Amianto, un 28 aprile di nuove promesse. E zero fatti

vittimeamiantoProposte. Ancora una volta la celebrazione della giornata mondiale delle vittime dell’amianto contiene, in Italia, un elenco infinito di proposte.

Risultati, ancora pochino, se non nulle.

Oggi è intervenuto in una conferenza stampa il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha elencato le priorità di governo: semplificare l’accesso alla prova, per agevolare il nesso causale tra esposizione all’amianto e successiva morte, e creare un vero e proprio Statuto delle vittime. Uno Statuto delle vittime: a che serve se non si riesce a “convincere” le Regioni ad effettuare un monitoraggio della presenza della fibra killer?

Sono 4mila l’anno le vittime dell’amianto, come ci dicono le statistiche ufficiali, ancora 32 milioni di tonnellate di amianto disperso in Italia, secondo il Cnr. I piani regionali latitano, e ora emerge una nuova proposta: lo Statuto delle vittime. Lo scorso autunno il governo aveva annunciato per giugno un “testo unico sull’amianto”. Manca poco più di un mese. Vedremo.

«L’Italia fino al 1992 è stato il secondo maggior produttore europeo di amianto dopo l’Unione Sovietica e uno dei maggior utilizzatori delle fibre d’amianto, una situazione che ha colpito i lavoratori di attività che a lungo non sono state sottoposte a controlli rigorosi e le loro famiglie. – ha ricordato il ministro – A queste gravi conseguenze si è aggiunta quella delle condizioni alla quali sono stati spesso esposti i partenti delle vittime nei processi: da questo punto di vista la semplificazione normativa è anche un modo per evitare che si riapra una piaga esistenziale e umana».

Secondo l’Oms circa la metà dei decessi per cancro sviluppato sul posto di lavoro è causata dall’amianto: in Italia si registrano 1200 morti l’anno per mesotelioma maligno e altrettanti per tumori asbestocorrelati, e secondo gli studiosi il picco dei casi sarà raggiunto nel 2020. E ci sono categorie professionali non prese in considerazione, come i docenti. Di cui Bioecogeo parla spesso e su cui sta lavorando anche grazie alla produzione di un docufilm in fase di realizzazione.

Secondo Orlando «la nuova normativa dei reati ambientali rappresenta un passo avanti sotto la concreta definizione di misure e strumenti: i delitti ambientali sono costruiti come delitti con evento di danno, compresa l’offesa inferta alla pubblica incolumità: oggi non è più possibile che gravi reati possano restare impuniti. Ma stiamo facendo un lavoro che si rivolge complessivamente alle vittime e dobbiamo arrivare a un vero e proprio statuto delle vittime. È stato anche creato un fondo per indennizzare le vittime che non abbiano potute ottenere un giusto indennizzo nel processo, e che sarà finanziato a partire dalla legge stabilità 2016».

Su alcuni processi è indifferibile dover intervenire, e il ministro ha ragione. «È ragionevole pensare a norme che evitino la reiterazione delle medesime questioni scientifiche, che si produce poi in perizie fotocopie: credo si un intervento possibile e necessario, che ha implicazioni anche sulla lievitazione dei costi processuali. Si deve offrire una accesso agevole alla prova del nesso causale e alla responsabilizzazione» delle aziende. Nei processi svoltisi finora «difficilmente i famigliari sono ricorsi al giudice civile, perché questo significa sostenere il costo della prova civile spesso contro grandi colossi, una vera sperequazione delle forze: la via più seguita è stata piuttosto quella della costituzione come parte civile ma che è una via innaturale per una effettiva e tempestiva attività risarcitoria, soprattutto quando l’azienda non esiste più e c’è impossibilità oggettiva di corrispondere il risarcimento. Senza contare che spesso questi processi sfociano nella prescrizione».

Speriamo, caro ministro, che il prossimo 28 aprile ci faccia riempire anche la casella delle promesse mantenute.



Stefania Divertito

Stefania Divertito, è giornalista d’inchiesta, specializzata in tematiche ambientali. Numerose le sue inchieste anche su argomenti delicati. Per citarne alcune: Uranio, il nemico invisibile; Amianto, storia di un serial killer; Toghe verdi, storie di avvocati e battaglie civili. Il suo ultimo lavoro è anche la sua sfida: un romanzo thriller con sullo sfondo il tema dello smaltimento illegale di amianto. Ha vinto il Premio Pasolini nel 2013 ed è stata cronista dell’anno nel 2004.


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