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	<title>Bio Eco Geo &#187; Foreste</title>
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	<description>La rivista di Ecologia Ambiente Cultura e Attualita&#039; a 360°</description>
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		<title>Storica vittoria: protette le foreste boreali del Canada!</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 07:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La maggior parte delle principali imprese forestali del Canada  forestali ha annunciato un innovativo accordo con i gruppi  ambientalisti, che limiterà il taglio in vaste foreste del nord del  paese.
L&#8217;accordo riguarda 690.000 chilometri quadrati &#8211; una zona  quasi il doppio della Germania &#8211; e sancisce la fine di un annoso  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4571" style="margin-top:0pt" title="Royalty Free" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/05/canadianrockies_030p-230x182.jpg" alt="Royalty Free" width="186" height="148" />La maggior parte delle principali imprese forestali del Canada  forestali ha annunciato un innovativo accordo con i gruppi  ambientalisti, che limiterà il taglio in vaste foreste del nord del  paese.<br />
L&#8217;accordo riguarda 690.000 chilometri quadrati &#8211; una zona  quasi il doppio della Germania &#8211; e sancisce la fine di un annoso  conflitto sul massiccio disboscamento delle foreste boreali canadesi.  Queste infatti svolgono un ruolo importante nella lotta contro i  cambiamenti climatici,  assorbendo e trattenendo grandi quantità di  carbonio.</p>
<p>Le imprese forestali sospenderanno immediatamente il taglio su  circa 300.000 chilometri quadrati di foreste, habitat del caribù bosco.  Entro tre anni dovranno essere approntate procedure concordate sulle  modalità di gestione dei Le due parti hanno poi trascorrere tre anni di  lavoro sulle restrizioni al taglio nei restanti 385.000 chilometri  quadrati. In cambio le associazioni ambientaliste cesseranno le campagne  internazionali di boicottaggio del legname canadese.</p>
<p>Tra le  associazioni ambientaliste che hanno sottoscritto l&#8217;accordo, vi sono  Greenpeace, Nature Conservancy, ForestEthics, David Suzuki Foundation, e  il Pew Environmental Group.<br />
Tra le 20 aziende coinvolte sono: Canfor  Corp, Tembec, Tolko Industries, West Fraser Timber, Weyerhaeuser,  Mercer International, Inc Kruger, AbitibiBowater e NewPage Corp, e  l&#8217;Associazione Imprese Forestali del Canada (Forest Products Association  of Canada).</p>
<p>Al termine dei negoziati, lo statunitense Pew  Environment Group ha espresso soddisfazione: &#8220;Abbiamo concordato un  innalzamento degli standard di sostenibilità dell&#8217;industria forestale,  in cambio della rinuncia allo strumento del boicottaggio, che ha  penalizzato l&#8217;industria canadese per decenni&#8221; riporta un comunicato del  Pew.<br />
&#8220;Questo si tradurrà in un vantaggio di commerciale per le  imprese firmatarie. Si tratta di un accordo pragmatico, che influenzerà  tutto il settore forestale.&#8221;<br />
L&#8217;accordo avrà efficacia su sette delle  10 province del Canada. Un simile accordo analogo era stato raggiunto  quattro anni fa per porre fine al conflitto nella foresta del Grande  Orso, le foreste pluviale della Columbia Britannica.</p>
<p>Le foreste  boreali canadesi, prevalentemente popolate di conifere (abete rosso,  abete e pino) si estendono da Terranova e Labrador sull&#8217;Atlantico fino  al Pacifico, e comprendono vaste zone umide. Secondo uno studio  pubblicato lo scorso anno, solo circa il 10 per cento delle foreste è  tutelato.</p>
<p>(Fonte: Salva le Foreste)</p>
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		<title>A TORINO ATTENTI A QUEI LIBRI</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 07:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione  dell’apertura del Salone Internazionale del Libro di Torino le associazioni  ambientaliste WWF, Greenpeace e Terra! denunciano le responsabilità del settore dell’editoria  italiana sulla distruzione delle ultime foreste torbiere del Sud Est  Asiatico.
