Antibiotico-resistenza e inquinamento ambientale. Quale la relazione?

Che cosa succederebbe se i batteri diventassero resistenti agli antibiotici?
Addio ottantasei anni di progresso medico, in altre parole da quando Alexander Fleming nel 1928 scoprì il primo antibiotico, la penicillina. Milioni di morti, anche per cause banali come una dissenteria, non sarebbero state evitate nel corso della storia. Eppure questo incubo comincia a farsi realtà.

di Emanuele Bompan

scoperta-della-penicillina

Nel 2016, a causa delle mutazioni batteriologiche, sono morte più di un milione di persone per infezioni da batteri in grado di resistere agli antibiotici. Polmonite, tubercolosi, infezioni del sangue e gonorrea finora curabili con trattamenti poco costosi e con relativamente pochi effetti secondari, sono sempre più difficili da trattare per colpa di ceppi che ormai non rispondono alle cure esistenti.
Un numero di morti destinato a crescere fino a dieci milioni entro il 2050, ben oltre i decessi legati a HIV/AIDS. Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, l’eventualità di un’era post-antibiotica sarebbe un vero e proprio incubo tanto che è da qualche tempo che consiglia di maneggiare gli antibiotici con la massima cura.

Il paese più colpito da questi nuovi superbatteri?
Secondo un articolo di due ricercatori, Ramanan Laxminarayan e Ranjit Roye Chaudhury, uscito sulla rivista scientifica Plos Medicine, sarebbe l’India. Nel gigante d’Asia sarebbero nate le mutazioni più radicali di superbatteri. Come Escherichia coli (n = 1,815) resistente alle amicilline, all’acido nalidixico e cotrimossazolo (rispettivamente secondo queste percentuali: 75%, 73%, e 59%) e alle cefalosporine di terza generazione (fino all’83%) e al fluorochinolone (85%). Oppure il nuovo super Klebsiella pneumoniae, noto per provocare la polmonite batterica e le infezioni del tratto urinario che ha superato il 60% di resistenza contro gli antibiotici carbapenemici gli unici ad oggi in grado di fermare l’infezione; o ancora la Salmonella del Tifo invasiva che è sempre più resistente ai fluorochinolone.

L’industria farmaceutica in India
Ma quali sono le ragioni della mutazione dei batteri, legate all’India? Se avete un antibiotico nel vostro cassetto dei medicinali, potete provare ad indovinare da dove proviene. Molti di voi risponderanno: Svizzera, da sempre nota come la regina dell’industria farmaceutica. In realtà c’è una buona probabilità che possa venire da uno dei megacentri dell’industria farmaceutica Indiana. Oggi la Big Pharma Indiana, vale oltre 17 miliardi di euro ed è il più grande produttore al mondo di antibiotici.
E cosa succederebbe se alcuni produttori di antibiotici non seguissero sempre le regole più ferree per la gestione degli scarti di produzione o di stoccaggio?
Il report, dal titolo Superbugs in the Supply Chain: How pollution from antibiotics factories in India and China is fuelling the global rise of drug-resistant infections, è stato redatto da Changing Markets e Ecostorm, un gruppo indipendente che si occupa d’indagini ambientali.
Il report, mai pubblicato in Italia, mostra come i principali produttori di antibiotici indiani (ma nell’elenco ci sono anche compagnie cinesi), alcuni presenti commercialmente nelle farmacie italiane, impiegherebbero pratiche di smaltimento della produzione di medicinali che rilascerebbero ingenti quantità di antibiotici nei fiumi e nei laghi adiacenti ai siti di produzione, in particolare nelle città di Hyderabad, New Delhi e Chennai. Un inquinamento ambientale che sarebbe responsabile del rafforzamento dei superbatteri, in congiunzione ad un altro fenomeno noto, l’aumento del consumo di antibiotici negli allevamenti.

