Il Segreto di Pulcinella, il docufilm sulla Terra dei Fuochi. Ecco l’intervista alla regista Mary Griffo

C’è stato un tempo in cui, noi napoletani, usavamo spesso la locuzione “segreto di Pulcinella”. La usavamo per indicare un’ovvietà, un qualcosa che tutti sapevano ma che nessuno aveva il coraggio di dire apertamente, a tutti. Mary Griffo, regista e presidente di Socialmovie, ha utilizzato quell’espressione per far uscire il dramma della Terra dei Fuochi. Un dramma di cui si parla a singhiozzo, uscito dal mainstream dell’informazione nazionale. Il segreto di Pulcinella è un docufilm su uno degli angoli di terra più martoriati del nostro paese.

Il segreto di pulcinella_BioEcoGeo

L’intento della regista e della Socialmovie è stato quello di realizzare un documentario “che non fosse solo una denuncia, ma anche lo specchio della condizione di fragilità dell’essere umano che ha paura perché è vittima, troppo spesso, di interessi più grandi”.

Sul nuovo numero di BioEcoGeo, in edicola e in  abbonamento in questi giorni, troverete l’intervista inedita a Marisa Laurito, che nel film interpreta la moglie del pentito Carmine Schiavone, e a due dei maggiori protagonisti della vita reale: Vincenzo Tosti e Marzia Caccioppoli.
Qui di seguito invece, l’intervista alla regista, Mary Griffo

———————————-

Quando è nata l’idea de “Il segreto di Pulcinella”?

La mia famiglia è originaria di Caivano, il paese che è diventato simbolo della Terra dei fuochi; ci ho trascorso gran parte della vita e, di conseguenza, ho sperimentato la difficoltà quotidiana di vivere in Terra dei fuochi. Mi sono fatta domande rimaste poi senza risposta, le stesse che si fanno i miei concittadini, ho vissuto le loro stesse paure e ho visto anch’io i roghi, i fumi e le malattie che loro denunciano. E così ho deciso di fare qualcosa per dare il mio contributo alla visibilità del disastro ambientale campano, raccontando una storia che potesse parlare al cuore della gente.

Durante i lavori avrai sicuramente testato l’animo dei cittadini di un territorio così vasto come quello della “Terra dei Fuochi”. Secondo te, allo stato attuale, quanta consapevolezza c’è su cosa è accaduto e sta succedendo alla nostra terra?

Se poco o nulla le istituzioni hanno fatto in termini di bonifica e risanamento ambientale delle aree disastrate, moltissimo è, invece, cambiato nelle coscienze e nella consapevolezza delle persone a proposito dei roghi, dello smaltimento illegale di rifiuti tossici e del sistema malato che li produce. Si è passati dalla paura riguardo all’aria, all’acqua e al cibo che si porta in tavola, al porsi domande per capire le cause reali del fenomeno biocidio in atto. I cittadini ormai sanno bene che gli attori principali dello scempio del territorio sono le aziende corrotte, le organizzazioni criminali e lo Stato in troppi casi omertoso e inerte. Da questa consapevolezza nasce il bisogno, che si sente emergere sempre più forte nelle parole delle mamme e degli attivisti di Terra dei fuochi, di lottare a difesa del diritto alla salute, un diritto costituzionalmente riconosciuto e, purtroppo, quotidianamente negato.

Com’è stato muoversi in un territorio in apparenza ostile e quanto vi hanno aiutato le associazioni presenti sul territorio?

Le associazioni di cittadini che operano in difesa dell’ambiente, ora unite nella Rete di Cittadinanza e Comunità, sono molto attive e, senza il loro preziosissimo aiuto, sarebbe stato impossibile portare a termine il mio lavoro.  Questi cittadini coraggiosi non si sono fatti schiacciare dai sentimenti di rabbia e impotenza, non si sono fatti ridurre all’immobilità, né si sono arresi; anzi, si sono rimboccati le maniche e si sono dati da fare per chiedere certezze e tutela allo Stato, perché si sappia che il marchio negativo “Terra dei Fuochi” è ormai legato alla Campania, ma è il territorio nazionale tutto a essere coinvolto a vario titolo. Proprio questo concetto sarà la base del mio prossimo lavoro. A breve comincerò, infatti, le riprese di un nuovo docufilm, una sorta di sequel de Il Segreto di Pulcinella, concepito come un viaggio che stavolta parte dalla Lombardia per toccare Puglia, Basilicata, Sicilia, Abruzzo, Lazio, Veneto, Toscana fino all’insospettabile Trentino-Alto Adige, a dimostrazione di come il fenomeno biocidio non sia solo una problematica regionale, bensì, purtroppo, un fenomeno esteso e globalizzato. Sulla scorta della battaglia combattuta dai cittadini campani, questo docufilm sarà il racconto della costruzione graduale della “resistenza” dei cittadini nelle varie regioni, cittadini che non si limitano a sperare che le cose cambino, ma che si attivano per realizzare con impegno e dedizione il loro sogno di riappropriarsi della res pubblica, di riconquistare e ricostruire un ambiente dove far crescere serenamente i propri figli.

Nel docufilm è presente Carmine Schiavone, un personaggio forte e per alcuni aspetti molto controverso. Diverse realtà, anche della stessa Terra dei Fuochi, non hanno preso bene la sua partecipazione al film. Come e perché hai deciso di inserirlo in questo lavoro?

Carmine Schiavone, pentito di camorra e collaboratore di giustizia, è stato uno dei primi a denunciare nei primi anni ’90 le dinamiche criminali che hanno portato il clan dei casalesi ad avere agganci col potere politico e con un sistema industriale malato e senza scrupoli, aveva rivelato i dettagli e gli ingredienti che hanno generato la tragedia biocidio in Campania, eppure, tutto era stato messo a tacere, grazie al segreto di Stato nulla si doveva sapere. Non potevo prescindere dalla figura di Schiavone, ignorandola, se volevo ricostruire un racconto fedele di quello che è ed è stata Terra dei fuochi. Ho voluto anche introdurre la figura di Mara, la moglie di Schiavone interpretata nel documentario da Marisa Laurito, proprio perché era emblematica della situazione della popolazione abitante in Terra dei fuochi: ammalatasi lei stessa di cancro, proprio in conseguenza dell’esposizione all’inquinamento ambientale, Mara ci ricorda che nessuno è immune, che il cancro colpisce chiunque indiscriminatamente.

Quale sarà il destino di questo docufilm? Che diffusione prevedete?

Lo scorso ottobre il film è stato proiettato in anteprima internazionale al Festival del cinema italiano di Villerup, in Francia, e in anteprima italiana in Campania; c’è stata poi la proiezione a Roma, in Vaticano, e ulteriori presentazioni saranno organizzate a Brescia (altra città martoriata dall’inquinamento da rifiuti e scarti tossici), Pavia, Vigevano, Firenze, Varese, Taranto (terra devastata dall’ILVA) e numerose altre città. Il docufilm sarà poi distribuito nelle sale cinematografiche del territorio nazionale a partire da marzo. Inoltre, la distribuzione sta ricevendo le adesioni di moltissime scuole per proiezioni del film in matinèe come momento educativo volto alla promozione della cultura della legalità e per stimolare l’interesse verso le tematiche legate all’ambiente.



Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, sociologo, appassionato di fotografia, rockettaro quanto basta. Da sempre combattente e studioso delle tematiche ambientali. Tra i fondatori della rete Napoli Est Brucia che rivendica il risanamento del territorio di Napoli Est dall'inquinamento selvaggio delle raffinerie.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

sei − uno =