Anche il Myanmar trema

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Ieri, ovviamente eravamo tutti concentrati sugli eventi italiani, normale, è il nostro Paese, sono i nostri concittadini a essere feriti. Molti amici e conoscenti nelle zone colpite, vicinanza di cuore e spesso anche geografica. Tutti afflitti e pensierosi, increduli su come un minuto possa spazzare vie esistenze e storie di vita, legami e sentimenti, luoghi. Un minuto che solitamente passa veloce, un normale nulla in una vita fatta di anni in quegli istanti terribili è infinitamente eterno. Ancora ammaccati nelle coscienze e negli animi da immagini e pensieri che vanno a molti di noi che hanno vissuto analoga esperienza, con i pensieri impolverati dalle macerie che inghiottono persone e monumenti, forse ieri non ci siamo accorti, o per lo meno non ci siamo soffermati sul fatto che anche in Myanmar, ex Birmania, la terra ha tremato.

Crolli all'ingresso di un tempio di Bagan Fotografia di EPAStingerForte, roboante, anche lì senza scampo. Se in questi luoghi i danni alla popolazione sono stati, pare, limitati (trattandosi di zone prevalentemente rurale e sparsamente popolata), a differenza delle nostre povere zone dell’Italia centrale affollate da turisti estivi e migranti che rientravano al paese per le vacanze, il potente terremoto di magnitudo 6,8 della scala Richter ha colpito il centro del Paese asiatico. Il sisma – con epicentro 190 km a sud-ovest della città di Mandalay – è stato avvertito anche in Bangladesh, India e Thailandia. Secondo il Centro Sismologico Europeo, la scossa è stata registrata a 91 km di profondità. Il bilancio è di tre morti e molti templi danneggiati, secondo quanto riportano i media locali. Fra le vittime ci sono due bambini di 6 e 16 anni. Qui è la storia ad avere sofferto. In una zona nota tra i turisti per i templi della valle di Bagan, vi sono molti crolli parziali di templi nella città (il ministero della cultura indica danni a 200 templi), un’area dove si trovano oltre 2000 siti buddisti costruiti fra i secoli IX e XI, tanto da guadagnare a Bagan la definizione di Siem Reap (il sito cambogiano che ospita anche Angkor Wat) del Myanmar. Un pensiero anche per queste vittime.



Simonetta Sandri

La volontà di condividere con i lettori la bellezza dell’universo resta per me la vera ragione della ricerca delle parole più adeguate per descrivere una meraviglia spesso indescrivibile. Perché, come il Principe Miškin ne L’idiota di Fedor Dostoevskij, anche io penso che la bellezza salverà il mondo.


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