Rapporto “Agromafie”, affari d’oro per le mafie nel settore agroalimentare

E’ stato presentato questa mattina, presso la sede della Coldiretti a Roma il quinto rapporto “Agromafie” sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. I lavori sono stati introdotti da Vincenzo Gesmundo, Segretario generale Coldiretti e coordinati da Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, alla presenza di Marco Minniti, Ministro dell’Interno, Andrea Orlando, Ministro della Giustizia, Maurizio Martina, MinistroPolitiche agricole alimentari e forestali,  Rosy Bindi, Presidente della Commissione parlamentare antimafia, Franco Roberti Procuratore Nazionale Antimafia e Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

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I dati
Il rapporto ha confermato l’enorme giro di affari che le mafie portano in tavola: il business è aumentato del 30% rispetto al 2015, salendo a ben 21,8 miliardi di euro. Una stima, tra l’altro arrotondata per difetto, visto che restano inevitabilmente fuori i proventi derivanti da operazioni condotte  dalle organizzazioni criminali interamente all’estero, gli investimenti effettuati in diverse parti del mondo, le attività speculative attraverso la creazione di fondi di investimento sulle piazze finanziarie di mezzo mondo, il trasferimento formalmente legale di fondi attraverso i money transfer in collaborazione con fiduciarie anonime e la cosiddetta “banca di tramitazione” che veicola il denaro verso la sua destinazione finale. Il ministro Martina parla del salto di qualità fatto dal ministero delle politiche agricole nel settore dei controlli:  “Il mio ministero ha svolto 370mila controlli in tre anni che abbiamo realizzato autonomamente. E’ segno di un’attività molto capillare, ma bisogna andare avanti sapendo che alcune aree come quelle interne sono particolarmente riguardate dal fenomeno agromafie“.

I settori
La Coldiretti sviscera nel rapporto una ad una tutti i tipi di infiltrazioni delle organizzazioni mafiose nei diversi settori della filiera agroalimentare: “Tra tutti i settori “agromafiosi”, quello della ristorazione è forse il comparto più tradizionale. In alcuni casi le mafie possiedono addirittura franchising e catene di ristoranti. Il business dei profitti criminali reinvestiti nella ristorazione coinvolgerebbe oltre 5.000 locali, con una più capillare presenza a Roma, Milano e nelle grandi città“. Poi, continua a spiegare: “Sul fronte della filiera agroalimentare le mafie, dopo aver ceduto in appalto ai manovali l’onere di organizzare e gestire il caporalato e altre numerose forme di sfruttamento, condizionano il mercato stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati“.  Nel 2016 si è rilevata una vera e propria impennata di reati nel settore agricolo: quasi quotidianamente ci sono furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti e animali, con un ritorno prepotente dell’abigeato. L’organizzazione denuncia:”Raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda, specie se di dimensioni medie o piccole, con furti di interi carichi di olio o frutta, depositi di vino o altri prodotti come alveari, mandrie o trattori. A questi reati contro l’agricoltura si affiancano racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione, mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti i primi da egiziani e i secondi da indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite attive sul territorio, con il dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing“.

I gruppi mafiosi
Ogni famiglia ha il proprio mercato: carne, olio e mozzarella per citarne alcuni. Ad ognuno di essi si può dare il nome e il cognome di gruppi mafiosi molto noti. La filiera dell’agroalimentare, dalla produzione del cibo, al trasporto, alla distribuzione e fino alla vendita, ha tutte le carte in regola per attirare l’interesse delle organizzazioni mafiose che hanno capito molto presto che la globalizzazione anche nel campo dell’agricoltura è una fondamentale risorsa per rimpinguare le casse della criminalità.

La soluzione
Le conclusioni sono affidate al Presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo che sottolinea: “Le agromafie vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano i prezzi, nell’opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono centinaia e migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale, ma soprattutto con la trasparenza e l’informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto. Per l’alimentare, in particolare, occorre vigilare sul sottocosto e sui cibi low cost dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi se non l’illegalità o lo sfruttamento“.



Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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