Proprio l’espansione delle  piantagioni industriali per la produzione di polpa di cellulosa, infatti,  minaccia le preziose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4432" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Salone torino" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/05/Salone-torino-273x155.jpg" alt="Salone torino" width="273" height="155" />In occasione  dell’apertura del Salone Internazionale del Libro di Torino le associazioni  ambientaliste WWF, Greenpeace e Terra! denunciano le responsabilità del settore dell’editoria  italiana sulla distruzione delle ultime foreste torbiere del Sud Est  Asiatico.</p>
<p>Proprio l’espansione delle  piantagioni industriali per la produzione di polpa di cellulosa, infatti,  minaccia le preziose foreste di Sumatra e spinge verso l’estinzione specie come  l’orango e la tigre e il rinoceronte di Sumatra.<br />
Tra i principali responsabili di  questo scempio ambientale la multinazionale <strong>APP (Asia Pulp &amp; Paper).</strong><br />
Si stima che  dall&#8217;inizio delle proprie attività, negli anni &#8216;80, la APP abbia abbattuto un milione di ettari di foreste naturali nella sola isola  di Sumatra. Quest’area da sola conserva più di due miliardi di tonnellate di  carbonio<strong> </strong>svolgendo un’azione chiave nella mitigazione del cambiamento  climatico.</p>
<p>«Le ricerche di Terra! hanno  evidenziato un&#8217;aggressiva campagna di penetrazione della APP nel mercato  italiano. &#8211; dichiara <strong>Sergio Baffoni,  responsabile Campagna Foreste di Terra!</strong> -  Se la APP continua ad aumentare le  vendite, convertirà nuove foreste pluviali in piantagioni per rifornire le sue  cartiere in Indonesia e Cina, già a corto di fibre. Siamo certi che quando  capiranno gli impatti di questa impresa, le imprese italiane rifiuteranno i  prodotti della APP.</p>
<p>Da un’indagine realizzata da  Greenpeace, infatti, risulta che <strong>il 75% delle  case editrici italiane non conosce, né controlla l’origine della carta  utilizzata per la produzione dei propri libri.</strong> «Non è accettabile  che la maggior parte degli editori italiani non sia in grado di garantirci che i  libri che acquistiamo non provengono dalla distruzione di una foresta pluviale –  spiega Chiara Campione, responsabile della  campagna foreste di Greenpeace Italia – Se queste aziende non  metteranno in atto delle politiche di acquisto atte a escludere carta  proveniente dalla deforestazione nei propri libri, si renderanno corresponsabili  di un disastro ambientale».</p>
<p>“Le chiacchiere stanno a zero sono  i fatti e gli impegni concreti che contano – dichiara Massimiliano Rocco, responsabile TRAFFIC, Specie e  Timber Trade del WWF Italia &#8211; il nostro mondo produttivo ora ha gli  elementi e le informazioni per agire, faccia scelte responsabili acquistando  solo prodotti certificati di chiara origine, evitando di fare profitti ai danni  del nostro pianeta, partecipando per i loro interessi alla devastazione di  quegli ambienti unici che una volta persi lo sono per  sempre.”</p>
<p>Importanti  acquirenti di carta, tra cui gli italiani <strong>Gucci e Versace, Office Depot (USA), Metro Group  (Germania) e Fuji Xerox (Giappone),</strong> hanno compreso come le pratiche della APP  distruggono l&#8217;ambiente e sono incompatibili con i propri valori aziendali, e  hanno di conseguenza<strong> interrotto ogni acquisto  di prodotti del gruppo.</strong> Anche alcune case editrici italiane  come<strong> Bompiani, Fandango e Hacca </strong>tra gli altri  hanno fatto scelte sostenibili stampando tutta la propria produzione editoriale su  carta riciclata e certifica FSC.</p>
<p>Scegliere una strada diversa che  rinneghi l’illegalità e i prodotti provenienti dalla deforestazione è possibile.  Greenpeace, WWF e Terra! Invitano il mondo  dell’editoria a un tavolo di confronto per la promozione di una filiera della  carta responsabile.</p>
<p><strong>Anche BioEcoGeo, da sempre, è stampata su carta FSC</strong>.</p>
