Caviro, 50 anni di filiera vitivinicola green

Dall’uva per il vino alla produzione di biogas con gli scarti: il ciclo aziendale integrato caratterizza da sempre il consorzio cooperativo romagnolo, che ha presentato il primo Bilancio di Sostenibilità.

 

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L’azienda
Quella di Caviro è una storia di business e sostenibilità che parte da lontano. Fin dall’anno di nascita,nel 1966, il rispetto per l’ambiente, la qualità del prodotto e la valorizzazione dei lavoratori sono stati i pilastri del Gruppo cooperativo romagnolo, che ha puntato al presidio della filiera integrata di produzione, dal vigneto al processo di imbottigliamento.

Nato come consorzio cooperativo, oggi è un colosso che lavora, imbottiglia e commercializza vini da tavola, vino Doc e Docg, confezionati in brik (il più famoso è il Tavernello), vetro e bag in box: è tra i primi tre produttori italiani, esporta in 70 Paesi, conta su 12.800 soci viticoltori in sette regioni che conferiscono l’86% delle materie prime lavorate, vanta 7 milioni di famiglie consumatrici solo in Italia e ha chiuso il 2018 con un fatturato di 330 milioni di euro.

 

Caviro e la sostenibilità
L’economia circolare da sempre è nel suo Dna. Annualmente raccoglie tonnellate di scarti di produzione, tra mosti, feccia e reflui, da cui ricava sia prodotti per altri comparti industriali sia energia con cui alimenta i propri impianti produttivi.
«Il Gruppo Caviro negli anni ha investito in varie iniziative che hanno contribuito a darne un esempio di modernità e sostenibilità. Ogni azione è il risultato di un’attività di ricerca e impegno, un lavoro di squadra che da sempre punta alla riduzione dell’impatto ambientale in ogni passaggio della filiera, senza dimenticare quelli successivi alla realizzazione del prodotto, creando una struttura esemplare di economia circolare territoriale ed extraterritoriale» ha commentato SimonPietro Felice, direttore generale di Caviro, durante la presentazione del Bilancio di Sostenibilità.

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Partendo dalla valorizzazione dei sottoprodotti della vinificazione, passando all’utilizzo dei fanghi per la generazione di biogas, al recupero delle quote multimateriale residuo di una spinta raccolta differenziata, ai progetti di logistica collaborativa, fino alla riduzione della water footprint e della certificazione sulla responsabilità sociale (SA8000). Una gestione sostenibile in ogni fase della produzione che concretizza un modello di economia circolare e che rispecchia la ratio dell’Agenda 2030 Onu sugli Obiettivi futuri per raggiungere la Sostenibilità del Pianeta.

Produrre nel rispetto dell’ambiente, trasformare gli scarti e inviare in discarica una quantità minima di rifiuti è la filosofia green del consorzio cooperativo romagnolo, che negli ultimi 10 anni ha destinato 100 milioni di euro in progetti che generano valore a partire dagli scarti e, grazie alla controllate Caviro Extra ed Enomondo, ha raggiunto posizioni di leadership anche nel settore del recupero e valorizzazione di migliaia di tonnellate di scarti di aziende agroalimentari.

Caviro Extra trasforma i residui delle filiere agroalimentari in acido tartarico naturale, alcol etilico di origine agricola ed estrae sostanze molto richieste dall’industria alimentare e parafarmaceutica (i vinaccioli) e alimentare (l’enocianina, un colorante naturale). Ciò che rimane, insieme ai reflui conferiti dalle aziende agro alimentari italiane, è trasferito nel proprio impianto di digestione anaerobica per produrre biogas, che ulteriormente raffinato diventa biometano, privo degli idrocarburi di origine fossile, che viene immesso nella rete di trasporto nazionale Snam e destinato alle stazioni di servizio dei veicoli a metano, con una capacità produttiva in grado di rifornire 18mila vetture in un anno.

L'economia circolare vista da Caviro

L’economia circolare vista da Caviro

Enomodo, società gestita in compartecipazione con il gruppo Hera, produce energia elettrica rinnovabile dagli scarti di lavorazione dell’uva e dalle potature del territorio arrivando a coprire il 100% del fabbisogno energetico degli stabilimenti di Caviro. Ogni anno trattano migliaia di tonnellate di scarti provenienti sia dalle aziende agricole alimentari sia dalla raccolta differenziata dei contesti urbani e industriali garantendone un recupero quasi totale. L’utilizzo di combustibili rinnovabili consente un risparmio annuo di emissioni climalteranti di circa 69mila tonnellate di CO2.
L’energia termica ed elettrica prodotta da Enomondo insieme all’energia elettrica prodotta dagli impianti di Caviro Extra, rende autosufficienti gli stabilimenti del Gruppo, mentre quella in eccedenza viene immessa in rete nazionale.

Oltre ad aver implementato un modello che prevedere la valorizzazione di scarti e materiale con una quota di recupero pari al 99%, il Gruppo Caviro ha posto attenzione sulla riduzione dell’impatto ambientale dovuto al trasporto su gomma. Lo scorso anno è stato avviato il primo progetto in Italia di Orchestration (logistica collaborativa), in partnership con Chep, leader mondiale nei servizi di pooling di pallet e contenitori, per ottimizzare i flussi di trasporto grazie all’abolizione dei viaggi di ritorno a vuoto.

Infine, ma non per ordine di importanza, per limitare l’impatto ambientale dei rifiuti prodotti a seguito delle attività svolte, viene incoraggiata la raccolta differenziata e il recupero delle quote multimateriale e sono stati implementati impianti a ultrafiltrazione e osmosi inversa, che insieme a misure gestionali ad hoc, hanno permesso di raggiungere oltre il 30% di acque recuperate, anche se si punta a ulteriori miglioramenti nel prossimo futuro.

Un futuro che per Caviro ha il sapore del vino di qualità e ha il colore della sostenibilità.



Redazione

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