Quanta informazione c’è sull’ambiente? Come se ne parla?

Quanta informazione c’è sull’ambiente? Quanto se ne parla? Soprattutto: come se ne parla?
Se ne è discusso a Green Speech, la tavola rotonda sulla divulgazione ambientale organizzata a Napoli dalla Cooperativa Sociale Sepofà.

Marina Perotta_Bioeco
I lavori si sono aperti con Antonio Musella, giornalista della testata Fanpage.it, che ha parlato dell’importanza dell’informazione ambientale.
«Quando si dà una notizia, l’informazione sui temi ambientali è fondamentale. Le informazioni non corrette sono facilmente smontabili dalle controparti e rischiano di mettere in pericolo le teorie ambientali». Per Musella infatti, se l’informazione non è supportata da ricerche è a rischio molto di più della credibilità del giornalista o della testata, ma tutto l’impianto che ruota intorno alle battaglie ambientali.

Altro tema è quello della semplicità con cui bisogna dare informazioni alle gente. «Spiegare temi complessi nel modo più semplice possibile – spiega il cronista di Fanpage.it – è difficilissimo, ma bisogna farlo per entrare nella testa della gente».

L’autore de “Il paese dei veleni” pone l’allarme sull’etnicizzazione delle questioni ambientali.

«Sembra che l’Ilva sia un problema di Taranto e dei tarantini. La terra dei fuochi di Napoli e della sua provincia, ma se parliamo di Brescia le cose cambiano. La cittadina lombarda è infatti un polo industriale importante per tutto il paese e questo da diritto ad una visibilità differente che rende il suo triste primato per inquinamento (anche radioattivo) un problema nazionale. Occorre rompere con la questione che i meridionali non sappiano prendersi cura del proprio paese. Questa è boutade pazzesca inventata dalla Lega Nord che ha costruito una  narrazione ‘tossica’ del paese».

Giuseppe Manzo, giornalista e membro della rete Napoli Est Brucia, ha invece posto l’attenzione sulla storia delle raffinerie nella zona orientale di Napoli e su come la cittadinanza si sia riunita intorno alla questione dello smaltimento di rifiuti tossici da parte della Q8.
«Se diamo uno sguardo al piano regolatore sulla presenza delle raffinerie sul territorio, si nota che questi impianti sono passati da 4 lotti a 3.  Solo uno  è stato smantellato. I cittadini hanno fatto delle inchieste e sono arrivati a presentare esposti alla magistratura. Il 2 dicembre 2015 si è arrivati al sequestro degli impianti e diversi dirigenti della Q8 sono stati indagati. Nei file in cui si fa riferimento ai dirigenti non si parla di sversamenti nel suolo e sottosuolo di mesi o di anni. Lì si è fatto così da sempre».

Per l’occasione sono state presentate due testate giornalistiche periodiche: BioEcoGeo e il mensile web Terra di Frontiera. La prima attraverso un contributo video del nostro direttore Iris Corberi; per la seconda la giornalista Emma Barbaro ha presentato la loro ultima inchiesta relativa alla legge regionale sulle discariche, presentando il caso di Sant’Arcangelo Trimonte.

La nostra collaboratrice, Stefania Divertito, ha parlato di “STOP Amianto nelle scuole” un docufilm di denuncia contro l’amianto nelle scuole d’Italia. In un viaggio che ha attraversato tutto lo stivale e tutti i mezzi di divulgazione, a Green Speech ha trovato spazio anche il teatro civile con i due interventi teatrali delle attrici Marina Coli con il suo EterniTamente e Sara Valerio in un monologo inedito tratto dal suo prossimo spettacolo sulla discarica di Malagrotta. A chiusura dei lavori, l’eco blogger Marina Perotta ha fornito una panoramica molto interessante sulla comunicazione ai tempi del web lasciando a tutti noi due interrogativi: Quanti siti sono davvero affidabili? Quanti blog parlano davvero di ambiente?



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


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