Inquinamento dell’aria e disturbi psichiatrici: esiste una relazione

Una ricerca svedese, pubblicata sulla rivista BMJ Open, ha messo in relazione il livello d’inquinamento dell’aria delle nostre città con la presenza di disturbi psichiatrici. I risultati? A dir poco inquietanti.

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I ricercatori hanno preso in esame l’esposizione all’inquinamento di oltre 500mila adolescenti svedesi sotto i 18 anni e hanno comparato i dati con quelli delle prescrizioni di farmaci normalmente somministrati per i disturbi mentali, tra cui alcune tipologie di sedativi e antipsicotici. I risultati dimostrano che anche un incremento relativamente contenuto dell’inquinamento dell’aria porta a un aumento sensibile e significativo nei casi di trattamento di problemi psichiatrici. Non è il primo studio a confermare una corrispondenza tra la presenza di disturbi, come quelli dello spettro autistico e dell’apprendimento nei bambine, e alti livelli di inquinamento dell’aria, ma questa volta oltre a mettere in evidenza il legame tra polveri inquinanti e  disturbi mentali di bambini e adolescenti, rileva il dato allarmante che questo legame si evidenzia anche a bassi livelli di inquinamento atmosferico. Tant’è che i disturbi mentali aumenterebbero anche in presenza di valori di ossidi di azoto più bassi del 60% rispetto alla soglia limite fissata da UE e OMS. Basta quindi una fonte d’inquinamento onnipresente come il traffico per generare situazioni di questo tipo.
In particolare, ogni 10 µg/m3 di ossidi di azoto in più nell’aria corrispondono a un aumento del 9% nelle malattie mentali dei bambini. Lo stesso aumento di polveri sottili (PM2.5 e PM10) causa invece un incremento del 4% nei disturbi. Nonostante non sia possibile avere la certezza di un nesso causale così rigido, la ricerca ha una valenza scientifica internazionale perché ha esaminato, lungo un arco di 18 anni, l’esposizione all’inquinamento di un campione consistente di minori svedesi, 500mila appunto, e ha confrontato questo dato con le registrazioni di farmaci prescritti per le malattie mentali (dai sedativi ai farmaci anti-psicotici).

Lo studio è allarmante anche perché è stato condotto in un paese come la Svezia, che ha tradizionalmente bassi livelli di inquinamento dell’aria. Il collegamento, infatti, è valido anche in presenza di valori di NOx inferiori ai 15 µg/m3 (il limite di sicurezza imposto da UE e OMS è 40 µg/m3).
Un quadro assolutamente non rassicurante, se si tiene presente che l’inquinamento atmosferico è già il quarto più alto fattore di rischio di morte a livello globale, destinato a causare almeno 9 milioni di morti premature ogni anno.  Se questi dati si leggono alla luce dell’ultimo rapporto dell’OMS secondo cui l’inquinamento atmosferico è in aumento in tutte le città del mondo, si comprende quanto seriamente è da prendere la ricerca in questione, ma soprattutto avere uno sguardo più complesso sulla prevenzione precoce dei disturbi mentali dei nostri bambini. Per scaricare la ricerca completa cliccare qui



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


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