Il buco nell’ozono si restringe ma la temperatura del pianeta sale: qual è la verità?

Il buco nell’ozono si restringe e si parla già di strategia vincente. Ma la temperatura del nostro Pianeta continua a salire e il trend del lungo periodo preoccupa molto, considerato dagli esperti un problema cronico per la società per i prossimi cento anni. Ma qual è il reale stato di salute del Pianeta Terra?

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Oggi abbiamo deciso di mettere a confronto due notizie, entrambe divulgate da enti autorevoli e dimostrate su base scientifica, per poi lasciare ai posteri l’ardua sentenza. Da un lato una rivista americana di scienze pubblica uno studio in cui afferma che la porzione di strato di ozono “recuperata” negli ultimi quindici anni è pari alla superficie degli Stati Uniti. Secondo gli ultimi dati, infatti, il buco nel “cuscino protettivo” del nostro pianeta, che si estende tra venti e quaranta chilometri di altitudine rispetto alla superficie terrestre e che assorbe la maggior parte dei raggi ultravioletti pericolosi per gli organismi viventi, risulta essere diminuito di più di quattro milioni di chilometri quadrati rispetto ai rilevamenti effettuati nel 2000. Il dato è stato confermato anche dall’ultimo rapporto quadriennale curato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. E questo grazie alle misure adottate a livello mondiale attraverso il Protocollo di Montreal del 1987 che prevedeva l’introduzione di divieti progressivi all’uso dei gas Cfc (clorofluorocarburi), fino a quel momento largamente utilizzati nei sistemi di climatizzazione, di refrigerazione, così come in numerosi processi industriali. Secondo Susan Solomon, docente di Chimica e di Scienze climatiche presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit), “l’adozione di tale trattato consentirà all’umanità di evitare due milioni di tumori della pelle all’anno di qui al 2030, nonché numerosi danni agli occhi e ai sistemi immunitari. E ci permetterà di proteggere la fauna e l’agricoltura”. Insomma, gli scienziati autori del report affermano: “Possiamo dire che, globalmente, il buco dell’ozono sembra sulla via della guarigione”.

Poi c’è la NASA che fotografa un pianeta quasi irrecuperabile se si continua su questa strada. Parliamo di surriscaldamento e temperature in continuo aumento. In un’intervista rilasciata al The Guardian, il capo dei climatologi della Nasa Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies, rivela:”Negli ultimi 30 anni ci siamo mossi in un territorio eccezionale, mai visto negli ultimi mille anni. Non c’è alcun periodo che ha il trend visto nel 20/o secolo, guardando al grafico dell’anomalia della temperatura globale negli ultimi 1.500 anni.” E questo, secondo la Nasa, è confermato anche da carotaggi di ghiaccio e analisi di sedimenti. “Luglio scorso è stato in assoluto il mese più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni strumentali della temperatura ed ha segnato il decimo mese consecutivo di aumento record per cui, secondo Schmidt, c’è “il 99% di probabilità che il 2016 stabilirà un nuovo record annuale sul termometro dopo quelli del 2014 e 2015 diventando l’anno più caldo dal 1880, cioè da quando si è iniziato a registrare le temperature”. Mai la Terra si era mai riscaldata come oggi e ciò fa pensare che sia quasi impossibile mantenere la temperatura entro i livelli indicati a Cop21 e cioè rimanere entro un limite di aumento di temperatura di 1,5-2 gradi, così come concordato nel dicembre scorso alla Conferenza mondiale dell’Onu sul clima a Parigi da 195 paesi. “Mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi richiede significativi e consistenti tagli di emissioni di CO2 o interventi coordinati di geo-ingegneria” ha spiegato Schmidt e aggiungendo che, però, “è molto difficile”. “Peraltro – continua – “non stiamo riducendo le emissioni di gas a effetto serra neanche per contenere l’aumento entro i 2 gradi”.

Insomma, la strada dell’eco-sostenibilità, della riduzione di emissioni, dell’utilizzo delle risorse rinnovabili continua a essere la strada giusta per voler bene al nostro Pianeta, ma qual è il suo reale stato di salute? Ai posteri l’ardua sentenza.



Deborah Divertito

Criminologa, ricercatrice e tifosa del Napoli. Da sempre attenta alle tematiche sociali e ambientali. Co-fondatrice della Cooperativa Sociale Sepofà, mi occupo di promozione editoriale e culturale. Il mio libro preferito? “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger


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