Bonifica del Porto di Marghera: oltre il danno la beffa

La bonifica di uno dei luoghi più inquinati d’Italia, costata sinora circa 780 milioni rischia di essere inutile e addirittura dannosa. Il contenimento dell’inquinamento chimico delle acque della laguna tramite marginamento di 15 macroisole, aree circondate da barriere che fermano l’acqua inquinata, è un vero e proprio colabrodo.
25/ott/2009 - 001

Sono stati infatti lasciati ampissimi varchi che lasciano passare l’acqua avvelenata senza alcun ostacolo. Insomma, il danno (economico ed ambientale) e la beffa, perché se le opere sinora realizzate, le ‘palizzate’ intorno alle aree da ripulire e le azioni per riuscirci, sono costate 780 milioni per il 94% del totale, per il restante 6% ne servirebbero altri 250 milioni. «La parte più costosa e complicata delle opere non è stata realizzata, e non a caso non sono state fatte» chiosa Alessandro Bratti, presidente della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti e gli illeciti a esso connessi, la ‘Ecomafie’, che ha spiegato tutta la vicenda in conferenza stampa alla Camera, annunciando il completamento della relazione sulla bonifica di Porto Marghera, depositata.
«La situazione desta molta preoccupazione – avverte Bratti – è una situazione di grande criticità perché si registra un problema ambientale molto grave visto che, essendo le ‘macroisole’ aperte, non si riesce nè a pompare fuori l’acqua inquinata nè a impedire che essa venga rilasciata nella laguna. In tutto questo non c’è stato nessun controllo sul Consorzio Venezia nuova» ricorda il presidente della Ecomafie. Il Consorzio, lo ricordiamo, è l’ente coinvolto nella realizzazione della bonifica ma anche nelle inchieste sul Mose.
Per i marginamenti delle Macroisole di Porto Marghera, si legge nella relazione, “sinora lo Stato ha sostenuto la spesa complessiva di 781,635 milioni, con la realizzazione del 94% delle opere previste, sicché mancano circa 3-3,5 chilometri di marginamenti e di rifacimento delle sponde, da eseguire o ancora in corso di realizzazione”.
«Però, se non vengono completati i lavori con la chiusura dei varchi, è tutto inutile e inoltre è possibile ci sia anche un inquinamento in atto» continua Alessandro Bratti. “Tuttavia – prosegue la relazione – a fronte di un 5/6% di opere ancora da eseguire, per il completamento dei marginamenti lagunari, occorre la complessiva somma di circa 250 milioni, pari a oltre il 30% di quella sinora sostenuta dallo Stato, per realizzare il 95% delle opere ad oggi eseguite”. «Alla luce di tutto ciò abbiamo deciso di presentare la relazione per denunciare una situazione che riteniamo ambientalmente molto preoccupante. – spiega il presidente della Ecomafie – Rispetto alle opere di barrieramento attorno alle ‘macroisole’ il problema grave è che se non vengono realizzati quei 3,5 chilometri che costituiscono di fatto delle aperture da 20 a 80 metri lungo tutto il barrieramento l’inquinamento continuerà e si vanificherà il lavoro svolto finora».

Anche per la senatrice Laura Puppato, capogruppo del Pd nella commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, eletta in Veneto non ci sono parole dolci per la questione:«Un disastro per la laguna, per Venezia, per la nostra Regione, per l’Italia».

«Il Magistrato delle acque – continua Laura Puppato –  ha affidato, in forza di una Convenzione, in concessione esclusiva e senza gara al Consorzio Venezia Nuova la progettazione, la sperimentazione e l’esecuzione di tutte le opere finalizzate al riequilibrio idrogeologico della Laguna, all’arresto e all’inversione del degrado del bacino, all’eliminazione delle cause dell’inquinamento, all’attenuazione dei livelli delle maree, alla difesa del centro storico attraverso il Mose. La sola bonifica, costata finora più di 780 milioni di euro, di fatto non c’è stata. La percentuale del 94% dei lavori eseguiti ha illuso molti e noi stessi abbiamo pensato fosse comunque fatto un lavoro utile a stoppare gli inquinanti, ma abbiamo amaramente scoperto che invece quel lavoro vale zero. Nel complesso una vicenda tragica per i suoi effetti: lo Stato dovrà pagare molto per terminare la bonifica, ma intanto tutti gli inquinanti principali provenienti dall’industria (arsenico, cromo, mercurio, nichel), oltre a rappresentare un pericolo per la salute,  hanno continuato il loro processo di erosione ai danni di Venezia».



Redazione

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