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		<title>Perù: pozzi petroliferi e taglio illegale</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuano le proteste indigene contro il nuovo disegno di legge  legislative in materia di foreste e fauna selvatica in Perù, il secondo  paese più boscoso in Sud America. I popoli indigeni richiedono il  preventivo consenso sulla legge (previsto dalla convenzione ONU sui  popoli indigeni) in modo che questa preservi i diritti ancestrali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4275" style="margin-top:0pt" title="amazonas3" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/04/amazonas3.jpg" alt="amazonas3" width="140" height="104" />Continuano le proteste indigene contro il nuovo disegno di legge  legislative in materia di foreste e fauna selvatica in Perù, il secondo  paese più boscoso in Sud America. I popoli indigeni richiedono il  preventivo consenso sulla legge (previsto dalla convenzione ONU sui  popoli indigeni) in modo che questa preservi i diritti ancestrali sulle  loro terre, e regolamenti l&#8217;uso del territorio nel rispetto delle  proprietà comuni. Sono 1.200 le comunità indigene riconosciute, ma ci  sono molte altre che aspettano ancora il riconoscimento.</p>
<p>Il disegno di legge prevede un catasto delle risorse forestali,  per prevenire le controversie legate alla diversità delle attività  economiche. &#8221;Questo è un progresso perché non è possibile prendere  decisioni sulla destinazione d&#8217;uso delle foreste non sappiamo dove sono  le risorse&#8221; ha detto a Tierramérica José Luis Capella, dell&#8217;associazione  peruviana di diritto ambientale, facendo notare che quasi il 60 per  cento del territorio peruviano è coperto da foreste. Ma secondo altre  associazioni, mancano garanzie per assicurare i diritti indigeni sulle  terre ancestrali &#8220;Questa deve essere una garanzia prima vengano imposti  piani dall&#8217;alto&#8221;, spiega Sandro Chávez, presidente del Forum ecologico,  secondo cui il testo non attenua i timori della comunità indigene circa  l&#8217;espansione del settore agricolo, come nel caso dei biocarburanti, o  dell&#8217;estrazione di petrolifera.  Non si tratta di dettagli: secondo i  dati ufficiali, il numero di lotti petroliferi concessi è passato da 30  nel 2000 a 151 nel 2006, in gran parte (89 per cento) della regione  amazzonica.</p>
<p>L&#8217;integrazione della proprietà comune comunale nella proposta di  legge è frutto dell&#8217;accordo tra i governo e gruppi indigeni. Il dialogo  era stato avviato dal governo di Alan García in seguito alla morte di  oltre 33 persone nel corso delle proteste nella provincia settentrionale  di Bagua lo scorso giugno. Il disegno di legge apre alcune falle nel  controllo del taglio illegale e dei cambiamenti d&#8217;uso del suolo, mentre  manca un divieto di abbattere le specie in via di estinzione e un  sistema per il tracciamento legname prelevato in foresta, che  contribuirebbe contrastare l&#8217;illegalità.</p>
<p>(Fonte: Salva le Foreste)</p>
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		<title>Madagascar: vietato esportare legname</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 12:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In seguito alla crescente pressione internazionale, il governo di  transizione del Madagascar ha ripristinato il divieto di taglio di  palissandro e la sua conseguente esportazione.
Il decreto (n.  2.010-141), che vieta tutte le esportazioni di palissandro e legnami  preziosi per un minimo di due anni, è stato annunciato dal ministro  dell&#8217;Ambiente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4208" style="margin-top:0pt" title="madagascar" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/04/madagascar1-132x182.jpg" alt="madagascar" width="132" height="182" />In seguito alla crescente pressione internazionale, il governo di  transizione del Madagascar ha ripristinato il divieto di taglio di  palissandro e la sua conseguente esportazione.</p>
<p>Il decreto (n.  2.010-141), che vieta tutte le esportazioni di palissandro e legnami  preziosi per un minimo di due anni, è stato annunciato dal ministro  dell&#8217;Ambiente, che ha dichiarato di aver già predisposto un piano per  sconfiggere il <strong>commercio illegale di legname</strong>.</p>
<p>Con l&#8217;entrata  in vigore del divieto di esportazione, resta incerto il destino delle <strong>10.000-15.000  tonnellate di palissandro</strong> in attesa di esportazione. Le  associazioni che si erano battute contro la ripresa delle esportazioni  di legname illegale, hanno accolto con prudenza il provvedimento.</p>
<p>(Fonte: Terranauta)</p>
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		<title>Foresta di casa nostra: la Brianza</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 10:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Il processo è ormai inarrestabile, i fondi saranno stanziati e inesorabilmente  gli ultimi boschi che ancora rimangono in Brianza verranno ridimensionati.
