Emilia Romagna: il referendum contro le trivelle non è necessario

MappaSulla lunga e tortuosa strada del referendum abrogativo avanzata dall’Assessore della Regione Abruzzo, Mario Mazzocca, per bloccare la deriva petrolifera c’è l’ostacolo … dell’Emilia Romagna.
La regione più trivellata d’Italia pare infatti non temere il ‘Decreto sviluppo’ del Governo che riguarda la ricerca di idrocarburi in mare. Proprio l’Emilia Romagna che ha al suo attivo 1.716 pozzi su terra (sui 5.478 in Italia – seconda la Lombardia con 694,  terza la Sicilia con 664 pozzi) e 1.034 in Adriatico e che ha da decenni la maggior parte delle cento piattaforme petrolifere davanti alle spiagge a maggiore concentrazione turistica e davanti all’imponente flotta peschereccia (Jacopo Giliberto, Il Sole24Ore).
Secondo l’Assessore regionale alla Difesa del suolo e della costa emiliana, Paola Gazzolo: «si verrebbero a perdere importanti livelli di tutela e al contempo non si raggiungerebbe l’obiettivo di fermare lo sfruttamento».
Dunque se pure l’abrogazione passasse le trivellazioni andrebbero avanti ma si abbasserà la soglia di sicurezza e tutela ambientale.
Gazzolo ha specificato anche come la Regione Emilia-Romagna nei pareri espressi sulla compatibilità ambientale delle attività di ricerca e coltivazione idrocarburi a mare «ha sempre formulato il proprio giudizio sulla base dei reali impatti attesi a seguito degli interventi proposti».
Un sostegno molto forte arriva invece dalla Puglia e dal neo presidente Michele Emiliano: «abbiamo intenzione di sostenere il referendum che abroga lo Sblocca Italia, abbiamo intenzione di sostenere tutte le regioni che si opporranno ai decreti autorizzativi delle trivelle e sono venuto qui a dirvelo senza se e senza ma», ha detto il governatore al corteo organizzato ieri a Policoro (Matera) per esprimere contrarietà alla possibilità, prevista in atti del Governo, di trivellare il Mare Adriatico e Jonio alla ricerca di petrolio.
«Anche la Calabria accoglie con favore l’iniziativa referendaria ed è pronta a portarla avanti nei territori della propria regione» così si esprime il co-portavoce regionale dei Verdi Calabria Elisa Romano .
L’impegno del coordinamento No TRiv continua, in modo sempre più forte e  decisivo perché, è bene ricordare ancora una volta, i tempi sono stretti: la richiesta referendaria deve essere depositata entro il 30 settembre in modo da poter andare al voto nella primavera del 2016. Dovesse la cosa attardarsi e slittare non ci sarebbero più i tempi per fermare quelle autorizzazioni già in itinere e i progetti esplorativi e di estrazione che sono stati accelerati dal famigerato “Sblocca Italia”.



Redazione

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