Earthing, grounding o barefooting?

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Va di moda camminare a piedi nudi. Io lo faccio da sempre, quando ero piccola per sentire il contatto con la terra, libera, ora (anche) per evitare di portarmi in casa batteri o tracce di strade malconce o poco pulite. Ho spesso provato l’incredibile sensazione di camminare a piedi scalzi su un prato o sulla tiepida sabbia in riva al mare: aiuta a scaricare la tensione, a sentirsi in contatto con l’essenza della vita. Jane Fonda camminava “a piedi nudi nel parco” (abbiamo anche recentemente ricordato il suo film vedi), convinta e atletica salutista da sempre. Era un gesto di libertà e leggerezza, atipico ma liberatorio. Oggi, scienziati e medici sostengono l’esercito di passeggiatori che hanno compreso i benefici per la salute di tale piacevole pratica. Che scoperta, direbbe qualcuno. Chi non ama passeggiare sulla chiara spiaggia morbida o sull’erba fresca di un prato o di un bosco, bagnata dalla leggera rugiada? La pratica del “grounding”, ossia del radicamento a terra attraverso i piedi, è ben conosciuta nello yoga e in altre discipline orientali come il T’ai chi ch’uan e il Qi Gong ma alcun scienziati statunitensi, oggi, hanno portato la pratica a un altro livello. Lo scambio diretto tra la nostra pelle e gli elettroni che si accumulano sulla superficie della terra neutralizza, pare, le molecole instabili nel nostro organismo, all’origine di molti danni fisici. Si tratta dei cosiddetti radicali liberi, il prodotto naturale ma tossico di alcuni processi metabolici del corpo umano. Un eccesso di queste molecole cariche positivamente è la causa di una serie di reazioni che provocano distruzione cellulare e invecchiamento, possono indebolire il sistema immunitario e peggiorare le infiammazioni nel corpo. Fino ad ora ci siamo difesi contro l’attacco dei radicali liberi soprattutto attraverso il cibo, mangiando verdure fresche e frutta di stagione. Ma la scienza dimostra oggi che esiste un altro sistema molto efficace e non dispendioso: basterebbe, infatti, camminare per 30 minuti al giorno a piedi nudi per neutralizzare la carica positiva dei radicali liberi, tornare in sintonia con la componente energetica terrestre e in sostanza ricaricare il nostro sistema immunitario. Si può anche dormire sul suolo. Parliamo dell’“earthing”, una vera carica che arriva dalla nostra Madre terra. Uno studio dell’Università della California Irvine dimostra, inoltre, che praticarlo migliora la fluidità del sangue diminuendo così i rischi cardiovascolari come infarto e ictus, i disturbi del sonno, dei dolori muscolari e articolari, dell’asma. Si tratta di una connessione con la natura, persa negli ultimi decenni, e che ora si vuole recuperare, si vuole evitare ogni strumento d’isolamento dalla crosta terrestre. Per ritrovare piena armonia, energia, equilibrio, naturalezza, empatia e, perché no, libertà, leggerezza e spensieratezza. Se, invece, parliamo di camminare semplicemente a piedi scalzi (senza quindi riferimento specifico al lato scientifico della connessione con la terra, di cui sopra), qualcuno lo definisce “Barefooting”, un’idea che nasce, qualche anno fa, in Nuova Zelanda per arrivare negli Stati Uniti e in Italia, dove le persone che lo praticano sono note anche come “gimnopodisti” o “nati scalzi”. Si tratta di una vera filosofia di vita che attira le persone che amano vivere, camminare o correre a piedi nudi, riappropriandosi degli spazi naturali e delle sensazioni che può trasmettere al corpo il contatto diretto con il terreno. Anche un adagio tradizionale dei nativi americani recitava “i piedi sani possono ascoltare il vero cuore di Madre Terra”, una terra che è sacra ed energetica, aggiungerei. I piedi nudi percepiscono meglio il mondo, questo resta importante. L’obiettivo è, quindi, quello di riconnettere l’intera popolazione mondiale al pianeta. Perché è un piacere e un piacere che fa bene.

earthing-a-piedi-nudi-libro_49535Da leggere C.Ober, S.Sinatra, M.Zucker, Earthing a piedi nudi. Curarsi con l’energia della terra. La più importante scoperta di tutti i tempi sulla salute?, Macro Edizioni, 2012, 364 p.



Simonetta Sandri

La volontà di condividere con i lettori la bellezza dell’universo resta per me la vera ragione della ricerca delle parole più adeguate per descrivere una meraviglia spesso indescrivibile. Perché, come il Principe Miškin ne L’idiota di Fedor Dostoevskij, anche io penso che la bellezza salverà il mondo.


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