La  strategia è consolidata: la politica del rilancio dell&#8217;automobile e del  trasporto su gomma in Casa-Italia è una realtà che in passato ha distrutto molti  degli ecosistemi del nostro paese e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4012" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="ezio_prandini_1_moronera  2" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/04/ezio_prandini_1_moronera-2-273x98.jpg" alt="ezio_prandini_1_moronera  2" width="298" height="107" /></p>
<p>Il processo è ormai inarrestabile, i fondi saranno stanziati e inesorabilmente  gli ultimi boschi che ancora rimangono in Brianza verranno ridimensionati.<br />
La  strategia è consolidata: la politica del rilancio dell&#8217;automobile e del  trasporto su gomma in Casa-Italia è una realtà che in passato ha distrutto molti  degli ecosistemi del nostro paese e che continua anche oggi nel 2010. Per far  circolare milioni di automobilisti che percorrono in lungo e in largo la  Lombardia il Piemonte e il Veneto servono infrastrutture, la costruzione di  nuove strade è un interesse strategico a livello nazionale.<br />
In un territorio  densamente urbanizzato come la Lombardia creare infrastrutture viabilistiche è  un utopia; i centri abitati formano un reticolo continuo, invalicabile e in  continua espansione, per questo tutti i nuovi tracciati idealmente si  divincolano costeggiando e attraversando le ultime zone verdi: zone agricole,  spesso parchi o zone sottoposte a varie forme di tutela.</p>
<p>Le società a cui sono stati assegnati gli appalti hanno formulato e  incentivato il concetto della compensazione: tu mi permetti di far passare una  strada a quattro corsie all&#8217;interno del Parco e io ti do dei fondi per poter  gestire il Parco stesso. gli Enti Parco hanno fondi sempre più esigui, non sanno  se morire per l&#8217;impossibilità di gestire l&#8217;area o se morire coperti di asfalto,  inoltre le grandi opere di interesse strategico nazionale sono esenti da tutti i  vincoli previsti per opere minori, e quindi godono di una tutela speciale alla  quale non vi si può opporre a livello legislativo.</p>
<p>Due tracciati sono in  stato di approvazione (fra smentite e improvvise acellerazioni):</p>
<p>- La <a title='Original Link: http://www.notangenziale.it/'  href="http://www.bioecogeo.com/?MiSjxCM7" target="_blank">Nuova tangenziale Ovest</a>:  presentata come un progetto di collegamento fra milano sud con l&#8217;areoporto di  Malpensa, che in realtà è la prima parte di un nuovo sistema autostradale, che  da Baggio si collega ad Abbiategrasso e Magenta, sarà un colpo mortale per la  campagna Abbiatense, quella dei navigli, delle risaie e dei più antichi boschi  del Parco del Ticino.</p>
<p>- La pedemontana e i suoi tratti accessori:<br />
La  Pedemontana è un&#8217;autostrada che collegherà l&#8217;A8  con l&#8217;A4 con un tracciato che  passerà a nord di Milano evitando quindi a chi deve effettuare un tragitto  Est-Ovest o viceversa di passare da Milano e dalle sue già congestionate  tangenziali.<br />
Dal sito si legge: “La Pedemontana Lombarda è composta da 67 km  di autostrada, che costituiscono l&#8217;asse principale da Cassano Magnago a Osio  Sotto, 20 km di tangenziali (articolati nei sistemi tangenziali di Varese e  Como, lunghi rispettivamente 11 e 9 km) e 70 km di opere stradali connesse, che  contribuiranno a risolvere la congestione della viabilità locale.”</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4020" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Tangenziale_como" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/04/Tangenziale_como.jpg" alt="Tangenziale_como" width="295" height="221" />Quello  che il <a title='Original Link: http://www.pedemontana.com/'  href="http://www.bioecogeo.com/?eE3mhKrB" target="_blank">sito della  Pedemontana</a> non dice e che nasconde fra i numeri dei milioni di veicoli che  passeranno (e pagheranno il pedaggio!!) e i minuti risparmiati dagli  automobilisti in coda, sono le aree verdi che verranno cancellate dal cantiere e  dall&#8217;opera finita.<br />
