Australia, lo Stato di Victoria vieta il fracking

Parliamo di trivellazioni e di estrazioni dal suolo e parliamo di una legge che le vieta in tutto lo Stato. Chiaramente non stiamo parlando di cosa succede in Italia, ma volgiamo lo sguardo a cosa succede all’estero. In particolare, in Australia. E nello specifico nello stato di Victoria, il primo a vietare completamente il fracking, grazie alle proteste e alle battaglie di attivisti e agricoltori che danno, così, un senso ancora più forte al nome dello Stato in cui vivono.
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Il fracking è una  tecnica utilizzata per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce presenti nel sottosuolo e può essere molto redditizio per le compagnie di estrazione, tuttavia l’impatto ambientale è molto elevato,  a scapito delle popolazioni locali e della biodiversità. Per questo motivo lo stato di Victoria, situato all’estremità sudorientale dell’Australia, ha deciso di vietare questa tecnica di estrazione. Non è la prima volta che dei cittadini privati, soli o organizzati in comitati civici, cercano di far guerra al mondo delle trivellazioni, riuscendo a fermarle o ad ottenerne un risarcimento, confermando, quindi, la pericolosità e il nesso con inquinamento e danni per la salute, ma questa volta la decisione è netta e coinvolge tutte le attività di estrazione dello stato.

La messa al bando del fracking è stata annunciata la mattina del 30 agosto dal premier Daniel Andrews e sarà introdotta entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di  tutelare le popolazioni locali e l’agricoltura.  In una nota diffusa dall’ufficio del premier si legge: “La decisione del governo è basata sulle migliori prove disponibili e riconosce che i rischi superano i benefici potenziali per Victoria” e per questo è stata determinante la forza di volotà di tutta la comunità che si è schierata appertamente contro le attività di trivellazione ed estrazione. Decisivo è stato sicuramente l’intervento del movimento australiano di protesta contro il francking  “Lock the gate“, letteralmente “bloccare il cancello”,  nato nello stato del New South Wales. L’organizzazione invita gli agricoltori, senza mezzi termini e possibilità di mediazione,  a chiudere i cancelli dei propri terreni, impedendo alle compagnie di trivellare.

E proprio il pericolo per l’agricoltura è stata la spinta più forte a prendere posizione e a determinare la decisione di proteggere la propria terra, da sempre molto ricca per lo Stato di Victoria e che dà lavoro a oltre 190mila persone. Il fracking, che utilizza un getto ad alta pressione di acqua mista a sabbia e altri prodotti chimici per provocare l’emersione in superfice del gas, rischia infatti di compromettere le falde acquifere e contaminare il suolo, generando un impatto ancora sconosciuto sull’acqua, l’aria, la terra e la fauna selvatica. Un impatto, però, che potrebbe essere devastante, com’è stato riconosciuto anche in altre parti del mondo,  sia sull’economia, appunto per lo più agricola, che sulla salute della comunità che è rimasta unita e paziente fino alla notizia che tutti aspettavano: il divieto permanente di fracking in tutto lo Stato.

 



Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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