcune: Uranio, il nemico invisibile; Amianto, storia di un serial killer; Toghe verdi, storie di avvocati e battaglie civili. Il suo ultimo lavoro è anche la sua sfida: un romanzo thriller con sullo sfondo il tema dello smaltimento illegale di amianto. Ha vinto il Premio Pasolini nel 2013 ed è stata cronista dell’anno nel 2004.


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