1)    Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda, il più  piccolo dei parchi lombardi, 50 ettari salvati dall&#8217;urbanizzazione, che verrà  ridimensionato e utilizzato come area di cantiere.<br />
2)    Il ridimensionamento  dei boschi della <a title='Original Link: http://www.verdilombardi.it/2010/03/24/emergenza-bosco-della-moronera/'  href="http://www.bioecogeo.com/?LeMl1fb_" target="_blank">Moronera</a> nel comune di Lomazzo come si vede dal <a title='Original Link: http://www.pedemontana.com/impatti_e_compensazioni/i_boschi_della_moronera.pdf'  href="http://www.bioecogeo.com/?52FetkF6" target="_blank">documento</a> fornito dalla Pedemontana SPA diventeranno un enorme  svincolo per l&#8217;Autostrada dei Laghi e la Pedemontana stessa. Lo scempio viene  propinato come un&#8217;opera di riqualificazione e come importante opportunità per il  territorio.</p>
<p>3)    Il tratto denominato Tangenziale di Como attraverserà  l&#8217;oasi faunistica del WWF in zona Bassone, che è una delle ultime aree umide del  comasco, importante zona di nidificazione e di sosta per gli uccelli  migratori.<br />
4)    Un ampio tratto della <a title='Original Link: http://www.salvabrughiera.com/'  href="http://www.bioecogeo.com/?tmeRORNS" target="_blank">Tangenziale di Como</a> era  previsto in galleria, in seguito l&#8217;ipotesi è stata scartata per problemi di  carattere idrogeologico e economicio quindi la superstrada a pagamento  attraverserà i comuni di Lipomo nelle sue ultime aree verdi (zona Ca franca) per  poi far godere agli automobilisti lo splendido panorama della riserva Naturale  del Lago di Montorfano che sarà costeggiato dal tracciato.</p>
<p>Articolo tratto dal sito: <a title='Original Link: http://www.salvaleforeste.it/201004021093/foreste-di-casa-nostra-la-brianza.html'  href="http://www.bioecogeo.com/?kG5sfmTQ" target="_blank">http://www.salvaleforeste.it</a></p>
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		<title>Legname: take-away Cinese in Mozambico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Mozambico sta diventando una meta sempre più gettonata dai turisti italiani  attratti dalle spiagge dai fondali marini e dai paesaggi naturali, mi sembra  tuttavia opportuno portare alla luce uno dei tanti problemi di un paese che per  molti &#8220;turisti per caso&#8221; può apparire come il più classico dei paradisi  tropicali.
Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-3757" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Mozambico" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/03/Mozambico-273x171.jpg" alt="Mozambico" width="273" height="171" />Il Mozambico sta diventando una meta sempre più gettonata dai turisti italiani  attratti dalle spiagge dai fondali marini e dai paesaggi naturali, mi sembra  tuttavia opportuno portare alla luce uno dei tanti problemi di un paese che per  molti &#8220;turisti per caso&#8221; può apparire come il più classico dei paradisi  tropicali.<br />
Con una superficie di quasi 800.000 km quadrati e con una  popolazione di circa 21 milioni di abitanti concentrati per lo più nella fascia  costiera, il Mozambico dopo gli anni di guerra civile (1980-1994), grazie alla  situazione politica stabile sta diventando un paese di forti investimenti da  parte dei paesi occidentali, sopratutto attratti dall&#8217;enorme disponibilità di  risorse naturali.<br />
Nell&#8217;ultimo decennio, come in tutto il resto del continente africano si  sono imposte sul mercato le imprese cinesi attratte dal business del legno.  Grazie all&#8217;atteggiamento politico dei funzionari locali, agli scarsi controlli e  all&#8217;appoggio del governo cinese che ha stanziato fondi a perdere per la  cooperazione con il paese lusofono, le imprese private stanno provocando danni  ambientali enormi al patrimonio forestale, sopratutto nelle regioni del nord.  Inoltre la popolazione locale che vive per lo più di pesca e di un agricoltura  di sussistenza, non viene tutelata dal governo nazionale, per questo non riesce  ad opporsi alle pressioni delle compagnie forestali.<br />
