Accordo EU sulle emissioni dimentica il settore trasporti

di Emanuele Bompan

Un’Europa con più energie rinnovabili e più carburanti super-inquinanti. Non è certo questo l’obiettivo che ci si sarebbe aspettati dal libro bianco approvato dalla Commissione Europea mercoledì 22 per determinare ambiziosi obiettivi ambientali per il 2030. Nel testo si trova la proposta per una riduzione delle emissioni nocive del 40%, dai livelli del 1990, entro il 2030 e un target di produzione di energia da fonti rinnovabili di almeno il 27% del totale nel 2030, dal 20% nel 2020. Il diavolo tuttavia si cela in alcuni dettagli. Nel Libro Bianco, testo che verrà discusso ed approvato nei prossimi 12 mesi a Bruxelles, non si trova traccia di un’importante misura in in procinto di essere adottata, la Fuel Quality Directive. Nota in Italia come Direttiva EU sulla qualità dei carburanti o FQD ­ dovrebbe essere introdotta a breve – ha lo scopo di ridurre la quantità di carburanti sporchi, ovvero quei combustibili con altra concentrazione di anidride carbonica, il più potente dei gas climalteranti. L’obiettivo dovrebbe ridurre l’intensità carbonica dei carburanti del 10%. Ma solo entro il 2020. Il nuovo libro bianco avrebbe dovuto estendere questi target anche oltre la fine del decennio. Ma nel documento, nessuna traccia.
La FQD dovrebbe principalmente bloccare l’uso di carburanti con alto tasso carbonico come il il tar sands oil canadese, un tipo di petrolio che richiede quantità significative per essere estratto dal suolo, con un’intensità superiore anche allo shale oil . In un documento presentato oggi dall’associazione ambientalista americana NRDC ed ottenuto in anteprima da BioEcoGeo la mancata adozione di un regime di limitazione ai carburanti superinquinanti potrebbe vedere la presenza sul mercato di 700,000 barili di petrolio equivalente l’anno dal 2020. A livello di emissioni questo significherebbe l’equivalente di 6 milioni di auto, con un’incremento del 1,5% dell’intensità carbonica dei carburanti, in antitesi con gli obiettivi di riduzione del 6% della Fuel Quality directive. Questo potrebbe compromettere gli obiettivi per il 2020 e soprattuto renderebbe ulteriormente in salita la strada per il taglio delle emissioni del 40% entro il 2030, spiega il rapporto NRDC. La decisione di non introdurre la FQD nel testo europeo ha fatto infuriare ambientalisti e produttori di biocarburanti.
«Abbiamo bisogno di una Direttiva sulla Qualità dei Carburanti per tenere fuori dall’Europa petrolio non convenzionale ad alte emissioni di CO2 come le tar sands, I trasporti saranno la più grande fonte di emissioni dal 2020, quindi se l’Europa vuole raggiungere i target per il 2030 di ridurre le emissioni del 40% deve obbligatoriamente preservare la FQD dopo il 2020. Serve che gli stati membri prendano posizione su questo tema» ha dichiarato Nusa Urbancic, policy manager presso l’associazione di lobby per il trasporto pulito, Transport & Environment. La decisione di escludere la FQD tuttavia non è reversibile, il Parlamento Europeo deve ancora votare su questa proposta.
Festeggia intanto il CAPP il governo canadese che negli ultimi anni ha speso cifre ingenti per fare lobbying in Europa per impedire l’introduzione e l’implementazione della FQD, come provato da una serie di documenti messi a disposizione da Friends of the Earth, e le compagnie petrolifere che hanno investito pesantemente nel petrolio non-convenzionale.
Secondo i produttori di biocarburanti la mancata inclusione di una soglia per i carburanti inquinanti è un danno al settore. Per Rob Vierhout, segretario della European Renewable Ethanol Association (ePURE), l’associazione di categoria dei biocarburanti, La decisione della commissione non può che definirsi“miope”. «La commissione ha fallito nel dare un segnale chiaro agli investitori per un futuro quadro di investimenti nel settore di carburanti alternatici. L’unico vincitore è l’industria dei combustibili fossili». «Questo potrebbe compromettere lo sviluppo di biocarburanti di nuova generazione in UK e altri paesi »ha dichiarato Nina Skorupska, chief executive dell’associazione Renewable Energy Association (REA),«La gran Bretagna in questo modo dovrà riporre sullo scaffale le ambizioni di diventare un hub dei biocarburanti».  Eliminato infatti l’obiettivo di impiegare almeno il 10% in energie rinnovabili come obiettivo nel settore trasporti, come definito nella Renewable Energy Directive. Nessun nuovo target dunque è stato definito per usare energia pulita o mettere un tetto all’intensità di Co2 dei carburanti nel settore trasporti.
«Questo è un errore grave. Noi crediamo che il decreto attuativo della FQD debba essere approvato subito e soprattutto debbano essere stabiliti degli obiettivi post-2020, ha dichiarato la Presidente dell’Italian Climate Network, Veronica Caciagli. «L’Italia deve giocare un ruolo attivo e farsi portatrice di questa posizione. Ci adopereremo affinché la prossima legislatura al Parlamento Europeo prende la decisione più saggia per il clima e per l’economia europea».

 

 



Redazione

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