Una crociera non è una vacanza ecostenibile

Anna Gerometta è presidente dell’associazione Cittadini per l’Aria che segue e partecipa attivamente al dibattito sull’inquinamento dell’aria e dei cambiamenti climatici a livello europeo, inserendosi in una rete internazionale di soggetti non governativi. Oltre al progetto “Facciamo respirare il Mediterraneo” l’Associazione ha da poco promosso la campagna “NO2, NO GRAZIE” la prima mappatura fatta dai cittadini per i cittadini al fine di rilevare le quantità di biossido di azoto (NO2), uno dei gas più inquinanti derivante principalmente dal traffico e dai veicoli diesel.

Anna Gerometta, Presidente Cittadini per l'AriaQuando è nata l’associazione e qual è la mission?
L’associazione è nata il 1 aprile del 2015, un vero pesce d’aprile. L’abbiamo fondata partendo dal bisogno di avere un soggetto che si occupasse di politiche sulla qualità dell’aria. Nel nostro spirito, l’associazione deve fare da ponte tra ricerca e cittadini. In particolare deve rendere noti i dati scientifici perché ci rendiamo conto che la politica finanzia gli studi ma di fatti poi non li utilizza. Il tutto, ovviamente, in un contesto più ampio e per noi è fondamentale: i cittadini hanno il diritto d’avere aria pulita.

Quanto hanno influito i rilevamenti di Genova sulla consapevolezza che i nostri porti siano inquinati?
Difficile a dirsi. Certo è che diffondere sempre più i dati che evidenziano quanto le navi siano grandi fonti di inquinamento, aiuta a elevare la consapevolezza generale. Aver mostrato quanto una singola nave in entrata nel porto di Genova abbia letteralmente fatto schizzare il livello delle polveri ultra-fini ha portato almeno a un paio di consapevolezze. La prima è che scegliere una crociera non equivale a scegliere una vacanza ecostenibile e la seconda è che nelle città di porto la salute è seriamente minacciata dall’attracco delle navi, siano da crociera o meno. Oltre a quello del capoluogo ligure, stiamo tenendo sotto osservazione anche altri porti italiani.

Quali sono le vostre proposte?
L’Italia deve lavorare sodo affinché la norma inserita nel Codice dell’ambiente due anni fa (il divieto di ingresso alle navi nel Mediterraneo se utilizzano carburanti con una quota di zolfo superiori allo 0,1%, ndr) venga applicata ed estesa anche agli altri paesi del Mediterraneo. Il nostro paese ha fatto un balzo in avanti, ma purtroppo solo in apparenza.
La regolamentazione prevede che nel 2018 nel Mare Adriatico e nel 2020 nel Mar Tirreno non entrino più navi (nello spazio di competenza italiana) che usano carburanti contenenti quote di zolfo superiori allo 0,1% rispetto all’attuale 3,5 %.
Con il nostro progetto  “”, proponiamo di ottenere, insieme a altri stati membri europei affacciati sul Mediterraneo (Grecia, Spagna e Francia) la designazione delle acque nazionali e la creazione di una  “Zona controllata per le emissioni di Zolfo” (SECA – Sulphur Emission Control Area). Purtroppo questa norma è stata subordinata alla necessità che anche gli Facciamo respirare il Mediterraneo altri stati affacciati sul Mediterraneo (Croazia, Albania….) adottino norme analoghe.
I nostri politici dovrebbero sensibilizzare gli altri Stati sulla vicenda e fare in modo che tutti i paesi del Mediterraneo adottino una norma ad hoc per la salvaguardia dei mari e dell’aria che respiriamo. Il nostro obiettivo a breve termine è inoltre sensibilizzare il governo italiano affinché il cambio del carburante delle navi avvenga a 12 miglia dal porto. Si eviterebbe così che le popolazioni che abitano nei pressi degli scali vengano inondate dai fumi dell’heavy fuel. Cerchiamo parlamentari che ci sostengano e che partecipino all’evento che prevediamo di organizzare a fine marzo per presentare i dati alla Camera e fare una proposta in tal senso.



Redazione

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