Al di la delle  statistiche numeriche, è importante sottolineare la mancanza di dati con cui le  autorità preposte, operano nel rilascio delle licenze di taglio alle compagnie  locali ed estere e la totale mancanza di controllo sulle quantità di legname  effettivamente estratte. Come altri paesi africani con alcune leggi anche il  Mozambico sta cercando di trattenere in loco la lavorazione delle materie prime,  per creare sia indotto che sviluppo umano e tecnologico. Le frequenti notizie di  sequestri di legname nei porti del Nord del paese e nei porti cinesi, rivelano  che la maggior parte del legno viene tagliato ed esportato illegalmente (il  cosiddetto take-away Chinese).<br />
Verso la China ed Hong Kong è stato infatti  inviato circa l&#8217;85% dei 430.000 metri cubi di legname ufficialmente esportato  dal 2000 al 2005. I dati FAO del 2003 suggeriscono che la produzione e  l&#8217;esportazione illegale si aggirasse fra il 50 e il 70 % delle licenze emesse,  che sono traducibili in un volume fra 90.000 e 140.000 metri cubi all&#8217;anno.</p>
<p>Fonte: http://<a href="www.salvaleforeste.it" target="_blank">www.salvaleforeste.it</a></p>
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		<title>L&#8217;Indonesia aumenta ancora la deforestazione per le piantagioni di palma da olio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 09:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[comunità locali]]></category>
		<category><![CDATA[concessione]]></category>
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Mentre il governo indonesiano annuncia ambizioni piani di riduzione delle  emissioni di gas serra, il Ministro delle Foreste ha annunciato un nuovo  regolamento che consente la conversione delle concessioni forestali in  piantagioni di palma da olio. Il regolamento è destinato ad accelerare la  deforestazione, che contribuisce massicciamente alle emissioni di gas [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3562" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="palma_da_olio" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2010/02/palma_da_olio.jpg" alt="palma_da_olio" width="238" height="220" /></p>
<p>Mentre il governo indonesiano annuncia ambizioni piani di riduzione delle  emissioni di gas serra, il Ministro delle Foreste ha annunciato un nuovo  regolamento che consente la conversione delle concessioni forestali in  piantagioni di palma da olio. Il regolamento è destinato ad accelerare la  deforestazione, che contribuisce massicciamente alle emissioni di gas serra da  parte dell&#8217;Indonesia.<br />
Il nuovo regolamento, ironicamente denominato &#8220;foreste miste&#8221; sarà pubblicato  a breve. Secondo il direttore generale per la produzione forestale Hadi  Daryanto, il decreto sarà applicabile alle concessioni forestali rilasciate dopo  la sua pubblicazione. Il governo indonesiano ha giù annunciato il prossimo  rilascio di concessioni su 30 milioni di ettari di foresta, un&#8217;area vasta quanto  l&#8217;Italia. La legge sarebbe finalizzata ad affrontare il calo dei prezzi del  legname, permettendo ai detentori delle concessioni di produrre biodiesel.</p>
<p>Secondo il regolamento, il 49 per cento delle concessioni forestali  potrà essere deforestato e convertito in piantagioni di acacia, il 21 per cento  in piantagioni di palma da olio e il restante 30 per cento dovrebbe essere  destinato all&#8217;utilizzo da parte delle comunità locali o preservato. L&#8217;Indonesia  ha 36,8 milioni di foreste già destinate ad uso commerciale, che rientrano nel regolamento.</p>
<p>Un simile regolamento era stato varato nel  1999 ma era poi stato ritirato perché le imprese forestali avevano convertito in  piantagione di palma da olio aree molto più vaste di quelle permesse. &#8220;Il  ministero reitera una politica già rivelatasi fallimentare &#8211; ha commentato  Elfian Effendi, di <a title='Original Link: http://www.salvaleforeste.it/'  href="http://www.bioecogeo.com/?MuJ8J_iw" target="_blank">Greenomics Indonesia</a> &#8211;  le imprese forestali abbatteranno le foreste per piantare palma da olio, una  attività ben più redditizia&#8221;.</p>
<p>Articolo tratto da <a title='Original Link: http://www.terraonlus.it/it/foreste'  href="http://www.bioecogeo.com/?KKhJxOXh" target="_blank">http://www.terraonlus.it/it/foreste</a></p>
