Fukushima, costi smantellamento impianti ben oltre le stime

I costi per lo smantellamento dell’impianto nucleare di Fukushima (Daiichi) distrutto dallo tsunami del 2011  è destinato a superare di molto la stima iniziale di 2.000 miliardi di yen (17.5 miliardi di euro). Lo ha annunciato ieri un comitato del ministero dell’Industria giapponese.

fukushima

In un programma “d’accelerazione della ricostruzione della regione di Fukushima”, datato 2013, il governo nipponico aveva valutato in 2mila miliardi di yen il costo dello smantellamento dei sei reattori della vecchia centrale, colpita in pieno dal terremoto-tsunami del 2011.  Tuttavia questa somma sarà ampiamente superata secondo i documenti resi pubblici per studiare in dettaglio “il problema della compagnia Tepco”, il gestore della centrale.

I costi di smantellamento degli impianti per la Tokyo Electric Power potrebbero lievitare in modo significativo. Si parla di 800 milioni di dollari per anno.  L’asso nella manica della Tepco per contenere i costi potrebbe essere quindi quello di una fusione con le altre società che si occupano di nucleare.

Per Yojiro Hatakeyama,  supervisore delle strategie nucleari del Giappone presso il ministero dell’industria, questa “combinazione tra gli operatori nucleari è una possibilità” da prendere seriamente in considerazione.

Il ministro giapponese dell’Economia, del Commercio e dell’Industria, Hiroshige Seko, ha dichiarato invece che entro fine di quest’anno il governo fornirà una stima più solida per i costi di smantellamento della centrale nucleare.

Gli altri impianti nipponici

Il Giappone ha 10 operatori nucleari e tutti sono stati colpiti dalla ricaduta politica del disastro di Fukushima. Tutti tranne due dei 42 reattori del Giappone sono in modalità di arresto.

Secondo gli esperti, ci vorranno almeno trent’anni affinché si riesca a recuperare il combustibile fuso nelle tre unità e ripulire i luoghi al meglio possibile.

 



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


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