Bygida 2.0, in Norvegia una piccola casa per una grande idea

Si chiama Bygda 2.0, nella sua lingua originale, o Village 2.0, nella versione anglofona, ed è un progetto di sviluppo di villaggio rurale in Norvegia che si concentra sulla combinazione tra spazi dedicati al lavoro, alle imprese e ad attività di ricerca e altri dedicati al tempo libero, in cui vivere e rilassarsi, in una concezione molto dinamica.

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Un posto dove vivere, lavorare e divertirsi”, infatti, è proprio lo slogan trovato dallo studio Asante Architecture and Design di Stoccolma che ha realizzato un progetto pilota, presentato per lo più come un esperimento, ma con l’ambizione di diventare un esempio europeo e internazionale. Il villaggio si trova sulle rocce vicino alla costa e offre una splendida vista sull’acqua, è costruito in legno e dispone di un moderno impianto di riscaldamento a basso consumo energetico con legna da ardere. La facciata è esente da manutenzione costruita con legno bruciato, una tecnica tradizionale giapponese adattata al contesto norvegese. E’ stata appena completata e presentata la seconda casa, costruita per il vice-direttore di un bar sulla spiaggia nelle vicinanze e si chiama Hadar. La casa è interamente riscaldata da una stufa a legna interessante, chiamata “kakelugnspannan”, la versione di una stufa tradizionale scandinava che ha un sacco di massa termica per mantenere il calore. Dispone di un serbatoio di 600 litri nell’accumulatore, dove avviene il riscaldamento dell’acqua, che ouò poi essere distribuita ai radiatori. Funziona con un indicatore di efficienza energetica pari all’87%.

La volontà degli ideatori è quella di offrire un’interpretazione contemporanea del villaggio norvegese, al fine di incrementare il valore e la gestione delle periferie, con la creazione di una vita unica, compatta, sostenibile e moderna. Questo piccolo villaggio avrà diverse mini-abitazioni, vari tipi di attività, e potrà essere un punto di riferimento per varie azioni di ricerca. Housing, industria e ricerca sono tutti fattori importanti, ma spesso slegati tra loro, questo esperimento, invece, vuole sviluppare una simbiosi consapevole tra insediamento abitativo e quello lavorativo, vedere i bisogni e i desideri delle attività di business in tale area, e in questo modo renderlo più attraente sia in termini di sviluppo residenziale che commerciale.

Il potenziale a lungo termine è visto nella rivitalizzazione dell’area e nella maggiore visibilità della campagna norvegese, in un’accezione positiva e più attraente. Il tutto senza trascurare la sostenibilità ambientale e l’efficienza degli insediamenti, con la realizzazione di ambienti ad alta tecnologia in questo senso e un monitoraggio continuo dell’area, soggetta a continui movimenti della faglia terrestre, a causa di interventi passati da parte dell’ingegneria civile.

La creazione di questo nuovo villaggio ha già creato molta attenzione, aumentandone l’attrattiva sia come zona di residenza che come sede per le imprese. Un villaggio “in periferia per la periferia” che in Norvegia significa soprattutto zona rurale, cercando di cambiare la visione della campagna: da condizione di isolamento a nuovo ascensore sociale.



Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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