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		<title>Alberi di natale ecologici?</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 14:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Foreste]]></category>
		<category><![CDATA[abete]]></category>
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		<category><![CDATA[vivaio]]></category>

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		<description><![CDATA[Senza albero non è Natale Ma è davvero così? I riti legati agli alberi sono  stati diffusissimi in tutta l&#8217;antichità, anche nella penisola italica. L&#8217;abete  natalizio è però una tradizione germanica, osteggiata dalla Chiesa cattolica  fino al quindicesimo secolo perché considerata pagana. Con l&#8217;arrivo  dell&#8217;inverno, i popoli germanici piantavano un albero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2009/12/medium_sfondo-albero-di-natale-41.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2848" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="medium_sfondo-albero-di-natale-4" src="http://www.bioecogeo.com/wp-content/uploads/2009/12/medium_sfondo-albero-di-natale-41-150x150.jpg" alt="medium_sfondo-albero-di-natale-4" width="150" height="150" /></a>Senza albero non è Natale Ma è davvero così? I riti legati agli alberi sono  stati diffusissimi in tutta l&#8217;antichità, anche nella penisola italica. L&#8217;abete  natalizio è però una tradizione germanica, osteggiata dalla Chiesa cattolica  fino al quindicesimo secolo perché considerata pagana. Con l&#8217;arrivo  dell&#8217;inverno, i popoli germanici piantavano un albero decorato di festini e  ghirlande per augurare la rinascita della terra dopo il periodo del gelo.  L&#8217;albero veniva poi bruciato e la sua cenere, posta sui campi, assicurava la  crescita delle messi in primavera e estate.</p>
<p>Anche se tutti ritengono si tratti di una antichissima tradizione delle  nostre terre, l&#8217;abete natalizio è comparso solo alla fine dell&#8217;Ottocento in  Italia, e ha iniziato a diffondersi assieme ai prodotti del consumo di  massa.<br />
Negli ultimi anni si sono poi diffusi gli &#8220;alberi ecologici&#8221; in  plastica colorata, ma come tutti gli oggetti in plastica, non sono molto  ecologici, specie quando vengono abbandonati in strada dopo una settimana di  utilizzo (peggio ancora se la plastica non è riciclabile).<br />
Anche l&#8217;albero  vivo può rappresentare qualche problema. Per esempio, che farne dopo le feste?  Portare un albero nel clima caldo e secco di un appartamento riscaldato gli  procura senza dubbio un trauma cui non molte piante resistono. Se l&#8217;albero  sopravvive, non sempre è una buona idea quella di piantarlo in giardino o,  peggio, nel vicino bosco. L&#8217;abete rosso, che è il più utilizzato a Natale, è  adatto alle zone montane dell&#8217;arco alpino, ma nelle regioni più meridionali può  essere addirittura nocivo, come ogni specie aliena. Meglio allora cercare in  vivaio un corbezzolo, un viburno, un leccio o un alloro, che possono essere  piantati nella regione senza danno. Anche se l&#8217;abete è una tradizione germanica,  riti legati agli alberi e al rinnovo della vita si svolgevano anticamente anche  nelle regioni mediterranee, impiegando però specie locali. Un abete natalizio,  in una regione litoranea, può essere solo destinato al compostaggio, e non al  cassonetto.<br />
In ogni caso, l&#8217;albero deve sempre venire da un vivaio, in grado  di garantire che la pianta non sia stata sradicata nei boschi. Infatti è più  difficile verificare se l&#8217;albero provenga da sfoltimenti autorizzati, in questo  caso fa fede la certificazione Forest Stewardship Council. Purtroppo molte  piante (anche senza radici) sono importate dall&#8217;est europeo e dalla regione  balcanica, dove i tagli illegali sono ancora frequenti.</p>
<p>Tratto dal sito : <a title='Original Link: http://www.salvaleforeste.it/alberi-di-natale-ecologici.html'  href="http://www.bioecogeo.com/?sNARnXFZ" target="_blank">http://www.salvaleforeste.it</a></p>
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