Carbone, ucciso Néstor Ivan Martinez, attivista di una comunità afro-colombiana

Néstor Ivan Martinez, attivista di una comunità afro-colombiana, è stato ucciso a sangue freddo davanti ai suoi familiari nella regione del Cesar, uno dei 32 dipartimenti della Colombia, dove la catena produttiva del carbone è tra le più attive del continente.

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L’uccisione dell’attivista ricorda per modalità l’omicidio di Candido José Mendez avvenuta quindici anni fa. Candido, padre dell’attivista Maira Mendez Barboza –  che lo scorso maggio è stata in vari paesi europei, tra cui l’Italia, per raccontare la sua vicenda e denunciare le violazioni dei diritti umani in corso in Colombia legate allo sfruttamento del carbone – lavorava per la multinazionale Drummond (che fornisce Enel, ndr.) ed era un sindacalista.

In Colombia il carbone viene estratto soprattutto nelle regioni nord-orientali (Cesar e  Guajira)  dove oltre alla Drummond  opera la svizzera Glencore. In questa porzione di Sud America è  il paramilitarismo a dettar legge e a mietere vittime. In particolare le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) nel Cesar hanno massacrato oltre 3mila persone e causato lo sfollamento di 55mila persone. Numeri mostruosi (il 2015  è l’anno con il maggior numero di uccisioni di attivisti nel mondo ).

Proprio recentemente è stato pubblicato il rapporto dell’organismo governativo Centro Nacional de Memoria Historica “La Maldita Tierra” in cui sono contenute testimonianze di ex paramilitari che denunciano la commistione tra le AUC e le multinazionali che operano nel paese.

La genesi – La questione delle vittime non è nuova nel Cesar. Nel novembre 2014, rappresentanti della società Vattenfall, di E.ON, di RWE e di Engie si sono recati nel Cesar con il ministro olandese del Commercio con l’estero. Questi soggetti hanno poi  riconosciuto pubblicamente la questione delle vittime della violenza paramilitare e hanno invitato le compagnie minerarie Drummond e Glencore/Prodeco a impegnarsi in un processo di riconciliazione. Dopo tre mesi, il gruppo energetico che fa capo alla tedesca EnBW ha condotto un’altra missione sul territorio del Cesar, insieme con alcune Ong, riconoscendo (di nuovo) pubblicamente  il problema delle vittime e la questione della mancata mediazione tra le parti in causa. Nel marzo 2016, il comune di Amsterdam ha invitato le aziende energetiche, di trasporti e quelle portuali ad assumersi in modo più serio le proprie responsabilità sulla catena di approvvigionamento del carbone e di agire per realizzare passi concreti e tangibili da parte delle società minerarie del Cesar per compensare le vittime.

Queste mosse da sole non sono servite ad arrestare gli illeciti nel paese. Quanti attivisti dovranno ancora morire prima che questo scempio si fermi?



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


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