Contribuisci per le emissioni? I soldi li intasca Ryanair

Otto milioni di euro. Tanto ha guadagnato Ryanair nel 2012 dall’introduzione della tassa ETS sulle emissioni di anidride carbonica nei cieli europei. La compagnia low cost irlandese, infatti, aveva deciso di far pagare 0,25€ su ciascun biglietto per coprire gli oneri che le sarebbero derivati dal balzello: ma con 65,8 milioni di passeggeri trasportati nel 2012, si è trovata, alla fine, con un utile extra.
A fare il calcolo è stata la società inglese Sandbag che, nel rapporto sull’Aviazione e l’Ets Europea, ha tracciato un bilancio del primo anno di applicazione del sistema Ets al settore aereo. Ryanair aveva stimato che la nuova tassa avrebbe gravato sul suo bilancio per 15-20 milioni di euro e per questo, aveva fissato un sovrapprezzo di 25 centesimi di euro su ogni biglietto, decisione accompagnata da un durissimo comunicato di protesta del suo Ceo Stephen McNamara. A bilancio 2012 chiuso, Sandbag ha fatto le pulci alla compagnia irlandese: secondo i calcoli, in quell’anno avrebbe dovuto pagare per l’inquinamento prodotto nei cieli europei 8.470,317 milioni di euro, cifra ottenuta sottraendo i “crediti” a sua disposizione. Il che significa che avrebbe potuto far pagare quasi la metà di quei 25 cent, ovvero 13 centesimi, e rientrare comunque delle spese. Invece, trasportando 65,8 milioni di passeggeri, a 0,25 cent l’uno, ha realizzato un introito di 16,5 milioni di euro, che corrisponde alla sua prima previsione, ma non a quanto ha sborsato davvero. Trovandosi con un profitto netto extra di 7.979,683 euro. La compagnia, contattata a tal proposito, non ha rilasciato alcun commento: l’unico rimane quello del report che accompagna il bilancio 2012, dove viene specificato che ogni introito extra sarà usato per coprire future tasse.
L’Emission trading system, nato sulla scorta del protocollo di Kyoto, si applica alle industrie di tutta l’Unione già dal 2005, per tentare di limitare le emissioni di gas serra; dal 2012 era stato esteso anche alle compagnie aeree. Il meccanismo con cui funziona è semplice: c’è un limite massimo d’inquinamento consentito, oltre il quale si paga. Se si inquina meno, si possono conservare le “quote carbonio” per il futuro, che sono pure rivendibili sul “mercato” ad altre aziende che inquinano di più.
Un tot di quote sono già assegnate in partenza. L’introduzione dell’Ets al trasporto aereo aveva ovviamente mandato su tutte le furie le compagnie, soprattutto quelle intercontinentali, tanto che a novembre dello stesso 2012 è stato deciso il congelamento per un anno dell’applicazione forzata del mercato europeo delle emissioni di CO2 alle sigle extraeuropee per i voli in arrivo e in partenza dall’Ue. Congelamento confermato lo scorso ottobre all’assemblea dell’Icao, l’organizzazione internazionale dell’aviazione civile. A fine 2013, però, la Commissione Europea ha presentato una proposta di modifica del regolamento ETS che prevede l’applicazione delle prescrizioni – e quindi della tassazione – solo ai voli intra-europei: la speranza è che venga approvata entro marzo, prima delle elezioni.  “Il settore aereo, soprattutto per quello che riguarda i voli internazionali, rappresenta una quota elevata di emissioni di CO2, pari a quella di uno stato industrializzato”, ricorda però Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf. “È chiaro che, come accade ogni volta che si cerca di imporre una regolamentazione a settori che pensano che l’inquinamento sia libero, ci sia una forte resistenza”, osserva sottolineando la necessità di superarla “nelle sedi opportune, a livello internazionale”. Il ritardo è evidente, così come i pericoli che ne derivano: “Se non c’è uno stimolo fortissimo, e la regolamentazione Ue potrebbe rappresentarlo, le cose potrebbero andare avanti per inerzia: è improbabile che il settore si regolamenti da solo in modo sufficiente. Ma l’inquinamento e conseguenze inquinamento hanno effetti devastanti e vanno considerati alla pari della sicurezza dei lavoratori”.

di ANTONELLA SCUTIERO
Fonte: www.lastampa.it



Redazione

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