Anche la Finlandia dice no al carbone, e gli altri?

Ci sono pochi casi di successo ambientale negli ultimi anni più incoraggianti  rispetto al crollo improvviso  del “Re Carbone”, come uno dei principali attori sui mercati globali dell’energia. Mentre l’incertezza ancora circonda esattamente ciò che i risultati delle elezioni americane significano per il carbone nel breve termine, è difficile vedere uno scenario in cui il carbone  nel lungo periodo possa tornare alla ribalta.

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La Finlandia. Tra i pochi casi, vogliamo parlare della Finlandia che ha da poco  annunciato l’intenzione di eliminare gradualmente il carbone entro il 2030. “The Independent” riporta che il Parlamento finlandese ha in programma la discussione di proposte relative al divieto completo dell’uso del carbone per la produzione di energia entro il 2030 al più tardi. È  vero che l’uso delil carbone è in calo già dal 2011,  costituendo ora solo il 7% del mix energetico del paese. Ancora, arrivando sulla scia di annunci simili provenienti da Canada, Regno Unito e Francia, sembra che le potenziali vie per un rilancio dell’industria del carbone si stanno rapidamente riducendo.

Gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono tra i maggiori committenti, perchè ancora non riescono ad eliminare l’uso del carbone.   Tuttavia, ci sono buone ragioni per dubitare che un Presidente carbone-friendly possa davvero spostare l’ago sull’eventuale obsolescenza della industria e questo perché la maggior parte del settore energetico ha già fatto già dei piani per guardare avanti. “Michigan Live“, per esempio, riferisce che la più grande utility del Michigan, DTE Energy ,è ancora al 100% impegnato a eliminare gradualmente il carbone. Non solo, ma il CEO della società, Gerry Anderson, dice che “c’è un’accettazione universale nel settore energetico del fatto che il carbone non tornerà più” affermando chiaramente:  “Io non conosco nessuno nel paese che avrebbe costruito un altro impianto a carbone“, a prescindere da ciò che il presidente Trump decida di fare con il risparmio di energia pulita. È vero, Anderson rileva anche che alcune utilities stanno semplicemente sostituendo il carbone con l’attività di fracking per l’estrazione del gas naturale, ma il calo continuo dei costi delle energie rinnovabili e del sostegno pubblico per l’energia pulita stanno spingendo programmazione in favore di energia solare e vento.
Nel frattempo NRG, uno dei maggiori fornitori di energia negli Stati Uniti, è ancora più audace sulle prospettive delle energie rinnovabili. Il vice presidente per la sostenibilità, Bruno Sarda, ha detto  in un’intervista telefonica a Triple Pundit fatta dopo le elezioni, che l’azienda continua ad impegnarsi per i suoi ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione  di una riduzione del 50 per cento delle emissioni di carbonio entro il 2030 e una riduzione del 90 per cento entro il 2050.

In questo caso, NRG è un fornitore indipendente, soggetto all’opinione del pubblico e non al legislatore, ma vale la pena notare, tuttavia, che anche i programmi  regolamentati e  quelli dei legislatori che li regolano sono soggette alla popolarità pubblico incredibile di energia pulita. Quando nel North Carolina, i legislatori hanno cercato di diminuire il fabbisogno di energia rinnovabili, per esempio, c’è stata una protesta pubblica enorme.

La Cina. C’è un grande punto interrogativo intorno al futuro del carbone, ed è rappresentato dalla Cina. Gli analisti e gli attivisti allo stesso modo sono rimasti stupiti da quanto velocemente si sia stabilizzato l’uso del carbone in Cina, anni prima del previsto,  guidato in parte da preoccupazioni interne rispetto alla qualità dell’aria, e in parte da un rallentamento dell’economia.  La leadership nel campo può anche intensificarsi ulteriormente se gli Stati Uniti cedono la loro posizione sulla scena mondiale. Detto questo, la Cina sta ancora costruendo una grande quantità di nuova capacità a carbone. Interessante, però, è il livello di attenzione mondiale su questo argomento che non è posta sull’inquinamento che causeranno, ma sul fatto che essi possono diventare rapidamente obsoleti. Infatti,  il paese potrebbe aver buttato via quanto più di 500 miliardi di dollari in impianti di generazione inutili, che non potranno mai recuperare il loro valore.

In definitiva, il futuro non sembra molto più luminoso per il carbone di quanto non sia stato un mese fa. È vero, ci può essere un temporaneo rallentamento del pensionamento delle centrali  a carbone, se la politica degli Stati Uniti va nel senso detto da Trump, ma dato l’aumento delle fonti rinnovabili, il concorso del gas naturale,  la mancanza di ulteriori  investimenti nell’estrazione del carbone, si può ben sperare che i casi positivi come quello della Finlandia, a livello globale, possano aumentare ed avere un effetto domino a livello globale.



Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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