Il Brasile sceglie di trivellare un’area di Amazzonia grande come Lombardia e Piemonte

Secondo il WWF, il via libera alle trivellazioni dato dal Presidente del Brasile Michel Temer, è il più grande attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni. Ma Temer rassicura: “L’apertura ai privati porterà un’enorme ricchezza per il Paese”.

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Gran parte della foresta Amazzonica sta sotto la giurisdizione del Brasile. Tecnicamente è un suo possedimento, anche se certi patrimoni dovrebbero essere un bene comune, mondiale.
Sicuramente lo dovrebbe essere l’Amazzonia, più protetta dai popoli indigeni che dal governo di Michel Temer. Lo stesso Temer, presidente dal 2016, che ha da poco abolito la National Reserve of copper and associates, dando via libera a un piano di trivellazioni in una porzione di terreno che si estende per 50mila chilometri quadrati, ovvero quanto la Lombardia e il Piemonte messi insieme. L’idea di Temer è quella di attirare nuovi investimenti e creare posti di lavoro. Per farlo ha deciso di mettere in piedi quello che il Wwf considera il più grande attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni.

“Il tasso di deforestazione è cresciuto del 29% 
e non si “deforestava” così tanto dal 2008″

Si tratta di una devastazione ancora peggiore della costruzione dell’autostrada transamazzonica costruita durante gli anni della dittatura, secondo il senatore d’opposizione Randolfe Rodrigues. Inoltre per il Wwf, la principale area di interesse per l’estrazione di rame e di oro si trova proprio in una delle aree protette popolata da diverse comunità indigene di varie etnie e che vivono in isolamento. Una corsa all’oro proprio in quella regione causerà danni irreversibili a queste culture.

Secondo i dati dell’Inpe, l’Istituto di ricerca sull’ambiente brasiliano, tra il 2015 e il 2016 sono andati persi 8000 chilometri quadri di foresta, cinque volte la grandezza di Londra in soli dodici mesi. Il tasso di deforestazione è cresciuto del 29% e non si “deforestava” così tanto dal 2008. Eppure Temer – su cui pende un’accusa di corruzione in un’inchiesta che ha già portato in carcere diversi esponenti del mondo politico e del settore petrolifero – assicura che le trivelle saranno autorizzate soltanto in un’area pari al 30% dell’ormai ex riserva naturale, fondata nel 1984 per consentire le estrazioni minerarie solo alle compagnie di Stato. Il presidente ha promesso che l’apertura ai privati a distanza di 33 anni porterà un’enorme ricchezza per il Paese. Anche se non specifica di quale tipo di ricchezza il Brasile si dovrà accontentare, quando dovrà rispondere degli effetti di una catastrofe annunciata.




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