“Superbugs in the Supply Chain.
How pollution from antibiotics factories in India and China
is fuelling the global rise of drug-resistant infections”
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Scarica il Report 

 BioEcoGeo_Pharmaceutical effluent floating on the surface of the ChinnaScarsi controlli, ignoranza sugli effetti, riduzione dei costi di controllo o semplice negligenza di alcuni impiegati sarebbero alla base della “antibiotico-resistenza”, una delle più importanti contaminazioni biologiche degli ultimi anni legate al settore farmaceutico.
Il report Superbugs in the Supply Chain, realizzato nel giugno 2016 dall’agenzia investigativa Ecostorm con il supporto scientifico del prof. Mark Holmes della University of Cambridge, ha trovato elevate quantità di batteri resistenti agli antibiotici nei pressi dei siti industriali farmaceutici di tre città: Hyderabad, New Delhi e Chennai .
Sui trentaquattro siti analizzati, sedici hanno mostrato la presenza rilevante di superbatteri. In quattro siti è stata rilevata la resistenza simultanea a tre classi principali di antibiotici, le cefalosporine (antibiotici ad ampio raggio di azione), i carbapenemi e fluorochinolone (come la Levofloxoacina). In altre otto la resistenza a chinoloni e cefalosporine. I siti appartengono principalmente a tre grandi produttori Aurobindo Pharma, Orchid Chemicals, and Asiatic Drugs and Pharmaceuticals, noti anche per essere grandi esportatori verso l’estero e considerati produttori di medicinali affidabili, vista la diffusione in USA ed Europa.

Gli impatti sulla popolazione locale
Secondo un’intervista ottenuta dal Bureau of Investigative Journalism, fatta al dott. J.V. Reddy, direttore del Gandhi Hospital in Hyderabad, nell’ultimo anno la totalità degli esami del sangue effettuai ai pazienti malati hanno mostrato la presenza di batteri resistenti agli antibiotici. Anche i dati scientifici confermano il crescente rischio. Per la nota rivista medica The Lancet, nel 2015, in India, oltre 58mila bambini sono stati colpiti da superbatteri, senza possibilità di fermare l’infezione con antibiotici.

BioEcoGeo_hospital_superbugs


Da problema locale a globale
La questione, che al momento sembra di interesse prettamente indiano, in realtà potrebbe riguardare anche il resto del mondo. Alcune di queste compagnie infatti, hanno un fatturato per lo più basato sull’export e risultano tra i più grandi produttori di farmaci generici a livello internazionale con sedi e dipendenti sparse in tutto il mondo. Alcune di esse arrivano a ottenere più dell’87% dei loro introiti dal commercio internazionale attraverso farmacie e retail store esteri. Un commercio che, secondo alcuni avvocati per i consumatori, andrebbe bloccato. Natasha Hurley, Campaign Manager di Changing Markets, associazione europea per i consumatori, sostiene che «Lo scarico di antibiotici nell’ambiente è un grave rischio per la salute. Il fatto che questi prodotti finiscano sul mercato EU e americano apre una seria questione sulla filiera farmaceutica. Riteniamo che le catene di distribuzione debbano mettere su una lista nera i produttori che contribuiscono alla diffusione di batteri antibiotico-resistenti e i produttori rivedere le proprie pratiche per evitare la dispersione di antibiotici nell’ambiente».

Cos’è l’antibiotico-resistenza
Il centro europeo di controllo e prevenzione delle malattie, l’ECDC, chiarisce che “si dice che un batterio presenta resistenza agli antibiotici o che è antibiotico-resistente quando gli antibiotici specifici atti a contrastarlo non riescono più a ucciderlo o ad impedirne la proliferazione (…).
La resistenza agli antibiotici è un fenomeno naturale causato dalle mutazioni genetiche cui vanno incontro i batteri. Tuttavia un uso eccessivo e improprio degli antibiotici accelera la comparsa e la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici. I batteri sensibili muoiono quando entrano in contatto con gli antibiotici mentre i batteri resistenti sopravvivono e continuano a moltiplicarsi. I batteri resistenti possono trasmettersi e causare infezioni anche in altre persone che non hanno fatto uso di antibiotici”.



Emanuele Bompan

Emanuele Bompan è un giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green-economy, politica internazionale. Vive tra Washington DC, Milano e le montagne. Ha vinto per tre volte l’European Journalism Center Grant, il premio Giornalista per la Terra e la Middlebury Environmental Journalism Fellowship. Ha svolto reportage in 60 paesi, sia come giornalista che come consulente.


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