Clima, una risposta dai semi. Ibernati

joshua-treeSono stati ibernati per poi resuscitare tra 60 anni. Si tratta di cinque milioni di semi di 60 specie di piante diverse, conservati a -18 gradi in una cassaforte blindata a Fort Collins in Colorado, negli Stati Uniti, conservati e archiviati da un team di scienziati di Project Baseline: nei prossimi 50 anni, i semi ibernati avranno nuova vita, verranno riattivati progressivamente, nell’ambito di un esperimento su piante, evoluzione e cambiamenti climatici. Praticamente, una macchina del tempo capace di arrestare per 50 anni l’evoluzione di una pianta permetterà di capire quanto siano irreversibili i cambiamenti che imponiamo alla flora.

Project Baseline è una piattaforma che riunisce, mette in contatto e sostiene scienziati di tutto il mondo che investono in ricerche sulla qualità dell’acqua e dell’ambiente: un progetto di più ampio respiro, studiato per capire quanto pervasivi e irreversibili siano gli effetti del global warming sull’evoluzione della flora. La raccolta dei semi delle 60 specie diverse è durata molto tempo ed è stata molto accurata: negli ultimi 4 anni un team di biologi ha girato per 250 località Usa a caccia di campioni di semi, variegati per tipologia (si va dal ravanello comune, Raphanus sativus, alla Yucca brevifolia o Joshua Tree) e habitat di provenienza.

Ora che la collezione è completa, è ospitata in una banca dei semi del Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti. Poiché al momento è molto complicato distinguere quali cambiamenti nella crescita e nel comportamento delle piante siano “scritti nell’evoluzione” e quali siano invece frutto della temporanea capacità delle piante di adattarsi all’ambiente in cui si trovano (plasticità), ibernare i semi e scongelarli a distanza di sessant’anni, i semi saranno fatti crescere fianco a fianco di semi di piante lasciate evolvere in natura. A quel punto, qualunque differenza dovesse emergere, sarà senz’altro frutto dell’evoluzione (cioè dovuta alla selezione dell’uomo e ai cambiamenti climatici di origine antropica).



Stefania Divertito

Stefania Divertito, è giornalista d’inchiesta, specializzata in tematiche ambientali. Numerose le sue inchieste anche su argomenti delicati. Per citarne alcune: Uranio, il nemico invisibile; Amianto, storia di un serial killer; Toghe verdi, storie di avvocati e battaglie civili. Il suo ultimo lavoro è anche la sua sfida: un romanzo thriller con sullo sfondo il tema dello smaltimento illegale di amianto. Ha vinto il Premio Pasolini nel 2013 ed è stata cronista dell’anno nel 2004.


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