Germania e immigrati, gli orti urbani aiutano l’integrazione

Trasformare gli immigrati da “uomini cattivi” a “buoni vicini”, si può. Tantissimi ormai sono i titoli di gionali che ci parlano della demonizzazione degli immigrati e dei rifugiati o di politiche di accoglienza evidentemente non efficaci, disperando ogni possibilità di integrazione,  ma abbiamo trovato un barlume di speranza in una notizia riportata dalla stampa tedesca, sul Die Welt / N24,  riguardante delle strane nuove varietà di verdure che compaiono nei giardini della comunità tedesca.
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Un po ‘di storia. Gli orti comunitari sono ormai un modello di vita in Germania.  Di sera e nei weekend la spesa viene fatta in delle vere e proprie  colonie all’interno di un “piccolo giardino” che offre ai tedeschi di città  un’opportunità per crescere cibo fresco e uscire nella natura. Ci sono oltre 800 di queste colonie nella sola Berlino, stabili lungo i binari della ferrovia e su altri terreni pubblici sottoutilizzati.
Orto e diritto di protezione. In genere non è consentito vivere in un orto come residenza primaria, ma i terreni sono affittati per lunghi periodi e  coloro che mettono impegno nel mantenimento di questi lotti sono ricompensati con il diritto di  protezione per legge. La maggior parte delle comunità- giardino (le possiamo definire così) sono dotate di piccole capanne su ogni terreno, tra alberi da frutta, erbe e orti. Il gran numero di norme che regolano l’utilizzo dell’orto serve ad organizzare e a gestire la colonia,  come un microcosmo di una società vera e propria, dall’adesione fino alla fine.  Secondo Martin Rist dell’associazione bavarese dei piccoli giardini “LBK ” in Germania,  la percentuale più alta di affittuari degli orti è proprio tra gli immigrati  rispetto al resto degli abitanti che nel complesso risiede nelle città in cui  i giardini crescono. Martin spiega:Loro (i rifugiati) hanno perso la loro terra d’origine, e la patria si esprime anche nella coltivazione di frutta e verdura e ritagliarsi il proprio spazio in questo modo.”

L’erba del tuo vicino. E così i tedeschi hanno dei vicini con giardini in cui  crescono più foglie di vite e peperoncini e altre piante strane e diverse, utili per cucinare piatti  “esotici” della loro terra d’origine. Martin Rist riporta che questo ha un effetto chiaro ed evidente che porta allo scambio culturale e di idee tra i giardinieri e che può servire come un’importante opportunità per l’integrazione. Non è la prima volta che i giardini hanno ricevuto credito per la costruzione di comunità.

Alcuni esempi. Navigando sul web, si possono trovare alcune tracce di questo successo. Per esempio, una  “squadra di  benvenuto” tedesca promuove messaggi di integrazione attraverso un annuncio di offerta di condivisione della loro esperienza di giardino con  nuovi arrivati. Ci si può imbattere nell’articolo: “Mustafa: siriano, rifugiato, giardiniere”  in cui si evidenzia una colonia giardino che conduce lo sforzo di integrazione ridando alle persone la cui vita è stata interrotta uno scopo di rinnovamento.  Un altro racconta la storia di gente  “fuori dalla guerra e in giardino”

Un filo conduttore comune nei successi: gli abitanti stabili si organizzano in modo proattivo per rendere i loro orti comunitari uno spazio invitante per i nuovi arrivati.

“L’uomo cattivo” è un’eccezione. Nessuno è così ingenuo da pensare che non ci siano persone il cui comportamento antisociale possa danneggiare gravemente gli altri, che ci siano criminali e psicopatici meritevoli di tutta la potenza e la forza del sistema di giustizia che sta alla base di una società basata sullo Stato di diritto. Ma, siamo onesti, queste persone sono le eccezioni; la maggior parte delle volte che abbiamo paura degli estranei non è perché sono effettivamente pericolosi, ma perché i nostri cervelli umani sono orientati a temere ciò che è sconosciuto o inusuale dal nostro punto di vista. Uscire fuori e condividere la nostra umanità, in particolare attraverso la nostra connessione con la terra, ci dà la possibilità di diventare amici anche con degli sconosciuti, trasformando quelli che si trovano in difficoltà e in forte disagio da  “uomini cattivi” a  “buoni vicini”.

 


Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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