Italia e Tunisia insieme contro i rifiuti

l miraggio del compostaggio in Maghreb diventa realtà nell’oasi di Dgache, Tunisia, grazie a un progetto finanziato dalla Tavola Valdese e promosso da AICA.

BioEcoGeo_tunisia

La raccolta differenziata è ancora un miraggio in tante regioni del Maghreb. In Tunisia, per esempio, benché esista un organo preposto, l’Association Nationale de la Gestion des Déchets (ANGED), le discariche ospitano quasi sempre materiale non separato.
Nel piccolo villaggio di Dgache, sotto l’amministrazione di Tozeur, sud della Tunisia, le cose stanno andando diversamente. Quest’oasi circondata dal deserto spicca per un progetto pilota per la raccolta differenziata della frazione organica, progetto che coinvolge 250 famiglie, finanziato dalla Tavola Valdese e promosso da AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale).
Le Oasi di El Oudiane”, così è chiamato progetto, prende il via già nel 2010 quando  un consigliere del comune di Coazze (Torino), Carlo Marinari, incontrò Abdesselem Abderrazak, Presidente tunisino dell’Associazione per la Protezione Ambientale. La loro intenzione fu sin da subito quella di condividere buone pratiche, esperienze, conoscenze e tecnologie al fine di produrre una serie di risposte a problemi ambientali comuni.
Nel 2013, dopo una serie di sopralluoghi preliminari, il progetto prese finalmente forma. Fin da subito furono introdotte attività di raccolta differenziata attraverso la fornitura di specifici bidoni alle famiglie selezionate per la fase pilota del progetto; vennero realizzate attività per spiegare i benefici della separazione della frazione organica attraverso la partecipazione attiva delle famiglie; ci fu un periodo di training rivolto agli operatori municipali con il fine di insegnare loro come separare i rifiuti; infine, cosa ben importante, fu disposto un sito di compostaggio dove portare i rifiuti organici e produrre compost destinato a nutrire il suolo desertico di Dgache.
Dopo un avvio faticoso, ma grazie alle buone relazioni con i partner locali, il 12 giugno 2015 l’obiettivo viene finalmente raggiunto: il sito di compostaggio viene inaugurato e le istituzioni presenti diventano i testimoni del primo quantitativo di compost prodotto.
Un traguardo raggiunto grazie anche all’attività di Paolo Agostini, project manager di AICA che ha supervisionato tutte le attività in loco insieme ad Abderrazak. Paolo ha visitato le famiglie una per una coinvolgendole e spiegando loro l’obiettivo del progetto.

Abdesselem Abderrazak, Presidente tunisino dell’Associazione per la Protezione Ambientale, ha fatti visita alle famiglie coinvolgendole e spiegando loro l’obiettivo del progetto

Abdesselem Abderrazak, Presidente tunisino dell’Associazione per la Protezione Ambientale, ha fatti visita alle famiglie coinvolgendole e spiegando loro l’obiettivo del progetto

La squadra guidata da Paolo e Abderrazak ha anche dimostrato come suddividere la frazione organica dal “residuale” fornendo a ciascuna famiglia due bidoni di colore diverso (quello verde per l’indifferenziato e quello marrone per l’organico). Alle stesse famiglie è stato anche consegnato un opuscolo illustrato per spiegare la differenziata e un calendario per la raccolta dei rifiuti.
Dopo aver formato una squadra di operatori ecologici con dimostrazioni pratiche di raccolta, il sito di compostaggio progettato è stato equipaggiato e diviso in 4 aree. La prima di queste, chiamata “mixing area” è quella dove la frazione organica viene mescolata insieme a foglie di palma sminuzzate. Nella seconda area avviene  la “fermentazione” in cui il rifiuto organico precedentemente mescolato viene lasciato, appunto, fermentare. Nella terza, quella della “maturazione”, il prodotto ormai fermentato viene accumulato in andane. Infine, nella quarta area, quella della “preparazione”, il compost viene effettivamente preparato, tenendone sotto controllo la temperatura. Nel giorno dell’inaugurazione, ad esempio,  si aveva un buon compost con un alto livello di umidità, sebbene la temperatura esterna sfiorasse i 44°.

La chiave per il successo
«Il successo del progetto è stato dato sicuramente dalla relazione che si è instaurata con la popolazione» racconta Paolo Agostini. «La sfida più difficile è stata quella legata alla comunicazione verbale necessaria per coinvolgere le famiglie». Anche se aveva già vissuto in Marocco, e conosceva la lingua araba, Paolo ha dovuto lavorare con persone appartenenti a una cultura in cui “il tempo non è denaro”.  «Ciò ha significato per me dover essere più paziente ed entrare nella comunità in punta di piedi».
«La gente qui sa come non sprecare: in un deserto, non vi è spreco di acqua, non ci sono sprechi di cibo, non c’è spreco di energia» continua Agostini. Nonostante  lo spreco alimentare non fosse un problema, le risorse da sfruttare comunque c’erano. Inoltre, la produzione di compost in una zona deserta non poteva che arricchire il terreno e creare occupazione, ma anche evitare di inviare più rifiuti da conferire in discarica e contribuire a scoraggiare i cattivi odori e le malattie legate agli animali randagi.
«Alcune delle famiglie che vivono nel quartiere vicino al luogo dove abbiamo avviato la zona pilota sono venute a chiedermi perché loro non facevano parte del progetto» ha detto il sindaco Dahou. «Al fine di garantire la continuità del progetto è necessario sfruttare il lavoro fatto finora, chiedendo al Ministero dell’Ambiente tunisino di estendere il progetto ad altre aree e di intervenire piantando nuovi alberi». Fahrce Saad, una farmacista sulla quarantina coinvolta nel progetto, è d’accordo con il sindaco. «Ci è voluto un po’ per capire come separare i rifiuti. Sembra facile, ma all’inizio, non capivamo perché gettare dei rifiuti organici nel bidone marrone e il residuo nel verde. Pensavamo esattamente il contrario».
Il successo di questa fase pilota ha spinto la Chiesa valdese ad approvare una seconda fase del progetto. In futuro, la raccolta differenziata sarà estesa ad altri 3.000 abitanti di Dgache, ai quali verranno forniti proprio in questi mesi gli strumenti di formazione e di comunicazione. Al fine di raccogliere più rifiuti organici, il sito di compostaggio sarà ampliato con nuove compostiere.

 



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