Amazzonia, 300 anni per scoprire 16mila specie di alberi

Pensate a quei videogiochi dove tutto ciò che conta è catturare o sconfiggere centinaia di mostri. Ora immaginate di catturarne circa 16mila. Questa parentesi ludica serve a introdurre un’importante ricerca sugli alberi della foresta amazzonica.

foresta-amazzonica_bioecogeo

Lo studioso Nigel Pitman, insieme a tutta la sua equipe di ricerca del Field Museum di Chicago, si è posto un problema in apparenza semplice: quante specie di alberi sono presenti nella più grande foresta del pianeta?

Il numero di specie censite è enorme: 11.676 su un totale di 16mila.

L’equipe di Pitman ha analizzato più di 500.000 campioni (quelli più antichi sono stati raccolti nel 1707, ndr.) tra frutta, fiori e foglie ed hanno pubblicato i risultati della ricerca su Scientific Reports.  Lo studio è stato possibile solo grazie a un vasto progetto di digitalizzazione dei dati e dei campioni delle collezioni dei musei di tutto il mondo.

“Prima di questo documento non avevamo un elenco di alberi amazzonici”, ha detto Nigel Pitman, “Con questa lista stiamo rispondendo a due domande, ovvero ‘Quante specie sono stati trovati?’ E che cosa sono?”

Lo scopo del team americano, oltre  a catalogare la flora locale, è stato quello di creare un indice universale che serva per i futuri ricercatori, creando uno strumento semplice che chiunque può utilizzare.

Dal 1900 sono stati scoperti dai 50 ai 200 nuovi alberi all’anno in Amazzonia. E le altre 4mila specie? “Secondo la nostra analisi – spiega Nigel Pittman –  ne abbiamo ancora per altri tre secoli”.

Per salvaguardare questo immenso patrimonio dal 2006 esiste una moratoria, firmata tra il governo brasiliano e i produttori di soia, per fermare la deforestazione. La coltivazione della soia era una delle cause principali dell’abbattimento delle foreste pluviali in Brasile. Grazie all’attuazione di questo regolamento la deforestazione nel paese si è ridotta dell’80% rispetto al livello massimo raggiunto nel 2004.



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

17 − 13 =