Lecce, una cava di pietra leccese da discarica a foresta urbana

A Lecce, sulla strada per San Cesario, una cava dismessa che per anni è stata una un’enorme discarica, in cui chiunque gettava rifiuti fermandosi sul ciglio della strada sovrastante, è stata scoperta e riportata alla luce dai volontari del Wwf.

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Adesso è  un polmone verde nel bel mezzo della città, un giardino sotterraneo all’interno di una cava di pietra leccese, che i volontari stanno mettendo in sicurezza e il Wwf locale gestirà per poterlo restituire alla comunità. E’ possibile, infatti, prenotare delle visite guidate per percorsi naturalistici e si lavora affinché si recuperi l’intera area di circa due ettari con un frutteto e un orto, l’agrumeto e uno stagno, e si attrezzino aree dedicate a laboratori per bambini, una piazza per gli spettacoli, un’area lettura e forse anche un percorso sportivo.

La cava è, in realtà, un giardino pieno di bellissime sorprese naturali, una vera e propria foresta urbana che è rimasta nascosta e inutilizzata negli ultimi sessanta anni e che custodisce una biodiversità ancora solo parzialmente scoperta e che si protegge accogliendo pochi visitatori alla volta. L’obiettivo è non alterare l’habitat e non disturbare gli “inquilini” della foresta, che lasciano tracce di sé dovunque. Guardando bene si scoprono le tane delle volpi, in alto i nidi delle taccole e, per occhi attenti, anche di civette e barbagianni.

Il progetto. Non esiste un progetto o un cronoprogramma vero e proprio, nel senso che il lavoro è svolto da volontari del Wwf che il sabato aprono il cancello e cominciano a ripulire, attrezzare e riqualificare. Tra questi, la stessa vice presidente di Wwf Salento, o una restauratrice che fa da guida, o un agronomo che cura le piante da malattie che sta liberando l’agrumeto da malattie e piante che lo intasano, un ex meccanico che si dedica, invece, a ripulire i sentieri dalle erbe infestanti, perché uno dei problemi è sicuramente l’incuria di tutti questi anni e i tempi diversi della natura e dell’uomo. Come spiega Vittorio De Vitis, professore che fa da guida nel percorso che porta al giardino nascosto, in un’intervista rilasciata a La Repubblica Bari:L’idea è nata nel 2012 e i primi interventi iniziati nel 2013. I proprietari sono vari, ma tutti hanno accolto bene l’idea di rendere questo spazio fruibile e, dopo la prima sistemazione, siamo riusciti ad aprire alle visite guidate su prenotazione nei weekend“.

Da cava a discarica, da discarica a giardino.  E’ importante sapere e ricordare sempre da dove si è partiti ed è per questo che, nel lavoro di riqualificazione e sistemazione dello spazio, ad esempio, si sono lasciate le “pentule”, come si chiamavano in dialetto salentino i faraglioni di pietra presenti nella cava, per ricordare il passato in cui erano punti d’incontro e deposito di attrezzi della cava, oppure dei piccoli edifici in cui sono stati sistemati alcuni oggetti recuperati qua e là, come bottiglie, ciotole e giocattoli per bambini. Seguendo questa filosofia, si possono ammirare sia le piante in salute che quelle morte, in modo da mostrare ai ragazzi, come in un giardino didattico, l’evoluzione della natura.

Un bene comune. Il giardino ha visto la luce grazie alla disponibilità e all’impegno dei volontari del Wwf, ma è fondamentale che ci sia il coinvolgimento di tutti i cittadini e degli studenti delle scuole che lo animano, e dell’università che, con le attività di ricerca, potrebbero servire per censire la flora e la fauna, confermando la presenza di una biodiversità unica e assolutamente da vedere.



Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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