Bratti: al via l’indagine della Commissione bicamerale sui roghi nei centri smaltimento rifiuti

Siamo in piena “guerra”: gli oltre 250 roghi che in tre anni hanno colpito gli impianti di smaltimento e trattamento dei rifiuti disegnano una strategia  criminale. Non si tratta più solo di una ricostruzione giornalistica (e lo abbiamo denunciato in un’inchiesta ) ma di un’indagine vera e propria messa in campo dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti del Parlamento.

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Ad annunciarlo è stato il presidente, Alessandro Bratti, Pd: “A oggi i nostri uffici hanno terminato di acquisire i dati relativi agli incendi che hanno interessato l’intervento delle Arpa, dal 2014 ad oggi. I numeri indicano circa 250 incendi in tre anni. Questi incendi interessano impianti di smaltimento e di trattamento di rifiuti e sono di diversa gravità dal punto di vista dell’impatto ambientale. Lombardia, Veneto, Toscana, Puglia e Campania sono numericamente quelle regioni che presentano più incendi ma questo dato estremamente parziale poco ci dice sulla pericolosità di questi fenomeni.
Abbiamo inoltre già attivato un confronto con l’Arma dei Carabinieri e il Sistema delle agenzie di protezione ambientale al fine di rendere più efficaci ed efficienti i controlli sugli impianti di smaltimento e trattamento dei rifiuti”.

5 maggio 2017 - Incendio a Pomezia

5 maggio 2017 – Incendio a Pomezia

La richiesta di un’indagine specifica era stata sollevata dal vicepresidente della Commissione, Stefano Vignaroli, M5S, ed ora c’è un filone ad hoc. L’ipotesi è che, data la natura dolosa riscontrata per la stragrande maggioranza degli incendi, ci sia una strategia in atto per boicottare lo smaltimento virtuoso dei rifiuti e favorire inceneritori, discariche e trasporto da una regione all’altra. Campi in cui, come la magistratura ha ampiamente dimostrato, i clan malavitosi traggono fonte di enorme arricchimento.

Insomma le pratiche virtuose sono sotto attacco: se vanno in fumo gli impianti di smaltimento non resta che la discarica e il trasporto fuori regione. E sprigionano sostanze tossiche altamente inquinanti e nocive. Tra l’altro negli ultimi casi gli impianti avevano fideiussioni inefficaci, prestate da finanziarie fantasma con sedi nell’Est. Oltre al danno la beffa.

Seguendo il ragionamento, può non essere un caso che la maggior parte degli incendi si siano sviluppati nelle regioni dove la differenziata colleziona percentuali più alte e dove è in crescita, come a Roma e nel Lazio.

Siamo nel campo dei ragionamenti, delle ipotesi. Adesso, però, c’è una commissione inquirente che ha i poteri della magistratura ad indagare. E ha già individuato una carenza normativa: “Questi siti non vengono considerati a rischio di incidente rilevante, dunque non richiedono particolari autorizzazioni e controlli. Quando scoppia un incendio, però, sprigionano spesso sostanze pericolose. Questa potrebbe essere dunque una modifica normativa da apportare”, ha sottolineato la senatrice Laura Puppato, Pd.



Redazione

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