Obama sfida Trump, arriva il no permanente alle trivellazioni

Natale ormai è alle porte ed è tempo di regali anche alla Casa Bianca: ecco che Obama, con uno degli atti finali del suo governo, lascia in eredità a Trump il divieto permanente di trivellazioni offshore per gas e petrolio nelle regioni artiche del pacifico e dell’Atlantico settentrionale.

raw-obama-prince-george-050116

Per scongiurare una reazione contraria del suo successore, il Presidente uscente fa leva su una dimenticata legislazione del 1953, l’Outer Continental Shelf Lands Act, che gli conferirebbe l’autorità necessaria a proteggere i fondali marini dal Maine alla Virginia sulla costa orientale del Paese e lungo gran parte dell’Alaska su quella occidentale. Si tratta di un atto riguardera’ il 98% delle acque federali dell’Artico, ben oltre 465 mila metri quadrati. Una regione dalla natura incontaminata dove vivono orsi polari e balene. Il divieto riguardera’ anche le acque lungo la costa Atlantica fino al confine con il Canada. E l’annuncio di Obama è giunto insieme a quello del premier canadese Justine Trudeau per il bando permanente di trivellazione anche lungo le acque canadesi dell’Artico.
Politiche ambientali opposte. Possiamo solo immaginare quanto il neo-eletto Donald Trump non abbia gradito il regalo di Obama, vista la sua nota e sbandierata apertura verso gli amici petrolieri, sia in campagna elettorale che dopo la vittoria, al momento delle nomine. Basti pensare che alla guida dell’EPA, l’Agenzia per la protezione ambientale, ha  nominato il procuratore statale del’Oklahoma Scott Pruitt, un nemico giurato dell’ente, grande scettico della conclusioni scientifiche sul riscaldamento dell’atmosfera, come Trump,e  noto per aver presentato ricorsi contro l’Epa e l’applicazione delle sue norme.
Obama, dunque, vuole correre ai ripari, difendendo fino all’ultimo giorno quella che probabilmente è la più importante eredità che lascia alle generazioni future,  la sua politica ambientale. Già in precedenza, con il mandato sotto assedio di una maggioranza repubblicana al Congresso, era ricorso a leggi nascoste pur di rafforzare la difesa dell’ambiente: aveva ripescato un paragrafo del Clean Air Act del 1970, ad esempio, per lanciare un piano destinato al passaggio dell’approvvigionamento di energia elettrica da parte degli stati  dai carburanti fossili alle fonti rinnovabili.  La clausola della legge del ’53 utilizzata adesso è stata già utilizzata da alcuni suoi predecessori per proteggere temporaneamente alcune piccole porzioni di Oceano. Temporaneamente. La cosa senza precedenti è il fatto che stavolta il divieto è dichiarato permanente e  l’unica che può rovesciare la decisione è una corte federale.
Insomma, Trump è avvisato: giù le mani dagli impegni presi dall’amministrazione Obama in campo ambientale. E ci sono in ballo anche altre questioni su cui Obama potrebbe intervenire energicamente entro il porssimo 20 gennaio, data in cui sarà costretto a lasciare la Casa Bianca a chi, ci possiamo scommettere, farà di tutto per abolire ciò che è stato fatto fino ad ora.

 



Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

quattro × uno =